Wolf Call, la recensione dello spettacolare esordio di Antonin Baudry: la sorpresa dell’anno

La recensione di Wolf Call, film d'esordio di Antonin Baudry, spettacolare racconto di una missione a bordo di un sottomarino.

RECENSIONE di 27/06/2019
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Wolf Call - Minaccia in alto mare: Mathieu Kassovitz, Omar Sy in una scena

Questa recensione di Wolf Call - Mincaccia in alto mare è in bilico tra l'incredulo e l'entusiasta: senza fare spoiler, diciamo che nei primi minuti di film c'è una scena, in cui è coinvolto un elicottero, che ci ha fatto esclamare: "Questo non può essere un film francese!". L'esordio di Antonin Baudry (una persona fuori dal comune tanto quanto la sua pellicola: per quindici anni diplomatico francese presso gli Stati Uniti e sceneggiatore di fumetti con lo pseudonimo di Abel Lanzac prima di mettersi dietro la macchina da presa) è la prova che quando c'è una visione, buone idee e soprattutto una produzione pronta ad accettare le sfide, il cinema europeo non ha nulla da invidiare a quello americano o orientale.

Ambientato all'interno di un sottomarino, il cui equipaggio si trova coinvolto in una missione delicatissima, che ha come scopo evitare una guerra nucleare, Wolf Call - Minaccia in alto mare si concentra su Chanteraide (François Civil, visto nella divertentissima serie tv 10% Call My Agent!, la risposta francese alla nostra Boris), ragazzo dall'udito formidabile, soprannominato "orecchio d'oro", che ha il compito di riconoscere tutto ciò che circonda il sottomarino basandosi semplicemente sull'ascolto dei suoni. Quasi un artista che sonda il mistero attraverso l'udito, Chanteraide ha il potere e la responsabilità di determinare la salvezza o la disgrazia dei suoi compagni: il suo compito non è solo scoprire cosa si avvicina al mezzo, ma anche evitare che sottomarini nemici individuino la sua posizione, in modo da non sentire "il canto del lupo", che dà il titolo al film, ovvero la frequenza che coincide con l'avvicinarsi di forze ostili.

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Wolf Call - Minaccia in alto mare: Mathieu Kassovitz, Omar Sy in una scena del film

Per il suo primo film Antonin Baudry ha sognato in grande: sceneggiato con intelligenza, Wolf Call è un thriller dal ritmo martellante, che non lascia tregua, diretto e fotografato con cura, con a disposizione i migliori interpreti del cinema francese contemporaneo, da Mathieu Kassovitz a Omar Sy, passando per Reda Kateb, ma che allo stesso tempo si pone interrogativi di peso, cerca di rinnovare il genere e sopratutto fa una scelta precisa che spiazza completamente: mette al centro di tutto il suono. E il risultato è sorprendente e spettacolare.

Wolf Call, Antonin Baudry: "Il primo film francese mixato allo Skywalker Ranch"

Il suono al centro di tutto (grazie anche allo Skywalker Ranch)

Per un film dal forte impatto spettacolare puntare su un senso diverso dalla vista può sembrare una scelta azzardata, ma, nel caso di Wolf Call è assolutamente vincente e originale: lavorando quasi in modo sinestetico, il suono diventa il centro di tutto, spiazzando continuamente lo spettatore, che si trova costretto a donarsi completamente al film, immergendosi in un mondo misterioso come quello dei sottomarini. Il missaggio sonoro di Wolf Call è davvero sorprendente: non stupisce quindi che per realizzarlo ci siano voluti mesi di studi e ricerche, che hanno portato Baudry e il suo team nello Skywalker Ranch, tempio dedicato al suono, facendo della pellicola la prima opera francese il cui sonoro** è stato registrato nella Lucas Valley.

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Wolf Call - Minaccia in alto mare: François Civil in un momento del film

Arte vs disciplina: un conflitto mai così attuale

"Esistono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare": comincia con questa frase di Aristotele il film di Antonin Baudry, che, attraverso il conflitto tra arte e disciplina vissuto dal protagonista, si interroga sulle sorti del mondo, sempre più disumanizzato, che forse potrebbe salvarsi tornando a credere nelle persone, nella loro capacità di prendere decisioni spinte dall'emotività, dando valore all'arte e non alle gerarchie.

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Wolf Call - Minaccia in alto mare: Reda Kateb in una scena del film

Messi di fronte a una situazione estrema, in cui in gioco non ci sono soltanto le loro vite, ma l'equilibrio politico mondiale, Chanteraide e i suoi compagni tornano a sentimenti ed emozioni primari, come il senso di sopravvivenza, la lealtà, l'amicizia, la necessità di ribellarsi all'autorità. È più importante rispettare i codici e le regole o infrangerle salvando la vita di milioni di persone? Un'idea vale di più di una vita umana o no? Tra esplosioni e immersioni spettacolari, Antonin Baudry riesce a farci riflettere sull'esistenza umana e sui grandi mutamenti geopolitici che stiamo vivendo: il tutto senza mai rallentare il ritmo, senza mai rinunciare all'intrattenimento. Qualcosa che ha quasi del miracoloso.

Un grande cast al servizio dell'astro nascente François Civil

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Wolf Call - Minaccia in alto mare: Omar Sy durante una scena del film

Il protagonista François Civil è un astro nascente, ma ha anche il meglio del cinema francese a fargli da supporto: Mathieu Kassovitz ha ancora il suo sguardo malinconico, Omar Sy, divenuto popolare in tutto il mondo per la sua verve comica, è un perfetto interprete drammatico, oltre ad avere il fisico per l'azione, mentre Reda Kateb ha la rara qualità di portare una forza quasi animalesca a ogni suo personaggio, rendendolo immediatamente credibile e tridimensionale.

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Wolf Call - Minaccia in alto mare: François Civil in una scena del film

In un mondo ormai perennemente immerso nelle immagini, fermarsi ad ascoltare sembra quasi fantascienza, eppure Baudry e i suoi personaggi ci spingono a farlo: prendiamoci il nostro tempo, ascoltiamo ciò che ci sta intorno. Potremmo scoprire che la voce che non vogliamo sentire è proprio la nostra, che però è l'unica in grado di salvarci.

Conclusioni

Come detto nella recensione di Wolf Call - Minaccia in alto mare, l’esordio di Antonin Baudry è uno spettacolare thriller ambientato in un sottomarino, dal ritmo martellante, che mette al centro di tutto il suono, costringendo lo spettatore ad abbandonarsi completamente all’esperienza, che diventa completamente immersiva. Scritto con intelligenza, il film si pone diversi interrogativi esistenziali, senza però mai rinunciare all’intrattenimento. Il missaggio sonoro, realizzato allo Skywalker Ranch di George Lucas (è la prima volta che una pellicola francese entra nella Lucas Valley) è la vera sorpresa del film. Il cast di stelle del cinema francese conferma inoltre il proprio valore: troviamo tutti insieme Mathieu Kassovitz, Omar Sy e Reda Kateb, stretti attorno all’astro nascente François Civil.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

4.5/5

Perché ci piace

  • La scrittura e la regia di Antonin Baudry sono intelligenti ed efficaci.
  • Il missaggio sonoro è spettacolare: è la prima volta per una pellicola francese allo Skywalker Ranch.
  • Il cast è perfetto, a cominciare dal protagonista François Civil, astro nascente del cinema francese.

Cosa non va

  • Incredibile ma vero: di Wolf Call ci è piaciuto tutto.