Elio Germano a UltraPop Festival: "Il cinema che cerco è quello che ci racconta da vicino"

Elio Germano, ospite di UltraPop Festival, non teme le sfide più ardue in fatto di personaggi e ci offre la sua visione dell'arte e della sua utilità per raccontare il quotidiano.

Elio Germano, primo ospite cinematografico dell'UltraPop Festival, ci rivela che il cinema che lo soddisfa maggiormente è quello che ha la capacità di raccontare il quotidiano.

Volevo Nascondermi 9
Volevo Nascondermi: una scena del film

Mezz'ora di fuoco nel panel che ha visto protagonista Elio Germano. L'attore romano, militante e impegnato politicamente, crede nel valore utilitaristico dell'arte e anche se da spettatore ammette di guardare di tutto, fantascienza compresa, sceglie i ruoli in base alla natura delle produzioni:

"Il cinema è importante quando ci riflette perché parla di noi, non serve solo a intrattenerci, ma a metterci in discussione. Mi piace utilizzare le forme d'arte a disposizione per entrare in quella sfera di protezione e comodità di cui ognuno si circonda. Mi dà più soddisfazione fare qualcosa che sia utile piuttosto che vendere un progetto accattivante ma vuoto. Appartengono a questa categoria i miei due ultimi film, Volevo nascondermi e Favolacce, ma anche il mio spettacolo teatrale in VR".

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Qui trovate la recensione a Volevo nascondermi, opera biografica di Giorgio Diritti che vede Germano trasmutato nel pittore Antonio Ligabue. Sfida proibitiva? Non proprio, nell'ottica del metodo attoriale di Elio Germano:

"Cerco sempre l'autenticità. Credo nell'artista che si lascia coinvolgere, che si perde in ciò che racconta. Quello che progetta cosa fare in modo razionale e poi lo riproduce alla perfezione non mi emoziona. Io ho necessità di perdermi".

Ecco che i ruoli che stimolano maggiormente l'attore romano sono quelli - almeno sulla carta - più impegnativi. Ma non per lui.

"Non penso in termini di difficoltà, mi salvo perché accetto ogni parte del mio lavoro" ci confessa Elio. "preferisco parlare di livello di complessità. uno degli ostacoli del ruolo di Ligabue è la lingua da lui parlata, questo misto di dialetto svizzero-tedesco unito al dialetto emiliano che non si usa più. per fortuna io e il regista ci siamo trovati subito in sintonia. Questo tipo di sforzi interpretativi sono quelli che mi danno più soddisfazione".