Melania, il film-documentario ottiene 99% su Rotten Tomatoes: "Le recensioni sono verificate, non sono bot"

Il documentario Melania divide come pochi altri titoli recenti, ottenendo un indice di gradimento del 7% dalla critica, ma un 99% dal pubblico. Rotten Tomatoes nega però qualsiasi manipolazione.

Un ritratto di Melania Trump

Quando i numeri raccontano due storie opposte, il dibattito è inevitabile: Melania, il documentario prodotto da Amazon MGM Studios, è diventato un caso mediatico globale per lo scarto abissale tra giudizi critici e reazioni del pubblico, costringendo Rotten Tomatoes a intervenire pubblicamente.

Il divario record tra critica e pubblico per Melania

Pochi film recenti hanno mostrato una frattura così netta tra chi scrive recensioni professionali e chi acquista un biglietto. Melania, il documentario diretto da Brett Ratner e dedicato alla First Lady degli Stati Uniti, registra attualmente un 7% di gradimento dalla critica su Rotten Tomatoes, contro un sorprendente 99% del pubblico. Una distanza che, secondo Rolling Stone, rappresenta "la più grande discrepanza nella storia del sito".

Numeri del genere hanno acceso immediatamente i sospetti. Sui social e nei commenti online, molti hanno ipotizzato l'uso di bot o campagne coordinate per gonfiare il punteggio del pubblico, spesso associate all'area politica MAGA. A spegnere le polemiche è intervenuta Versant, società proprietaria di Rotten Tomatoes, che ha smentito con decisione qualsiasi manipolazione. "Non c'è stata alcuna interferenza bot nelle recensioni del pubblico per il documentario Melania", ha dichiarato l'azienda a Variety. "Le recensioni mostrate nel Popcornmeter sono verificate, il che significa che è stato accertato che gli utenti hanno acquistato un biglietto per il film".

La precisazione non è solo tecnica, ma strategica. Rotten Tomatoes, negli ultimi anni, ha rafforzato il sistema di verified reviews proprio per arginare campagne coordinate e distorsioni artificiali dei punteggi. Nel caso di Melania, secondo Versant, il dato rifletterebbe quindi un pubblico reale, presente in sala e intenzionato a esprimere un giudizio positivo, indipendentemente dal consenso critico.

A trasformare il dibattito in un fenomeno pop ci ha pensato Jimmy Kimmel, che durante il monologo del 4 febbraio ha ironizzato sul paradosso numerico: "Al momento Melania ha il 5% dalla critica. Per capirci, è l'1% in meno di Gigli. Ma il pubblico gli dà il 99%, l'1% in più de Il Padrino. E sono sicuro che Donald J. Corleone non c'entri nulla". Una battuta che ha amplificato l'eco mediatica del caso.

Un documentario politicamente identitario e il profilo del suo pubblico

Al di là delle polemiche sui punteggi, Melania racconta i venti giorni che precedono il secondo insediamento presidenziale di Donald Trump, seguendo la moglie in una fase carica di simbolismo politico e mediatico. Un racconto che, per sua natura, non ambisce all'universalità ma parla a un pubblico ben definito. E i dati lo confermano.

Secondo quanto riportato da Variety sulla base dei numeri PostTrak, il pubblico del weekend d'esordio era composto per il 72% da donne e per l'83% da spettatori sopra i 45 anni. Quasi il 75% dei biglietti è stato acquistato da persone bianche. Un identikit che suggerisce una risposta fortemente identitaria, più che trasversale, e che aiuta a spiegare perché il film possa funzionare molto bene presso una nicchia precisa, pur venendo respinto quasi in blocco dalla critica.

Dal punto di vista commerciale, l'apertura statunitense da circa 7 milioni di dollari è solida per un documentario, ma va letta alla luce dell'investimento complessivo: Amazon avrebbe speso 40 milioni per acquisirne i diritti e altri 35 milioni per promuoverlo. Numeri che rendono il progetto ambizioso e politicamente rilevante, ma anche esposto a giudizi polarizzati.

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Il caso Melania diventa così uno specchio del nostro tempo: da un lato, l'idea di una critica come arbitro culturale; dall'altro, un pubblico che usa il voto come dichiarazione di appartenenza. Rotten Tomatoes, in mezzo, difende il proprio sistema e ribadisce che quei numeri raccontano una realtà verificata, non un'illusione digitale.

Che piaccia o meno, Melania non è solo un film discusso: è un termometro della frattura tra percezione critica e consenso popolare, e un esempio perfetto di come oggi il cinema possa trasformarsi in terreno di scontro simbolico prima ancora che artistico.