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Trainwreck: Woodstock ’99, la recensione: Tre giorni di pace, amore e musica, ma non stavolta

La recensione di Trainwreck: Woodstock '99: la docuserie in tre puntate, in streaming su Netflix dal 3 agosto, svela i retroscena di una storia davvero incredibile, quella volta che la musica, invece che unire, ha creato divisioni e violenza.

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Trainwreck: Woodstock '99 - un momento della serie

"Siamo in Bosnia?" si chiede un giornalista che sta passando vicino alla location dove si è svolta la riedizione del Festival di Woodstock del 1999. Siamo a Rome, stato di New York, il 26 luglio del 1999. Si è appena conclusa l'edizione del trentennale di Woodstock. E no, non è stata la tre giorni di pace, amore e musica del 1969. È stata un vero e proprio disastro, l'esatto contrario di quello che era accaduto nel 1969 a Bethel, New York. Nella recensione di Trainwreck: Woodstock '99 vi raccontiamo una docuserie in tre episodi, disponibile in streaming su Netflix dal 3 agosto, che svela i retroscena di una storia davvero incredibile. Quella volta che la musica, invece che unire, ha creato divisioni e violenza. La docuserie è molto riuscita per come viaggia tra i fatti, analizza le cause, sullo sfondo della scena musicale americana di 20 anni fa, e di un mondo che stava cambiando. È interessante e sconvolgente. E, in verità, anche attuale.

Niente colline verdi in stile Hobbit, ma una squallida base militare

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Locandina di Clusterf**k: Woodstock '99

Pace, amore e musica. Il primo episodio, e non poteva essere il contrario, viaggia a ritroso in quel 1969, per capire cosa fosse Woodstock. Ma torna subito nel 1999 e introduce il pubblico della nuova Woodstock: ragazzi giovanissimi, di 16 anni, anche di 14, che si recano a quello che sarà il concerto della vita, per molti il primo grande concerto. Sperano di ascoltare musica, di sballarsi e, forse, di fare sesso. Ci vanno in autostop, a volte di nascosto dai genitori. Ognuno arriva davvero carico di speranze. Le cose strane iniziano già all'ingresso: la security toglie acqua e cibo a tutti. I prezzi dell'acqua in bottiglia, poi, arriveranno a 4, poi a 12 dollari. Chi arriva si aspetta l'atmosfera del '69, colline verdi in stile Hobbit, ma si trovano in una squallida e inquietante base militare. Il fatto è che c'era stata già un'altra Woodstock nel 1994; caddero le recinzioni e metà della gente entrò gratis. Non si guadagnò nulla. In questa base militare, già atterzata con strade, alloggi e un ospedale, si pensava che sarebbe costato di meno e che si sarebbe potuto guadagnarci. Si comincia a capire la prima cosa che non andò: tutto era stato fatto nel nome del profitto. I prezzi erano veramente alti, esagerati, e la cosa ha fatto arrabbiare la gente. Anche se alcuni dei promoter del festival originale, avevano provato a portare i valori del '69, a mettere quei disegni floreali di quei tempi sul palco e muri di cinta. Ma non servì a niente.

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Un ambiente da ego maschile

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Trainwreck: Woodstock '99 - una scena della docuserie

Assistere a Trainwreck: Woodstock '99, è come seguire quell'assunto de L'odio di Kassowitz. Quella storia di quell'uomo che precipita dall'alto e dice "fin qui tutto bene", ma il problema è l'atterraggio, e sarà proprio così. Il primo giorno va bene, anche se c'è una birreria all'aperto, e la gente è già ubriaca alle 11 di mattina. La droga viene venduta ovunque e tutti cominciano a spogliarsi. Durante l'esibizione di Sheryl Crow qualcuno comincia a fare grida moleste, cose come "facci vedere le tette". E allora ecco che comincia ad affiorare una sensazione: tra la folla c'è qualcuno che è lì per qualcosa di più che la musica. Quello del pubblico di Woodstock, lo si scopre presto, è un ambiente da ego maschile, da pugni sul petto, i ragazzi bianchi delle confraternite dei college che gridano frasi sessiste, e sono lì solo per fare i cialtroni. La presenza delle telecamere della pay per view stravolge tutto, incita la gente a mostrarsi. È un "incredibile zoo umano".

