We Are the Champions, la recensione: Su Netflix la docuserie che racconta gli sport più bizzarri al mondo

La recensione di We Are the Champions, la docuserie Netflix narrata da Rainn Wilson che ci guida alla scoperta di alcuni degli sport più bizzarri e sconvolgenti al mondo.

RECENSIONE di 17/11/2020

Spesso ci illudiamo di aver bisogno del primo posto, quando in realtà quello di cui abbiamo bisogno... è il nostro posto.

We Are The Champions Poster
Locandina di We Are the Champions

Non potevamo che cominciare la nostra recensione di We Are the Champions con questa citazione, che ci mostra, con pochissime parole, il cuore di questa piccola, e assolutamente deliziosa, docuserie Netflix. Nei sei episodi appena sbarcati nel catalogo della piattaforma streaming - che dà il meglio di sé quando si tratta di documentari che celebrano quanto di più bizzarro esiste al mondo - non solo impariamo a conoscere alcune delle discipline sportive più incredibili e sorprendenti mai praticate, ma scopriamo come il senso di comunità, di appartenenza ad una famiglia non convenzionale, possa sbocciare anche nei luoghi più inaspettati. E ci si smuove qualcosa dentro, nel vedere queste persone - agli occhi dei più forse un po' troppo eccentriche, ma a loro modo davvero geniali - sentirsi accettate e accolte proprio grazie a delle attività che generalmente verrebbero considerate strambe, folli e assolutamente spericolate. Questo documentario davvero imperdibile celebra la bellezza che c'è anche nelle cose più strane, non convenzionali, e racconta le storie di persone che, nel loro piccolo, hanno lo spirito dei più grandi campioni.

Wearethechampions Season1 Episode5 Yoyo 07
We Are the Champions: Evan Nagao nella serie Netflix

Se cercaste poi un'altra ragione per mangiarvi We Are the Champions tutto d'un fiato, eccovela servita: il divertentissimo narratore è Rainn Wilson (per chi non lo riconoscesse, il mitico Dwight Shrute di The Office), che riesce a rendere la visione ancor più piacevole, dicendo sempre la cosa giusta al momento giusto. Senza mai farsi gioco anche delle situazioni più strane (e preparatevi, perché di cose assurde ne vedrete parecchie), Rainn Wilson ci accompagna alla scoperta di mondi sconosciuti ed affascinanti, di cui mai avremmo sospettato l'esistenza.

Sei piccoli e strabilianti episodi

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We Are the Champions: una scena della serie Netflix

Dalla corsa mozzafiato all'inseguimento di una forma rotolante di formaggio giù per una ripidissima collina (fratture, concussioni e spalle dislocate sono solo insignificanti inconvenienti in vista della vittoria), al campionato mondiale di mangiatori di peperoncini, organizzato dall'"inventore" del letale California Reaper; dalla competizione più famosa al mondo per sculture fatte di cappelli, il Bronner Brothers International Beauty Show, che trasforma il lavoro del parrucchiere in una forma d'arte, ai mondiali di Yo-Yo, in cui anche le donne stanno cominciando finalmente a farsi valere; dalla Dog Dance, in cui i cani vengono addestrati a seguire i padroni in aggraziate piroette e incredibili acrobazie a, infine, le gare di salto della rana, una disciplina che mobilita per un giorno da quasi un secolo una minuscola regione degli Stati Uniti. I sei episodi di We Are the Champions, seppur forse non tutti allo stesso modo, vi lasceranno assolutamente a bocca aperta: se a colpirvi davvero non saranno i mangiatori di piccantissimi peperoncini (alcuni così letali da non essere nemmeno registrati nella scala di Scoville), sarà forse il coraggio di una manciata di adolescenti originari di un piccolo villaggio inglese (Brockworth nel Gloucestershire, se decideste di passarci in occasione dell'attesissimo Cheese Rolling Day) che indomiti rischiano la vita in una corsa mozzafiato. O forse la bellezza delle danze eseguite dai cani e dai loro devotissimi addestratori o la complessità delle routine portate a termine dai giovani prodigi dello Yo-Yo.

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We Are the Champions: un momento della serie Netflix

We Are the Champions, in episodi di poco più di trenta minuti l'uno, segue le storie di alcuni dei protagonisti dei diversi sport che racconta, dai campioni mondiali in carica alle nuove promesse che cercano di farsi strada, mostrando quanta dedizione e coraggio in certi casi siano necessari per ottenere determinati obiettivi. Considerando, poi, che si tratta di discipline in gran parte sconosciute ma a cui queste persone scelgono di dedicare la vita (encomiabile ad esempio, la devozione del capitano della squadra russa di dog dancing, che ogni giorno si allena per quasi otto ore).

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Avanti con la seconda stagione!

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We Are the Champions: una scena tratta dalla serie Netflix

We Are the Champions, di cui Wilson è anche uno dei produttori esecutivi, è un prodotto che davvero ci sentiamo consigliarvi, sopratutto in un periodo come quello che stiamo vivendo: gli show come questo, che scaldano il cuore e ci lasciano con un bel sorriso stampato in faccia, non sono davvero mai abbastanza. Peccato, però, che sei episodi siano davvero troppo pochi e la nostra speranza è che si proceda presto con una seconda stagione: siamo sicuri che al mondo di strampalati e bizzarri sport da scoprire ce ne siano ancora tantissimi, discipline e tradizioni che mantengono unite comunità grandi e piccole, dando una famiglia - e una vocazione - anche a chi si è sempre sentito un outsider.

Conclusioni

Terminiamo questa recensione di We Are the Champions esortandovi ancora una volta a non lasciarvi scappare questa piccola, imperdibile, docuserie Netflix.
Insieme ad un narratore d'eccezione - e la visione in originale è quasi obbligatoria - scoprirete alcune delle discipline sportive più bizzarre al mondo, celebrando la bellezza che si nasconde anche nelle cose più strane.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • I sei episodi sono ben strutturati e si vedono tutto d'un fiato: una docuserie perfetta per il binge watching.
  • La serie ci porta alla scoperta di alcune discipline davvero bizzarre, facendoci conoscere persone che, nel loro piccolo, hanno la tempra dei grandi campioni.
  • Il narratore d'eccezione, Rainn Wilson, che ci lascia costantemente con un sorriso stampato in volto.

Cosa non va

  • Sei episodi sono davvero troppo pochi!