Quentin Tarantino, Rosanna Arquette accusa: “L’uso della N-word nei suoi film? Non è arte, è razzista"

L'attrice Rosanna Arquette critica duramente l'uso della N-word nei film di Quentin Tarantino. Pur definendo il cult del 1994 "iconico", sostiene che al regista sia stato concesso un "permesso speciale".

Un ritratto di Quentin Tarantino

Il dibattito sull'uso della N-word nel cinema torna al centro della discussione: a riaccenderlo è Rosanna Arquette, che recitò in Pulp Fiction, che in una recente intervista ha criticato apertamente Quentin Tarantino, accusandolo di aver beneficiato di un trattamento di favore per l'uso ripetuto del termine nei suoi film.

Tra elogio per Pulp Fiction e critica a Tarantino

Il cinema di Quentin Tarantino è da sempre accompagnato da discussioni accese, soprattutto quando si parla del linguaggio utilizzato nei suoi film. Dialoghi taglienti, provocatori e spesso volutamente estremi sono una delle firme stilistiche del regista. Tuttavia, per alcuni osservatori, esiste una linea sottile tra libertà artistica e provocazione gratuita. È proprio su questo punto che Rosanna Arquette è tornata a riflettere durante un'intervista concessa al quotidiano The Times U.K.

Quentin Tarantino e Bruce Willis in una scena di Four Rooms
Quentin Tarantino sul set

L'attrice, che nel 1994 apparve in Pulp Fiction interpretando la moglie del personaggio di Eric Stoltz, non ha messo in discussione l'importanza storica del film. Al contrario, ha riconosciuto apertamente il suo peso nel panorama cinematografico contemporaneo. "È iconico, un grande film sotto molti punti di vista," ha dichiarato parlando del lavoro di Tarantino.

Subito dopo, però, Arquette ha chiarito di avere ormai poca tolleranza per l'uso ricorrente della N-word nella filmografia del regista. "Personalmente ne ho abbastanza dell'uso della N-word, la odio. Non sopporto che a lui sia stato concesso un permesso speciale," ha spiegato. "Non è arte, è semplicemente razzista e inquietante."

Le sue parole riaccendono una discussione che accompagna Tarantino da anni. Il regista è spesso stato criticato per il modo in cui il termine compare nei suoi film, talvolta pronunciato da personaggi di diverse origini e contesti. Per alcuni si tratta di un elemento realistico legato alla costruzione dei personaggi; per altri, invece, è un uso eccessivo che rischia di trasformarsi in provocazione fine a se stessa.

Arquette, pur non rinnegando il valore di Pulp Fiction, sembra suggerire che il successo e l'influenza di Tarantino abbiano contribuito a normalizzare un approccio che, secondo lei, oggi appare sempre più problematico.

Django Unchained e le critiche di Spike Lee

Il tema non è nuovo nella carriera di Tarantino. Uno dei casi più discussi riguarda Django Unchained, il film del 2012 con Jamie Foxx nei panni di uno schiavo che intraprende una violenta missione di vendetta nell'America pre-guerra civile. La pellicola, ambientata in un contesto storico segnato dal razzismo, include oltre cento utilizzi della N-word pronunciata sia da personaggi bianchi sia da personaggi neri.

A Cannes 2007 Quentin Tarantino presenta Grindhouse - A prova di morte
Quentin Tarantino, uno scatto

Proprio quel film generò un acceso dibattito al momento della sua uscita. Tra le voci più critiche ci fu il regista Spike Lee, che espresse pubblicamente il proprio disappunto in un'intervista alla rivista Vibe. "È irrispettoso nei confronti dei miei antenati. Questa è la mia opinione. Non parlo a nome di nessun altro," dichiarò allora.

Lee aveva già criticato Tarantino in passato, accusandolo di un "uso eccessivo della N-word" anche dopo l'uscita di Jackie Brown nel 1997. "Ho sicuramente un problema con l'uso eccessivo della parola da parte di Quentin Tarantino," disse all'epoca. "E sia chiaro: non ho mai detto che non possa usarla - anch'io l'ho usata in molti dei miei film - ma penso che ci sia qualcosa che non va."

Il regista di Django Unchained ha sempre difeso il proprio approccio, sostenendo che modificare il linguaggio dei personaggi significherebbe alterare la verità narrativa delle storie che racconta. Dopo aver vinto il Golden Globe per la sceneggiatura del film nel 2013, Tarantino ribadì questa posizione parlando con i giornalisti nel backstage della cerimonia. "Pensano che dovrei attenuarla, che dovrei mentire, che dovrei addolcire le cose," disse. "Non lo farei mai quando si tratta dei miei personaggi."

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In diverse occasioni il regista ha spiegato che le critiche ricevute nel corso degli anni Quentin Tarantino: "il più grande risultato nella storia del cinema" è una certa trilogia molto famosanon hanno mai modificato il suo modo di scrivere. Prima dell'uscita di Django Unchained, aveva dichiarato: "Nemmeno una delle critiche sociali rivolte al mio lavoro ha mai cambiato una sola parola di una sceneggiatura o di una storia che racconto. Credo completamente e appassionatamente in quello che faccio. Il mio lavoro è ignorarle."

Il film, nonostante le polemiche, ricevette cinque nomination agli Oscar. Christoph Waltz vinse la statuetta come miglior attore non protagonista e Tarantino conquistò il premio per la miglior sceneggiatura originale, il secondo della sua carriera. Le nuove dichiarazioni di Arquette dimostrano però che il dibattito attorno al linguaggio dei suoi film è tutt'altro che chiuso.