Per parlare di quest'opera dobbiamo iniziare da lontano. La storia tra LAIKA e Wildwood ha avuto il via molto tempo fa: era il 2011 quando lo studio con sede a Portland realizzò un trailer promozionale dedicato all'uscita nelle librerie del romanzo di Colin Meloy. Poche settimane dopo, Travis Knight (regista e presidente dello studio) e i suoi collaboratori manifestarono ufficialmente l'intenzione di trasporre l'opera in un lungometraggio: una produzione monumentale che lo stesso Knight non ha esitato a definire come una delle sfide più ambiziose da loro mai affrontate.
Dopo aver visto il film non si fatica a crederlo: battaglie campali, inseguimenti serrati, personaggi umani e animali che interagiscono senza sosta a terra e nei cieli; un grado di complessità che raramente si riscontra nel cinema d'animazione, specialmente in quello in stop-motion. Va riconosciuto, però che tutti gli sforzi sono stati ampiamente ripagati: Wildwood è una pellicola spettacolare, un'esperienza visiva ed emotiva che persino in sede di recensione si fatica a racchiudere a parole.
Il viaggio di Prue e Curtis
La protagonista della vicenda è Prue McKeel, una ragazzina sveglia che si ritrova ad affrontare l'impensabile: mentre è in un parco con il fratellino poco più che neonato, uno stormo di corvi cala dal cielo e lo rapisce, sparendo all'interno della fitta foresta ai margini della città. Al termine di un inseguimento concitato la giovane, affiancata dal compagno di scuola Curtis, giunge dinanzi a un'impenetrabile barriera di alberi ed edera che, tuttavia, si apre magicamente per consentire loro l'accesso. Una volta varcato il confine, i due realizzano all'istante di essere entrati in un territorio governato da regole proprie e permeato dalla magia.
I primi abitanti in cui si imbattono sono un gruppo di coyote parlanti in divisa militare che, notata la loro presenza, si lanciano all'attacco. È a questo punto che Prue e Curtis vengono separati: la prima trova rifugio grazie all'intervento di un eccentrico postino, mentre il secondo viene fatto prigioniero e condotto al palazzo della temibile Alexandra, nota come La Governatrice Vedova; una figura carismatica e spietata dotata di potenti arti oscure. Prende così il via un'avventura dolorosa che costringerà entrambi a confrontarsi con il trauma del lutto, il valore della vita e con un mondo radicalmente estraneo a qualsiasi loro certezza.
Lutto, crescita e complessità: la scrittura matura di Chris Butler
Wildwood è un'opera maestosa sia per quanto riguarda la storia che la realizzazione tecnica. Chris Butler (ParaNorman, Kubo e la spada magica, Masters of the Universe), sceneggiatore fidato di Travis Knight, adatta e traspone la storia del libro restituendo tutto il dolore e la carica emotiva di una vicenda che parla di crescita, perdita, accettazione e cooperazione, portando tutto su schermo con una maturità e una maestria che lasciano veramente stupefatti. In tutto questo Prue e Curtis vengono caratterizzati benissimo: sono due ragazzini che si portano dietro tutte le insicurezze della giovane età e che nel corso della storia evolvono pur restando comunque plausibili.
Le loro reazioni quando si trovano davanti all'ignoto e alle numerose difficoltà e storie che incontrano ce li fanno conoscere piano piano in questa loro frenetica corsa verso consapevolezze che li avvicinano sempre più all'età adulta. E in tutto questo i loro occhi e la loro mimica cambiano, si modificano per adattarsi all'ottima scrittura, per supportare anche con le immagini quei mutamenti dell'animo che sono il vero nucleo del film, un elemento che dimostra quanto il perfetto dialogo tra arti visive e narrazione abbia dato i suoi frutti.
Un altro personaggio tratteggiato con egual attenzione è quello di Alexandra, una donna di grande intelligenza e dai grandi poteri piegata da un lutto difficile anche solo da immaginare, un dolore così acuto che annebbia il raziocinio. Lei è il vero elemento drammatico del film, molto più di una semplice antagonista ma una figura così complessa e sfaccettata che con le sue azioni e contraddizioni riesce a portare avanti la storia rendendola convincente e autentica.
L'ambiziosa sfida visiva di Travis Knight
Sul fronte prettamente visivo, il lavoro svolto è straordinario. Inseguimenti a perdifiato, movimenti di macchina fluidi e articolati, e una battaglia feroce dal tono insolitamente crudo che coinvolge decine e decine di figure contemporaneamente. Del resto, i numeri comunicati dalla produzione testimoniano l'entità dello sforzo: 136 set costruiti e 231 pupazzi realizzati, a cui si aggiungono le innumerevoli componenti facciali intercambiabili ideate per garantire un ampissimo ventaglio espressivo ai protagonisti e all'intero cast di creature. Un'impresa artigianale di scala imponente oltre che un lavoro spaventosamente meticoloso. Wildwood raggiunge così il perfetto equilibrio tra virtuosismo tecnico e profondità drammatica, mettendo in scena la fragilità, l'affetto e le contraddizioni umane con rara coerenza poetica.
Conclusioni
Wildwood rappresenta l’opera più ambiziosa e complessa mai realizzata da LAIKA e Travis Knight, un lungometraggio capace di fondere virtuosismo tecnico e profonda risonanza emotiva. La sceneggiatura di Chris Butler affronta il passaggio all'età adulta, l'accettazione e l'elaborazione del lutto senza sconti né retorica, regalando ai giovani protagonisti un'evoluzione psicologica credibile e tratteggiando un'antagonista sfaccettata, mossa da una tragedia personale lacerante. Dal punto di vista visivo, l'animazione in stop-motion raggiunge vette inedite: la meticolosa gestione espressiva dei pupazzi e l'imponente scala scenografica sostengono un ritmo frenetico fatto di inseguimenti e battaglie sanguinose, consacrando il film come un perfetto e poetico equilibrio tra artigianato titanico e narrazione adulta.
Perché ci piace
- La caratterizzazione dei personaggi.
- Lo sviluppo delle tematiche.
- La regia e l'incredibile sforzo artistico.
Cosa non va
- Facciamo veramente fatica a trovare un elemento negativo sufficientemente rilevante da poter essere considerato un difetto.