War – La guerra desiderata, la recensione: Come ci hanno ridotto 70 anni di pace…

La recensione di War - La guerra desiderata: il film di Gianni Zanasi al cinema dal 10 novembre è stato scritto nella primavera del 2019, tre anni prima dell'invasione russa in Ucraina, ma anche un anno prima della pandemia. A suo modo è stato profetico.

War – La guerra desiderata, la recensione: Come ci hanno ridotto 70 anni di pace…

"Le vongole sono la prova che non esiste più un perché". È una frase che pronuncia Edoardo Leo, nei panni di Tom, laureato in lingue romanze e allevatore di vongole. Vi racconteremo la sua storia, e quella di Lea, interpretata da Miriam Leone, nella recensione di War - La guerra desiderata, il film di Gianni Zanasi presentato alla Festa del Cinema di Roma e al cinema il 10 novembre. Il film di Gianni Zanasi, scritto nella primavera del 2019, tre anni prima dell'invasione russa in Ucraina ma - attenzione - anche un anno prima della pandemia, immagina che scoppi una guerra tra Spagna e Italia per un motivo evitabile. Allora è proprio così: non esiste più un perché, come nelle vongole. È così per la guerra, ma per tante che cose che stiamo vivendo oggi. Il film di Gianni Zanasi è distopico e profetico, ha una grande idea e grandi attori. Ma ha una sceneggiatura che a tratti gira a vuoto, e perde l'occasione per diventare un grandissimo film. Ma resta un film da vedere.

Italia - Spagna: scoppia la guerra

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War - La guerra desiderata: un'immagine del film

Una sera, in un campeggio, un piccolo scherzo porta a una rissa in cui una ragazza italiana resta uccisa. Del fatto vengono accusati sei ragazzi spagnoli, che vengono condannati e incarcerati. La Spagna richiede il loro rilascio e, vista la risposta negativa, dichiara guerra all'Italia. Lea (Miriam Leone), psicologa, è la figlia del Viceministro della difesa, e non parla da un anno con il padre. Dovrà cercare di raggiungerlo, per scongiurare la guerra, e per evitare che il fratello, aviatore che guarda Top Gun ogni Natale, sia costretto a partire. Ad aiutare Lea c'è il nostro Thomas detto Tom (Edoardo Leo), l'allevatore di vongole che l'ha conosciuta per caso, per una pratica legata al ritiro della patente, e in qualche modo è rimasto legato a lei. Solo che, mentre Lea è considerata una sovversiva dallo Stato, Tom si è unito a un gruppo paramilitare guidato da un fomentato Mauro (Giuseppe Battiston), ex barista in cerca di rivalsa.

War - La guerra attesa e Siccità: due distopie viste dal basso

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War - La guerra desiderata: una sequenza del film

I campi militari allestiti nello Stadio dei Marmi, proprio sotto lo Stadio Olimpico, e a Piazza del Popolo, a Roma, sono inquietanti quasi quanto il Tevere prosciugato di Siccità di Paolo Virzì. Dopo il suo film (ma questo, come detto, è stato scritto prima), il cinema italiano ci regala un altro film distopico, che con il primo ha molte cose in comune. Anche qui c'è un fatto eclatante che riguarda tutti, un grande problema, ma Zanasi, come Virzì, vede la cosa dal basso, da chi sta nelle proprie case e nelle strade. I precari, i sottopagati, i raccomandati e chi non vuole esserlo, chi è costretto a fare un lavoro che non ama, chi lotta per la propria attività e chi invece non ne può più di portarla avanti: l'interesse dell'autore è per loro. La distopia alla maniera di Zanasi è surreale, ironica, amara, un teatro dell'assurdo che, però, a guardarci bene dentro, tanto assurdo non è.

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Come ci hanno ridotto 70 anni di pace...

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War - La guerra desiderata: un'inquadratura del film

Sì, perché War - La guerra desiderata, e qui sta la grandezza del film, è riuscito a intercettare, tre anni prima della guerra in Ucraina, ma, soprattutto, un anno prima della pandemia, quel sentimento di rabbia e di frustrazione che abitava, e abita, nelle persone. Se nel personaggio di Edoardo Leo c'è la disillusione e la stanchezza di chi ha preso talmente tanti schiaffi in faccia da non sentire più il dolore, in quello di Giuseppe Battiston c'è la rabbia di chi è insoddisfatto e represso da anni, di chi si sente eterocomandato, di chi sente di sgobbare 16 ore al giorno per non guadagnare niente. "La rabbia non va tenuta dentro, sennò fa male" dice prima ancora che inizino le ostilità. "Guarda come ci hanno ridotto 70 anni di pace. Il massimo lo abbiamo dato sempre in guerra o dopo". Detto che di un Occidente debilitato da 70 anni di pace ha scritto davvero un editorialista, in occasione di questa guerra, le esplosioni di rabbia, più contenute che nel film, ma evidenti, sono davvero scoppiate nel corso della pandemia. Ma questa è stata solo il fattore scatenante. La rabbia c'era già prima.