L'aggressività del pubblico rispecchia quella della musica

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Trainwreck: Woodstock '99 - un'immagine della serie

E poi ha inciso la scelta degli artisti. Sul palco si succedevano i Korn, i Limp Bizkit, Kid Rock: era tutta musica aggressiva, e l'aggressività, e una certa superficialità, del pubblico rispecchiava quella della musica. È impressionante vedere l'esibizione dei Korn, che libera un'energia incredibile, con il pubblico che si muove come a ondate. È evidente che c'è troppa energia, e qualcosa può andare storto da un momento all'altro. Un altro aspetto che ha causato il disastro è aver sottovalutato la situazione a livello di sicurezza: ce n'era troppo poca, troppo molle e poco motivata. Da un lato, non ce la faceva, e questo vale anche per il personale paramedico, a tenere testa a tutto. Dall'altro, dava la sensazione ai presenti che tutto fosse permesso. E a liberare ogni loro istinto. Così gruppi di maschi cominciano a circondare ragazze sole. Quelle che fanno crowd surfing vengono palpeggiate da tutte le parti.

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Essere circondati dalla spazzatura non mette di buon umore

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Trainwreck: Woodstock '99 - una scena della serie

E poi, sempre in nome del profitto, si è risparmiato sulle pulizie e il sistema fognario, appaltando all'esterno il servizio a ditte che, semplicemente, non hanno fatto il loro lavoro. Così, il sabato mattina, all'inizio del giorno 2, la gente si sveglia nella completa sporcizia, con il prato coperto di rifiuti e le toilette ormai fuori uso. Essere circondati dalla spazzatura non mette di buon umore. E la rabbia continua a salire. Il caldo dà alla testa e non esiste ombra. Così il pubblico comincia a tirare cose agli artisti e ai veejay di MTV. Durante l'esibizione dei Limp Bizkit le cose peggiorano: la gente comincia a staccare i pezzi delle recinzioni di legno e farne dei surf per surfare tra la folla. Più tardi, l'esibizione di Fatboy Slim, nell'area rave, si interrompe quando arriva un furgone, guidato da un ubriaco, in mezzo alla folla, con trenta persone sopra. È il segnale che qualcosa sta andando storto.

Il ruolo di Fred Durst

Il regista Fred Durst sul set del film The Education of Charlie Banks
Il regista Fred Durst sul set del film The Education of Charlie Banks

C'è chi si chiede quale sia stato, in quell'occasione il ruolo di Fred Durst, il leader dei Limp Bizkit, una delle band più attese, gli headliner della seconda serata. In quell'occasione il super ego di Fred Duerst ha preso il sopravvento e ha iniziato a incitare la folla con frasi come "prendete tutta la vostra energia negativa e fatela uscire dal vostro corpo". È la miccia che fa esplodere tutto. Quando lancia la canzone che dice "dammi qualcosa da distruggere", in un attimo la situazione diventa pericolosa. Tra gli intervistati del documentario c'è chi lo definisce un "idiota", e chi dice che "non è colpa sua, non si possono controllare 300mila persone", e che "non puoi chiedere un orso di non essere un orso". Fatto sta che il comportamento della rockstar sembra essere stato un detonatore, un altro elemento in grado di aizzare la folla. Così come, la sera dopo, quello dei Red Hot Chili Peppers che, mentre sta divampando un primo falò, tornano sul palco per i bis e cantano Fire di Jimi Hendrix, scatenando decine di incendi in tutta l'area. Certo, l'idea di distribuire a tutti migliaia di candele - per una buona causa, la lotta contro il possesso di armi - da parte dell'organizzazione fu una follia. Quella sera, l'ultima, si aspettava un artista a sorpresa (Prince? Bob Dylan? Guns'n'Roses? Rolling Stones?) ma non ci fu. E la rabbia incendiaria e distruttiva fece diventare Rome una zona di guerra. Michael Lang, lo storico promoter della prima Woodstock, è morto tre mesi dopo l'intervista che vedete in questo documentario. E non ci sono piani per fare un'altra Woodstock.

