Anya Taylor-Joy ha condiviso la sua teoria sul metodo Stanislavskij, noto anche come "method acting", osservando come questa pratica sia molto più associata agli uomini che alle attrici. Secondo la protagonista di Furiosa, le donne non possono permettersi di perdersi completamente nel personaggio perché hanno responsabilità verso chi lavora con loro e verso la propria vita fuori dal set.
"Le donne hanno altre cose di cui occuparsi"
Intervistata da Complex durante la promozione della miniserie Apple TV+ Lucky, l'attrice ha spiegato perché, a suo avviso, è raro vedere un'attrice spingersi agli estremi del Method Acting. "Se ci fate caso, le donne non fanno Method Acting perché abbiamo altre cose di cui occuparci. Non possiamo permetterci di perdere completamente la testa."
Anya Taylor-Joy ha descritto la recitazione come una sorta di "psicosi controllata". "Stai fingendo di essere qualcun altro. Per sedici ore al giorno pensi come quella persona, ti muovi come lei, vivi nella sua casa, indossi i suoi vestiti." Un'immersione totale che, secondo l'attrice, richiede comunque un equilibrio per non perdere il contatto con la realtà.
Pur ammettendo di immergersi profondamente nei personaggi, Taylor-Joy racconta che le persone a lei più vicine intervengono quando percepiscono che il confine sta diventando troppo sottile. "Sono molto grata alle persone della mia vita perché lo capiscono. Quando vedono che la cosa sta andando un po' troppo oltre, iniziano a chiamarmi con il nome del personaggio e mi dicono: "Ehi, forse è il momento di tornare qui"."
Per l'attrice il vero limite del metodo Stanislavskij non riguarda tanto la tecnica, quanto il rapporto con le centinaia di persone coinvolte nella realizzazione di un film. "Non riesco a immaginare di mantenere il personaggio in ogni momento, perché lavori con centinaia di persone. Hai la responsabilità di essere gentile con loro e di aiutarli a fare il miglior lavoro possibile."
Taylor-Joy conclude con una frecciata verso alcuni degli esempi più estremi di questa pratica. "Se sei troppo impegnato a fare lo stronzo per restare nel personaggio, allora non sarà un'esperienza molto piacevole per nessuno."
Una riflessione condivisa anche da Natalie Portman
Le parole della protagonista di Furiosa ricordano quelle pronunciate nel 2024 da Natalie Portman, che aveva definito il metodo Stanislavskij "un lusso che le donne non possono permettersi". Entrambe suggeriscono che, almeno nell'industria cinematografica contemporanea, alle attrici venga richiesto di mantenere un maggiore equilibrio tra immersione artistica e responsabilità professionale.
Nel corso degli anni sono stati numerosi gli attori associati al metodo Stanislavskij o a interpretazioni particolarmente estreme. Tra gli esempi più celebri figurano Daniel Day-Lewis, che durante Il mio piede sinistro avrebbe chiesto alla troupe di imboccarlo pur di non interrompere il personaggio, e che durante Lincoln mantenne voce e atteggiamenti del presidente anche fuori dalle riprese.
Spesso vengono citati anche Jim Carrey in Man on the Moon, Adrien Brody ne Il pianista e, più recentemente, Lady Gaga, che ha raccontato di aver vissuto per diciotto mesi come Patrizia Reggiani durante la lavorazione di House of Gucci, mantenendo persino l'accento italiano per mesi.
Non tutti, però, condividono le critiche rivolte a questo approccio. Lo stesso Daniel Day-Lewis ha recentemente difeso il Method Acting, sostenendo che non si tratti né di un culto né di una forma di fanatismo, ma semplicemente di uno strumento che permette all'attore di reagire con maggiore spontaneità davanti alla macchina da presa.
Le dichiarazioni di Anya Taylor-Joy riaprono così un dibattito che da anni divide Hollywood: fino a che punto è giusto sacrificare sé stessi per un personaggio e quando, invece, il rispetto per il lavoro collettivo dovrebbe avere la precedenza?