Sharon Stone, dal pipistrello portato a scuola all’ictus: "Non ho mai avuto paura del lato oscuro"

A 68 anni Sharon Stone ripercorre 46 anni a Hollywood: dall'infanzia anticonvenzionale in Pennsylvania ai ruoli di donne considerate pericolose, fino all'ictus che nel 2001 le fece perdere anni di vita e carriera.

Un ritratto di Sharon Stone

Sharon Stone non è mai stata particolarmente interessata a sembrare normale. Da bambina portava a scuola un pipistrello vivo per il show-and-tell, inseguiva gli altri bambini con i serpenti e, invece di giocare alla sposa, passava il tempo a stare con i cavalli e a esplorare. "Non direi che ero dark", racconta oggi a Variety. "Sono sempre stata piena". Una definizione che sembra contenere molto della donna e dell'attrice che sarebbe diventata.

Il pipistrello, i serpenti e la paura degli altri

Sharon Stoneracconta di essere sempre stata affascinata tanto dall'oscurità quanto dalla luce. Non ne aveva paura. Il problema, semmai, era che a spaventarsi erano gli altri.

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Sharon Stone in una scena

È un ricordo che assume un significato particolare guardando alla sua carriera. Perché quella bambina che non comprendeva perché gli altri avessero paura sarebbe diventata una delle attrici più associate, nell'immaginario cinematografico, a personaggi capaci di inquietare il pubblico.

A vent'anni arrivò il primo incontro con il cinema: un provino per essere comparsa in Stardust Memories di Woody Allen. Si presentò sui pattini, con il grande portfolio da modella sotto il braccio. Quando un'attrice con un ruolo più importante abbandonò il progetto, Allen scelse lei.

L'ictus e sette anni per tornare alla vita

Il ruolo che avrebbe cambiato tutto arrivò nel 1992 con Basic Instinct. Catherine Tramell trasformò Stone in una superstar e la rese inseparabile da un'immagine di sensualità, ambiguità e pericolo.

Sharone Stone Torino Film Festival Stella Miole
Sharon Stone oggi

A distanza di oltre trent'anni, però, l'attrice guarda con ironia a quell'etichetta. "Il mio territorio non erano i maniaci sessuali", dice, ricordando che avrebbe potuto essere associata anche alla commedia, come in Irreconcilable Differences.

Il problema, spiega, è che Hollywood ha spesso avuto difficoltà a separare l'attrice dai personaggi che interpretava. Dopo Basic Instinct, racconta, i giornalisti arrivavano alle interviste dopo aver visto il film e sembravano intimoriti. Ancora oggi Stone sostiene che alcune persone abbiano paura di lei. Ma la donna che descrive è molto diversa da Catherine Tramell: fragile, timida, riservata, empatica e persino insicura nei rapporti con gli sconosciuti.

La parte più drammatica della sua storia arriva quasi dieci anni dopo il film che l'aveva resa famosa. Nel 2001 Stone ebbe una rottura dell'arteria vertebrale, un'emorragia cerebrale durata nove giorni e un ictus.

Per recuperare impiegò sette anni. Nel frattempo perse la custodia del figlio Roan e, soprattutto, il posto che aveva conquistato nell'industria cinematografica. "Ho perso il mio posto nel business", racconta. "E ho dovuto ricominciare dal basso".

È forse questa la parte meno raccontata della parabola di Sharon Stone: dopo essere stata una delle donne più riconoscibili di Hollywood, si è ritrovata a dover ricostruire una carriera che sembrava già consolidata. Ha continuato a lavorare al cinema e in televisione, arrivando anche a Euphoria, dove interpreta una dirigente hollywoodiana.

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Oggi Sharon StoneSharon Stone rivendica anche il diritto di decidere come essere rappresentata. Negli anni Ottanta inserì nei propri contratti una clausola per conservare i costumi di scena, dopo aver scoperto che la sua biancheria veniva venduta dagli studi.

Un episodio apparentemente marginale che per lei diventò una questione di dignità professionale. "Le donne non venivano pagate nell'industria", ricorda.

A 68 anni, Sharon Stone sembra così tornare al punto da cui era partita: quella bambina che non capiva perché gli altri avessero paura del pipistrello, dei serpenti o di ciò che consideravano oscuro. La differenza è che oggi conosce perfettamente il prezzo pagato da una donna che, per tutta la carriera, ha continuato a rifiutare di avere paura.

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