La polarizzazione: interventisti o pacifisti

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War - La guerra desiderata: una scena del film

Un'altra cosa che è davvero accaduta, e che vediamo nel film, è la polarizzazione. È accaduta con il Covid, è accaduta con la guerra, anche se solo in teoria, mentre nel film avviene nella pratica. Ma comunque in queste occasioni si è sempre pro o contro: interventisti o pacifisti a oltranza, si imbraccia un fucile o si mettono in atto fatti eclatanti per la pace. È strano che in una storia simile non ci siano i social media (mentre nel film di Virzì ci sono), che sono il terreno della polarizzazione per eccellenza. Ma War - La guerra desiderata ci mostra un'umanità, soprattutto maschile, che si sente inutile e ha bisogno di riscattarsi con qualcosa che li porti ad agire, quasi un ritorno allo stato di natura, a un mondo che sia ancora all'insegna dell'homo homini lupus. Tutto questo è raccontato con un film che è una commedia, ma è realistico e funziona come un film d'azione, con un grande uso delle musiche (da Kim Carnes ai Blur a Donna Summer).

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Una sceneggiatura che gira a vuoto per troppo tempo

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War - La guerra desiderata: una foto del film

Gianni Zanasi allora ha in mano, perdonateci il termine bellico, una potenziale bomba, che però non esplode mai del tutto. In un film come questo, che è ricco di contenuto, ma anche di comicità e di azione, le cose probabilmente dovrebbero avvenire, in scena, in modo più serrato. Invece la sceneggiatura gira a vuoto per troppo tempo, fa fare ai suoi personaggi dei giri troppo lunghi, ci mette molto, troppo, a farli arrivare dove devono arrivare, in un percorso che, in fondo, sarebbe molto semplice. Non è che la cosa sia un male in sé. Il fatto è che si ha la sensazione che, soprattutto se teniamo conto della sua lunga durata (2 ore e 10 minuti), il film avrebbe potuto raccontarci di più, dei personaggi principali come di altri.

Quei personaggi e quelle storie che vengono abbandonate

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Locandina di War - La guerra desiderata

Un altro dei difetti del film è infatti quello di abbandonare dei personaggi e delle storie che, nella prima parte, ci erano state mostrate come importanti. Il film finisce per concentrarsi, giustamente, su Tom e Lea, ma abbandona totalmente tutti i personaggi legati e Lea (Stefano Fresi, che pur era stato introdotto con un racconto tormentato su uno stupro, Carlotta Natoli, Lorena Cesarini), e finisce anche, in fondo, per lasciare incompiuto un personaggio come quello di Giuseppe Battiston, centrale. Questo potrebbe anche essere letto nel senso di vedere il suo personaggio come un simbolo, un archetipo di tanti altri personaggi.

Miriam Leone: la seguireste ovunque

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War - La guerra desiderata: un'immagine del film

Giuseppe Battiston è comunque strepitoso, usato contro ruolo, un uomo rozzo, ignorante e rancoroso, lui che è pacioso ed empatico come pochi. Sono riusciti - gli attori ci credono tanto e si vede - anche i due personaggi principali, che seguiamo fino a un finale sospeso in stile Butch Cassidy And The Sundance Kid. Edoardo Leo è ancora più stanco e disilluso rispetto alle altre volte che lo abbiamo visto sul grande schermo, la barba più lunga e spruzzata di bianco. Miriam Leone è ancora una volta bravissima e sempre diversa da se stessa. Il modo in cui ride con gli occhi al primo incontro con Leo, il modo in cui, sempre con gli occhi, piange alla vista di quelle lucine blu sulle macchine che sono sinonimo di pericolo, sono impareggiabili. È perfettamente credibile che chieda al suo nuovo amico di seguirla in un sequestro di persona. Se vi guardasse con quegli occhi, anche voi la seguireste ovunque.

Conclusioni

Come vi abbiamo spiegato nella recensione di War - La guerra desiderata, il film di Gianni Zanasi è distopico e profetico, ha una grande idea e grandi attori. Ma ha una sceneggiatura che a tratti gira a vuoto, e perde l'occasione per diventare un grandissimo film. Ma resta un film da vedere.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.4/5

Perché ci piace

  • Avere avuto l'idea, tre anni fa, che potesse scoppiare una guerra, ma anche qualcosa di sconvolgente come la pandemia, è straordinario.
  • Il film riesce a cogliere un senso di rabbia e frustrazione che oggi è presente nella nostra società.
  • Edoardo Leo, Miriam Leone e Giuseppe Battiston sono estremamente credibili.

Cosa non va

  • Partita da una grande idea, la sceneggiatura gira a vuoto per troppo tempo, mettendoci troppo per far arrivare i personaggi dove devono.
  • Le storie di alcuni personaggi, presentati come importanti e poi abbandonati.