Send Help, Rachel McAdams commenta: "Nella natura selvaggia durerei un'ora, ma so fare i punti di sutura"

Rachel McAdams, nel suo nuovo film Send Help, si ritrova faccia a faccia con la natura, mettendo alla prova paure, istinto e una sorprendente competenza imparata sul set Marvel.

Una scena di Send Help

In occasione dell'uscita di Send Help, Rachel McAdams racconta il suo rapporto ironico con il survivalismo, ammettendo che nella natura selvaggia durerebbe poco. Ma tra adattabilità, spirito d'avventura e un'abilità imparata sul set di Doctor Strange, non è del tutto indifesa.

Tra sogni di sopravvivenza e autoironia: McAdams senza filtri

Rachel McAdams non si prende troppo sul serio quando parla di wilderness. Anzi, smonta subito ogni mito. "Ho sempre avuto fantasie di essere una survivalista. Fin da bambina mi chiedevo: "E se mi lasciassero nei boschi e non trovassi la strada di casa, come farei a sopravvivere?"", racconta a PEOPLE. Poi arriva la stoccata che ridimensiona tutto: "Ma, in realtà, durerei un'ora". Un'ammissione disarmante, che dice molto del suo approccio lucido e ironico anche ai ruoli più duri.

Send Help Rachel Macadams Primo Piano
Send Help: Rachel McAdams in un primo piano

Eppure, qualcosa resiste. L'attrice - oggi 47enne, madre di due figli e appena celebrata con una stella sulla Walk of Fame - riconosce di avere una qualità che potrebbe tornare utile: l'adattabilità. "Penso di essere piuttosto flessibile. La vita dell'attore ti rende resistente: posso fare una valigia in venti minuti, partire per un posto dove non sono mai stata e cavarmela. Mi piace davvero l'avventura". Non è la sicurezza dell'esperta, ma è la tempra di chi non si paralizza davanti all'imprevisto.

Questa consapevolezza entra in dialogo diretto con Send Help, il thriller psicologico diretto da Sam Raimi che la vede protagonista nei panni di Linda Liddle: una dipendente sottovalutata che, dopo un incidente aereo, si ritrova bloccata su un'isola deserta insieme al suo capo, interpretato da Dylan O'Brien. "È una donna che non ha mai avuto la possibilità di dimostrare quanto vale", spiega McAdams. E l'isola diventa il luogo in cui quell'occasione arriva, senza chiedere permesso.

Il set come palestra emotiva (e medica): da Raimi a Doctor Strange

Send Help rappresenta anche un ritorno significativo dietro la macchina da presa di Raimi, dopo Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Ma qui il rapporto cambia. "Con Doctor Strange ho avuto solo un assaggio di Sam, perché ero un personaggio più di supporto. Questa volta volevo immergermi davvero in una sfida così grande, in un ruolo così "succoso"", confessa l'attrice. Un passaggio che segna un'evoluzione: dal blockbuster corale a una storia claustrofobica, dove il corpo e la mente sono messi alla prova.

Send Help Poster
La locandina di Send Help

I numeri parlano chiaro: il film arriva in sala con un 90% su Rotten Tomatoes, confermando un momento particolarmente fertile per McAdams, che dal doppio colpo del 2004 (Mean Girls e The Notebook) non ha mai smesso di alternare protagonismi e "ruoli di contorno deliziosi", come li definisce lei stessa. Una carriera attraversata da generi diversi, culminata anche con una nomination all'Oscar per Spotlight.

Sam Raimi, dopo la Marvel, realizza "Send Help", il suo primo film dopo 26 anni vietato ai minori Sam Raimi, dopo la Marvel, realizza 'Send Help', il suo primo film dopo 26 anni vietato ai minori

E se la realtà dovesse improvvisamente imitare la finzione? Qui arriva il dettaglio più curioso. Tra le competenze che McAdams porta con sé c'è un'abilità concreta, appresa proprio sul set Marvel. "Ho imparato a fare i punti di sutura", racconta. "È diventato come lavorare a maglia". Non esattamente l'equipaggiamento classico del survivalista, ma abbastanza per fare la differenza in una situazione estrema.

Così, mentre Rachel McAdams continua a ridimensionare con ironia ogni eroismo, il cinema le ha comunque regalato qualcosa di molto reale: la capacità di cavarsela, almeno un po'.