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Una volta che si è parte di un branco si diventa come animali

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Trainwreck: Woodstock '99 - un'immagine della docuserie

Come raccontava Manzoni in quel famoso capitolo dei promessi sposi, la folla è qualcosa che va oltre la somma dei singoli, è qualcosa che cattura, trascina chi è all'interno e vive di vita propria. Una volta che si è parte di un branco si diventa come animali, e chi era là in quelle sere, si comportava come un animale. Non c'erano i social media, riflette oggi una ragazza che allora era tra il pubblico, e la gente per sfogare la rabbia di essere stata presa in giro se l'è presa con l'organizzazione con i luoghi. La rabbia per l'organizzazione però si è unita ad altro; all'immaturità di una generazione già frustrata e impaurita, che non voleva crescere e impegnarsi, e in quei giorni cercava l'occasione per essere fuori da ogni regola e ogni morale.

Le accuse di stupro

Ma la cosa forse più agghiacciante sono state le accuse di stupro arrivate nei giorni successivi. Almeno quattro ragazze hanno denunciato la cosa. Sono passati vent'anni, non due secoli, e la cosa lascia a bocca aperta. Forse il tema più importante di Trainwreck: Woodstock '99 è il modo in cui, solo pochi anni fa, venivano trattate le donne. C'è chi parla di "supponenza pervasiva", quel pensare "io sono migliore di te e posso fare quello che voglio" che è sempre alla base di ogni episodio di razzismo e sessismo, ma vedere certe scene oggi è qualcosa di inconcepibile. Nel documentario sentiamo dire che i movimenti come il #metoo sono nati anche come risposa ai comportamenti orribili di Woodstock. Molti allora erano ragazzini e oggi sono adulti, genitori. E, in chi racconta tutto questo oggi, c'è per fortuna una nuova consapevolezza.

Un mondo che stava cambiando

Una foto di Gavin Rossdale
Una foto di Gavin Rossdale

Ci sono tanti motivi, insomma, per andare a conoscere una storia che, ai tempi, non c'erano internet e i social ma solo la stampa e la tv, in Europa arrivò piuttosto attutita, e di cui ci si scordò presto. Un altro valido motivo, anche se secondario, è quello di vedere quale fosse la scena musicale americana dell'epoca. Artisti forse sopravvalutati che sono spariti, come i Limp Bizkit, sempreverdi che sono ancora sulla pista, Red Hot Chili Peppers e Korn, artisti dimenticati che ci ha fatto piacere rivedere, come i Bush di Gavin Rossdalee la dolcezza di Jewel. Non si vedono i Rage Against The Machine, artefici di un rock molto duro, ma anche politicizzato, integerrimo, un gruppo rimasto nella storia che probabilmente non vuole essere associato alla superficialità di certe band della scena americana dell'epoca. In Europa in quegli anni stavano succedendo grandi cose, e la scena americana forse per noi era in secondo piano. Ma quel Woodstock del 1999 è stato forse il simbolo di un mondo che stava cambiando. Quel senso del profitto, che entrava in un mondo che si credeva fosse il regno degli ideali, anticipava i fatti di Seattle, e la vittoria della globalizzazione. Ma Trainwreck: Woodstock '99 ci ha fatto vedere anche il ritratto una generazione - i ventenni americani dell'epoca - profondamente immatura e superficiale. Vicino alla quale quelle di oggi fanno una figura migliore.

Conclusioni

Nella recensione di Trainwreck: Woodstock '99 vi abbiamo parlato di una docuserie molto riuscita per come viaggia tra i fatti, analizza le cause, sullo sfondo della scena musicale americana di 20 anni fa, e di un mondo che stava cambiando. È interessante e sconvolgente. E, in verità, anche attuale, per il discorso sulle donne.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • La storia raccontata è incredibile di suo, ed è raccontata con ritmo e molti interventi.
  • La storia diventa un trattato di antropologia sul branco e sul maschio bianco americano.
  • Ma è anche un racconto di come il profitto ha preso il posto dei valori.
  • L'attualità è tutta nel comportamento nei confronti delle donne.

Cosa non va

  • Un solo appunto, la mancanza dei Rage Against The Machine...