Niente selfie, niente grandi eventi e sempre meno tappeti rossi: Sean Penn racconta il rapporto complicato con la fama, svela perché ha saltato gli Oscar e confessa che oggi preferisce l'Ucraina alle cerimonie hollywoodiane.
Il peso della folla e la fuga dagli Oscar
Chi immagina una star innamorata dei riflettori rimarrà probabilmente sorpreso dalle parole di Sean Penn. Durante un incontro al Tribeca Festival, l'attore ha ammesso che le grandi occasioni mondane gli provocano un disagio sempre più difficile da ignorare.
La questione, ha precisato, va ben oltre gli Academy Awards. Il problema nasce ogni volta che si trova immerso in un contesto affollato, circondato da decine o centinaia di persone. Una situazione che, con il passare degli anni, ha smesso di essere tollerabile.
Penn ha raccontato di essersi imposto una regola quasi radicale: evitare qualunque evento costruito attorno a gruppi numerosi. Una scelta maturata lentamente, dopo anni trascorsi tra premiere, cerimonie e feste dell'industria cinematografica. Secondo l'attore, la presenza contemporanea di troppe persone produce una sorta di cortocircuito emotivo. Conversazioni brevi, incontri superficiali, attenzioni distribuite a raffica. Un meccanismo che gli genera ansia anziché piacere.
Proprio per questo motivo ha deciso di rinunciare alla recente cerimonia degli Oscar, nonostante fosse candidato e poi premiato. Una decisione condivisa anche con i colleghi di Una battaglia dopo l'altra, convinti che restare lontano da quel contesto avrebbe avuto effetti positivi sul suo equilibrio personale.
Al posto del red carpet, Penn ha scelto ancora una volta l'Ucraina. Da anni impegnato nel raccontare il conflitto e sostenere il Paese invaso dalla Russia, ha seguito la premiazione a migliaia di chilometri di distanza, davanti a uno schermo acceso nel cuore della notte. E, paradossalmente, è stata la prima volta che si è goduto davvero lo spettacolo.
"I selfie risucchiano l'anima"
Se i grandi eventi rappresentano il problema generale, i selfie costituiscono probabilmente il simbolo perfetto di tutto ciò che Penn fatica a sopportare. L'attore ha raccontato che la decisione definitiva è maturata dopo la sua partecipazione ai Golden Globe. All'uscita della serata si è ritrovato circondato da persone desiderose di scattare una foto ricordo. Un'esperienza che gli ha confermato quanto si senta distante dalla cultura dell'esposizione continua.
Le sue parole non lasciano molto spazio alle interpretazioni. "Le persone non dovrebbero fare selfie con nessuno. Fanno male a chi li chiede e fanno male a chi li concede. Sono un risucchio dell'anima. Immaginate una nonna sopravvissuta all'Olocausto con il suo bambino paraplegico di 6 anni in sedia a rotelle? Assolutamente no."
Una dichiarazione destinata a far discutere, soprattutto in un'epoca in cui l'autoscatto rappresenta quasi una forma di linguaggio universale. Penn, però, non sembra intenzionato ad ammorbidire la propria posizione. Anzi, ha scelto l'iperbole per rendere ancora più chiaro il concetto, arrivando a scherzare sul fatto che il suo rifiuto resterebbe invariato persino davanti alle richieste appunto più difficili da declinare.
Dietro la provocazione emerge comunque un tema che accompagna molti interpreti della sua generazione: la fatica di vivere in un mondo dove ogni incontro rischia di trasformarsi in contenuto, ogni conversazione in una fotografia e ogni momento privato in un frammento da condividere online.
A 65 anni, Penn sembra aver trovato una soluzione semplice. Meno passerelle, meno folle, meno esposizione pubblica. E forse, almeno per lui, un po' più di tranquillità.