Abbracci, lacrime, risate e persino quel gesto diventato virale in cui si stringevano reciprocamente gli indici. Durante la promozione di Wicked, l'amicizia tra Cynthia Erivo e Ariana Grande ha attirato un'attenzione che è andata ben oltre il film, trasformando ogni loro manifestazione d'affetto in materiale da commentare, analizzare e interpretare sui social. A distanza di tempo, Erivo torna sulla vicenda e non nasconde la propria perplessità: perché vedere due donne esprimere apertamente le proprie emozioni dovrebbe suscitare tanto fastidio?
Cynthia Erivo: "Sembrava che tutti fossero diventati psicologi dal divano"
Intervistata dal Guardian in occasione del suo prossimo dramma giudiziario, Prima Facie, l'attrice ha criticato la tendenza del pubblico a costruire teorie sulla relazione tra lei e la collega, come se ogni gesto dovesse nascondere qualcosa di più complesso di una semplice amicizia. "È stato interessante vedere quante persone si fossero trasformate in psicologi comodamente seduti sul divano", ha raccontato Erivo al Guardian. L'attrice ha descritto una reazione che le è sembrata difficile da comprendere: "C'era una strana specie di fastidio all'idea che due donne potessero essere davvero amiche. Perché sono amiche? Perché sono così legate? Dev'esserci qualcosa che non va in loro".
Durante il tour promozionale del film diretto da Jon M. Chu, le due protagoniste erano finite ripetutamente al centro delle conversazioni online. I loro abbracci, le emozioni condivise e le lacrime davanti alle telecamere avevano alimentato commenti e speculazioni, fino a trasformare la loro complicità in uno degli argomenti più discussi legati alla promozione del musical.
Erivo ha sottolineato l'assurdità di un giudizio che sembra contestare qualsiasi manifestazione spontanea di affetto. "Perché mostrano le loro emozioni? Come osano piangere? E come osano ridere, lasciarsi andare ed essere vive?", ha osservato polemicamente.
L'attrice ha anche evidenziato il doppio standard che, a suo avviso, accompagna queste reazioni. "È un'arma a doppio taglio. Se fossimo rimaste impassibili, senza mostrare alcuna emozione negli occhi, qualcuno avrebbe comunque avuto qualcosa da dire". E ha aggiunto, con ironia, di desiderare che qualcuno stabilisse una volta per tutte quale fosse la quantità di emozioni socialmente accettabile: "Non mostrarne troppe, non mostrarne troppo poche. Soltanto questa precisa quantità".
L'episodio sul red carpet e l'etichetta di "guardia del corpo"
Tra i momenti più discussi del tour c'è stato anche l'episodio avvenuto a Singapore, quando un uomo ha afferrato Ariana Grande sul red carpet. Erivo è intervenuta immediatamente per allontanarlo dalla collega, reagendo a una situazione che ha descritto come terrificante. "Il mio unico pensiero era: "Allontanate quest'uomo da noi, subito"", ha ricordato.
Anche questa reazione ha generato una narrazione parallela sui social, dove Erivo è stata descritta come la "guardia del corpo" di Grande. Una definizione che Cynthia Erivo non ha apprezzato, perché ha ritenuto che riducesse un gesto umano e spontaneo a un ruolo imposto dall'esterno. "Ho pensato: credete che, siccome ho questo aspetto, possiate rivolgervi a me in questo modo per una cosa che avrei fatto per qualsiasi amica e che spero un'amica farebbe per me? E invece devo essere una guardia del corpo", ha spiegato.
Erivo ha ricondotto questa lettura a dinamiche di misoginia e misogynoir, termine che indica una forma specifica di pregiudizio rivolto alle donne nere, in cui il sessismo si intreccia con il razzismo.
Il successo dell'adattamento cinematografico di Wicked ha portato Erivo e Grande a una visibilità ancora maggiore, ma la promozione ha dimostrato quanto facilmente anche un rapporto personale possa diventare oggetto di scrutinio pubblico. Nel film, Erivo interpreta Elphaba, la futura Strega dell'Ovest, mentre Grande veste i panni di Glinda, la Strega buona: due personaggi legati da un rapporto complesso, al centro della storia.
Fuori dallo schermo, la loro vicinanza è stata spesso osservata attraverso la lente dei social, dove un gesto può trasformarsi rapidamente in un meme e un momento emotivo in un caso da discutere. Per Erivo, tuttavia, il problema non è che il pubblico si interessi alle due attrici, ma che sembri pretendere di stabilire quali emozioni possano mostrare e in quale misura.
La sua risposta è una difesa della spontaneità e del diritto a vivere un'amicizia senza dover giustificare ogni abbraccio o lacrima. Perché, come suggerisce la sua provocazione, se persino ridere e commuoversi diventano motivi di sospetto, trovare il presunto equilibrio perfetto tra ciò che si può mostrare e ciò che bisogna nascondere rischia di diventare un gioco senza regole.