A più di trent'anni dal debutto del primo storico capitolo, il mondo dei giocattoli senzienti più famosi del cinema è tornato finalmente su grande schermo. Una sfida difficile, considerando le altissime aspettative del pubblico e la longevità di una saga che nel corso degli anni ha già avuto molto da raccontare. Ma cosa si cela dietro la nascita di questa nuova avventura? Il tema centrale sembra essere la tecnologia: Jessie, Buzz e Woody, infatti si ritrovano ad avere a che fare con la dispotica Lilypad, un tablet per bambini di ultima generazione.
A svelarci gli intenti e la profondità di questo Toy Story 5, però, sono stati Pete Docter (Direttore creativo Pixar Animation Studios e Produttore Esecutivo), Lindsey Collins, produttrice e le nuove voci italiane che hanno caratterizzato personaggi folli e meravigliosi.
Accettare il tempo che passa
Dopo la conclusione del quarto capitolo, molti pensavano che la parola "fine" fosse ormai arrivata per l'iconico titolo. A riaccendere la macchina creativa, invece, sono state le idee dello sceneggiatore e regista Andrew Stanton, capace di individuare i tre elementi chiave per una nuova grande storia. La produttrice del film racconta così la genesi del progetto:
"Andrew Stanton aveva una sorta di tre ingredienti principali con cui stava giocando nella prima stesura. Il primo era che si trattava della storia di Jessie. Diceva: 'È davvero importante, penso di voler fare un film su Jessie'. E poi l'idea che avrebbe parlato di tecnologia, perché 'Non so come si possa parlare di giocattoli oggi come oggi senza parlare di tecnologia'. Ed infine voleva 50 Buzz Lightyear. Quindi abbiamo detto: 'Oh, okay. Vediamo come funzionerà la storia dei 50 Buzz Lightyear'. Ma sì, penso che tutti e tre questi ingredienti siano stati quelli che ci hanno spinto, ma a dire che volevamo assolutamente vedere quel film."
Collins poi fa chiarezza su uno dei punti forti del franchise, ovvero la sua capacità di evolversi: "Penso che una delle cose davvero uniche di Toy Story, considerando che ha attraversato un arco di tempo così lungo, sia il fatto che accetti il cambiamento: lascia passare il tempo per i personaggi. Non cerchiamo di bloccarli in un determinato periodo. Mostriamo i bambini che crescono e i giocattoli che affrontano il fatto che i loro bambini stanno crescendo. E poi, alla fine, i loro bambini vanno al college e loro vengono affidati a un nuovo piccolo. E questo è ciò che ci fa sentire, ogni volta che siamo con loro... come se stessimo affrontando cose simili a quelle che loro affrontano."
L'impatto della tecnologia e dell'IA sull'animazione
In un'epoca dominata dall'avvento dell'Intelligenza Artificiale, Pete Docter ha voluto chiarire la posizione dello studio rispetto al lavoro degli animatori, che rimangono insostituibili, anima e cuore di tutto il lavoro che vediamo su schermo. Le nuove tecnologie hanno quindi impattato in qualche modo sul lavoro dello studio? "Beh, finora, per quanto riguarda nello specifico gli animatori, per nulla. Perché sono ancora loro gli attori, i veri interpreti. Sono loro a creare le espressioni e i gesti, e tutto questo viene da loro... quasi come farebbe un attore, ma invece di usare il corpo fisico usano questo 'pupazzo' che esiste all'interno del computer."
Il pilastro di Pixar continua poi dicendo: "Penso che a lungo termine sperimenteremo con molti strumenti diversi, come d'altronde facciamo fin dagli inizi. Penso che abbia un grande potenziale per espandere le capacità degli artisti ma potrebbe anche finire malissimo se non ci muoviamo nella direzione giusta. Quindi è un tema che stiamo affrontando attraverso una riflessione molto profonda, con molta cautela."
La responsabilità del cast italiano
E per quanto riguarda le nuove voci italiane l'esperienza al leggio per Toy Story 5 si è rivelata un onore e una responsabilità. Accanto all'entusiasmo, c'è la consapevolezza di doversi confrontare con un pubblico estremamente affezionato e attento. Katia Follesa, voce del tablet Lilypad, descrive così questo delicato equilibrio: "Sai, proprio perché Toy Story ha un pubblico fedele, non deludere l'aspettativa forse è stata la prima cosa, o la seconda, che abbiamo pensato - almeno per quanto mi riguarda - subito dopo 'Che bello! Che bello, faccio Toy Story!' Però la gente si affeziona alle voci dei nostri doppiatori che sono eccellenti."