Daniel Radcliffe invita stampa e pubblico a non trasformare il cast della nuova serie HBO di Harry Potter in un eterno confronto con i film originali. Un appello alla leggerezza, al ricambio generazionale e al diritto di vivere Hogwarts senza fantasmi ingombranti.
"Non diventiamo spettri": l'appello di Radcliffe alla stampa e ai fan
Durante un'intervista con ScreenRant, Daniel Radcliffe ha messo in chiaro una questione spesso sottovalutata quando si parla di reboot iconici: la pressione esercitata sui giovani attori chiamati a raccogliere un testimone culturale enorme. Nel mirino dell'attore non c'è la serie HBO in sé, ma il modo in cui viene raccontata. Il nuovo Harry Potter televisivo vedrà Dominic McLaughlin nei panni del Ragazzo che è Sopravvissuto, affiancato da Arabella Stanton come Hermione e Alastair Stout come Ron. Un trio che, ancor prima di andare in scena, è già immerso in un confronto costante con il passato.
Radcliffe è netto: "Se davvero vogliamo proteggere questi ragazzi, una delle cose da fare è smettere di fare sempre domande su di noi, me, Emma e Rupert. Non voglio essere uno strano fantasma nelle loro vite. Lasciateli andare avanti, sarà una cosa nuova e diversa".
C'è anche un elemento di sorprendente generosità nel suo discorso. Radcliffe non difende un territorio, non protegge un'immagine cristallizzata: "Sono sicuro che Dominic sarà migliore di me", dice senza esitazioni. Non è falsa modestia, ma il riconoscimento che ogni incarnazione appartiene al proprio tempo. E che Hogwarts, per sopravvivere, deve cambiare pelle senza chiedere continuamente il permesso al passato.
Passare il testimone senza guardarsi indietro (troppo)
L'atteggiamento di Radcliffe non è solo teorico. L'attore ha raccontato di aver scritto una lettera personale a McLaughlin dopo l'annuncio del casting, un gesto semplice ma potente: augurare al nuovo Harry un'esperienza ancora migliore della sua. "Non voglio essere uno spettro nella vita di questi bambini, ma volevo dirgli: spero che tu ti diverta più di quanto mi sia divertito io", ha spiegato. Il giovane attore ha poi definito quel messaggio "pazzesco", confessando di essere andato fuori di testa per l'emozione.
Un gesto simile è arrivato anche da Rupert Grint, che ha scritto a Stout per "passare il testimone", augurandogli di vivere Hogwarts con lo stesso entusiasmo di allora. È un passaggio silenzioso ma significativo: la vecchia guardia non chiede di essere celebrata, ma di farsi da parte con eleganza.
Radcliffe, del resto, ha un rapporto molto particolare con la saga che lo ha reso famoso. Ha ammesso di aver rivisto i film di Harry Potter solo una o due volte, e di non amare particolarmente guardarsi sullo schermo. Anzi, l'idea che lo diverte di più è mostrare ai suoi figli la serie HBO, così da non doverli costringere a vedere lui: "Penso che mi divertirei di più anch'io. Odiavo guardarmi, soprattutto quando ero più giovane".
È una dichiarazione che dice molto sul senso di questo reboot. Non è una cancellazione, né una riscrittura polemica. È un cambio di prospettiva. Il Harry Potter di HBO non nasce per competere con i film, ma per parlare a un'altra generazione, con un linguaggio e un ritmo differenti. E forse il vero gesto di rispetto verso l'opera originale è proprio questo: accettare che non tutto debba restare immobile.
In fondo, come suggerisce Radcliffe, Hogwarts non ha bisogno di essere sorvegliata dai suoi ex studenti più famosi. Ha solo bisogno di nuove voci, nuovi volti e del tempo necessario per diventare, ancora una volta, casa.