Goro Taniguchi, regista di One Piece Film: Red, difende l'importanza delle opere originali nell'industria anime. Con il nuovo film Paris ni Saku Étoile, critica la dipendenza dagli adattamenti e invita a preservare creatività e identità autoriale.
Taniguchi contro la "comfort zone" degli adattamenti
Dopo aver firmato uno dei film anime di maggior successo come One Piece Film: Red, Goro Taniguchi torna al centro del dibattito con una posizione netta: l'industria non può sopravvivere affidandosi esclusivamente agli adattamenti. Intervistato da Kyodo News in occasione del suo nuovo progetto, il regista ha espresso una preoccupazione che suona quasi come un monito: "Negli ultimi anni è diventata la norma, perché è naturalmente più facile garantire profitti dagli adattamenti. Ma penso che se diventano solo adattamenti, l'animazione giapponese sarà finita".
Una dichiarazione che va oltre la provocazione e tocca il cuore del processo creativo. Secondo Taniguchi, lavorare su opere preesistenti trasforma gli autori in "arrangiatori", più che in veri creatori: "Quando si realizzano adattamenti, gli autori usano le competenze di chi arrangia. Sono arrangiatori, non compositori. Se non si crea anche da zero, mentalmente si finisce per diventare subappaltatori dell'opera originale". Un'immagine potente, che restituisce l'idea di un'industria sempre più orientata alla sicurezza economica, ma meno incline al rischio creativo.
Il regista sottolinea anche un altro aspetto cruciale: la ciclicità delle tendenze. Così come in passato lo sono stati la fantascienza, le storie scolastiche o le magical girl, oggi è il turno dell'isekai dominare la scena. Ma, come ogni onda, anche questa è destinata a ritirarsi. "Quando l'ondata degli adattamenti finirà, resteranno altri elementi. È proprio questa diversità che definirà il mainstream della prossima epoca". Una visione che invita a guardare oltre il presente, immaginando un futuro dove la varietà creativa torni a essere il vero motore dell'anime.
"Paris ni Saku Étoile": un ritorno all'essenziale
È proprio in questa prospettiva che nasce Paris ni Saku Étoile, il nuovo film originale di Taniguchi, ambientato nella Parigi degli anni '10 durante la Prima Guerra Mondiale. Lontano da robot, reincarnazioni e poteri straordinari, il progetto segue due giovani giapponesi, Fujiko Tsugita e Chizuru, determinate a inseguire i propri sogni artistici - diventare pittrice e ballerina - in un contesto storico complesso ma fertile di cambiamenti, soprattutto per il ruolo delle donne nella società.
La scelta di un'ambientazione realistica non è casuale, né nostalgica. Taniguchi chiarisce che l'intento non è politico, ma narrativo: il periodo storico offre uno scenario in cui le trasformazioni sociali diventano parte integrante del racconto. Allo stesso modo, l'assenza di elementi tipici dei trend contemporanei è una decisione consapevole per ampliare il pubblico e restituire centralità alle emozioni quotidiane.
La sua filosofia creativa si riassume in una frase tanto semplice quanto impegnativa: "Fare cose ordinarie in modo ordinario. È la cosa più difficile". Un principio che rifiuta scorciatoie narrative e invita a lavorare sulla profondità, più che sull'effetto immediato. Taniguchi avverte anche dei rischi sistemici: senza opere originali, l'industria potrebbe perdere attrattiva per nuovi talenti, riducendosi a una filiera tecnica priva di slancio creativo. "Per evitare che accada, l'animazione ha bisogno di sogni. Della capacità di dare forma alle proprie idee uniche".
Con il film già nelle sale giapponesi dal 13 marzo 2026, resta aperta la questione della distribuzione internazionale. Ma il messaggio è già chiaro: per continuare a evolversi, l'anime deve ricordarsi come si inventa, non solo come si adatta.