Tom Hanks ha definito Chernobyl la migliore serie che abbia mai visto. A sei anni dall'uscita, la miniserie HBO continua a rappresentare un modello di televisione adulta, rigorosa e ambiziosa, capace di unire racconto storico, tensione morale e qualità produttiva.
Chernobyl secondo Tom Hanks
In un'intervista rilasciata a The New Indian Express, Tom Hanks non ha avuto esitazioni nel citare Chernobyl come uno dei prodotti televisivi più impressionanti mai visti. "Una delle cose più grandi che ho guardato negli ultimi anni è stata la miniserie HBO in cinque parti, Chernobyl. È stata fantastica", ha dichiarato l'attore, sottolineando come il formato breve e la distribuzione streaming fossero perfetti per una storia di tale portata.
Il giudizio di Hanks arriva in un contesto preciso: una televisione che ha progressivamente abbandonato le stagioni-fiume da oltre venti episodi per abbracciare narrazioni più compatte, costose e curate. Chernobyl è figlia di questa trasformazione. Cinque episodi, nessun riempitivo, una tensione costante che non nasce dall'azione spettacolare ma dalla consapevolezza dell'irreversibilità degli eventi.
La serie racconta il disastro nucleare del 1986 non tanto nel momento dell'esplosione, quanto nelle sue conseguenze immediate e morali. Al centro ci sono scienziati, funzionari e cittadini schiacciati da un sistema che privilegia l'autoconservazione politica alla verità. Interpretata da Jared Harris nei panni di Valery Legasov e Stellan Skarsgård in quelli di Boris Shcherbina, la serie sceglie un realismo spietato, capace di rendere tangibile il peso invisibile delle radiazioni e delle menzogne istituzionali.
Non sorprende che Hanks, attore e produttore da sempre attratto dai grandi racconti storici, abbia riconosciuto in Chernobyl una forma di narrazione affine a lavori come Band of Brothers o The Pacific: opere che non semplificano il passato, ma lo interrogano.
Un successo critico e culturale che ha ridefinito la miniserie
Il plauso di Tom Hanks non è un'eccezione. Chernobyl ha ottenuto un consenso quasi unanime da parte di critica e pubblico, con percentuali altissime sui principali aggregatori e una media di gradimento raramente raggiunta da prodotti di questo tipo. Ma più dei numeri, conta l'impatto culturale.
Creata da Craig Mazin, oggi noto anche per The Last of Us, la serie ha dimostrato che un racconto storico può essere insieme didattico, teso e profondamente disturbante. Non indulge mai nel sensazionalismo, ma costruisce il proprio orrore attraverso dettagli scientifici, silenzi, decisioni sbagliate. La tragedia diventa sistemica, non accidentale.
Anche sul fronte dei premi, Chernobyl ha lasciato il segno: riconoscimenti ai BAFTA, ai Golden Globe e persino ai Grammy per la colonna sonora, confermando una qualità diffusa che coinvolge scrittura, regia, fotografia e suono. Ogni elemento lavora in funzione di un unico obiettivo: rendere lo spettatore partecipe di un disastro che non è solo nucleare, ma umano e politico.
A distanza di sei anni, Chernobyl resta un riferimento inevitabile quando si parla di televisione d'autore. Non perché sia "piacevole" da guardare, ma perché dimostra cosa può diventare la TV quando rinuncia a rassicurare e sceglie di colpire nel segno. Che Tom Hanks la consideri la migliore serie mai vista dice molto di lui, ma ancora di più dice tutto di Chernobyl.