Facebook

Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, la madre di una vittima critica la serie

Il successo di Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer non è esente dalle conseguenze provenienti dalla vita reale, con nuove testimonianze e opinioni che entrano in scena.

In quest'ultimo mese l'uscita della serie tv Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, ha catturato l'attenzione del grande pubblico, riscuotendo un'unanime consenso anche dalla critica; quando si parla di una tragedia vera, però, c'è sempre il rovescio della medaglia.
Recentemente è infatti intervenuta una delle madri delle vittime che l'assassino protagonista della serie tv si è lasciato alle spalle.

Dahmer S1 E2 00 01 38 23R
Dahmer: Evan Peters in una scena

Shirley Hughes, la madre di Anthony Hughes, è intervenuta con The Guardian, rivelando che quanto visto nella serie Dahmer - Mostro: La storia di Jeffrey Dahmer non corrisponde alla realtà e dicendo al telefono che non riesce neanche a parlare dell'omicidio del figlio, riattaccando semplicemente la cornetta.

Dahmer - Mostro: La storia di Jeffrey Dahmer, la recensione: essere Jeffrey Dahmer, essere Evan Peters

Andando oltre la veridicità dei fatti raccontati in Dahmer - Mostro: La storia di Jeffrey Dahmer, Shirley Hughes partecipò ogni giorno al processo del killer nel 1992, e nello stesso anno, Durain Hughes, un ministro pentecostale, parlò all'Associated Press di come la morte di Anthony l'abbia fatta a pezzi come madre e donna per poi spingerla ad interessarsi e aiutare le altre famiglie in lutto.

Nel corso di questi mesi anche altri parenti delle vittime del killer hanno condiviso la loro opinione su Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer. Eric Perry, cugino di Errol Lindsey, ha definito lo show su twitter "ritraumatizzante" per le famiglie delle vittime. Ovviamente ci sono stati anche personaggi, come l'ultima giornalista, Nancy Glass, che ha intervistato Dahmer, che hanno negato ogni intento di "romanticizzare" il personaggio da parte di Netflix, sottolineando comunque il fatto che la veridicità stessa dei fatti narrati non era centrale come lo sarebbe stata in un documentario.