La foto di un sosia di Chuck Norris scattata durante l'assalto a Capitol Hill ha fatto pensare alla partecipazione dell'attore ai tumulti pro-Trump alimentando la discussione sui social. Adesso ci ha pensato il portavoce del divo a fare chiarezza smentendo la sua presenza a Washington.
"Chuck Norris" è diventato trending topic ieri dopo che la foto di un uomo che somiglia all'attore presente agli scontri presso il Campidoglio è circolata in rete. Il portavoce di Chuck Norris è così intervenuto direttamente negando che quella foto appartenesse al divo, "molto più bello di così".
"Questo non è Chuck Norris, è uno che vorrebbe essere lui anche se in realtà Chuck è molto più bello" ha dichiarato il manager dell'attore Erik Kritzer a Yahoo Entertainment. "Chuck si trova nel suo ranch in Texas insieme alla sua famiglia."
L'immagine in questione, postata da @NunesDrag e poi cancellata, è diventata virale. Nella foto un uomo con indosso un cappello da baseball di Trump si mette in posa vicino a un uomo che somiglia a Chuck Norris. Un po' troppo giovane, in effetti, per avere 80 anni come Norris.
Chuck Norris, dichiaratamente conservatore, ha sostenuto Donald Trump nelle elzioni del 2016. Riguardo a quanto accaduto al Campidoglio il 6 gennaio, l'attore ha pubblicato un post intitolato "Dissent: The highest form of patriotism" scrivendo:
"Mia moglie, Gena, ed io vogliamo porgere le nostre condoglianze alle famiglie e agli amici dell'agente di polizia del Campidoglio e delle altre vittime. Indipendentemente dalle posizioni politiche, è straziante che questi americani siano morti. Ci uniamo ai connazionali pregando per un percorso migliore e più unito per tutti noi. La verità è che il progressismo moderno e la nostra cultura politicamente corretta hanno cancellato il vero significato del Primo Emendamento. Dobbiamo tornare all'intento originale dei nostri padri fondatori se vogliamo andare avanti e sanare le divisioni nella nostra nazione. La censura e la soppressione della libertà di parola (sul posto di lavoro, nelle scuole pubbliche o sulle piattaforme dei social media) è antiamericana e incostituzionale, ma lo è anche la giustificazione di ribellioni distruttive o violente sulla base del patriottismo, della Costituzione degli Stati Uniti o del precedente dei fondatori americani".