Buonvino - Misteri a Villa Borghese, recensione: Giorgio Marchesi è la sorpresa gentile di Rai 1

La nuova fiction poliziesca tratta dai romanzi di Walter Veltroni punta su un protagonista misurato e gentile, e su una Roma insolita, pur restando molto legata ai codici assai riconoscibili di Rai 1.

Giorgio Marchesi è il protagonista della fiction tratta dai romanzi di Walter Veltroni

Alle novità che si sono susseguite su Rai 1 nelle ultime settimane, si aggiunge ora Buonvino - Misteri a Villa Borghese, nuova fiction crime prodotta da Palomar e tratta dai romanzi di Walter Veltroni.
Ancora un protagonista con natali letterari, dunque, un vicequestore caduto in disgrazia dopo un errore operativo e spedito in quello che tutti considerano un commissariato inutile.

Con Giorgio Marchesi protagonista, la serie prova a ritagliarsi uno spazio nell'affollato filone investigativo Rai puntando meno sull'azione e più sui personaggi, sul tono umano e su un'ambientazione riconoscibile come Villa Borghese.
Una scelta che può renderla diversa dal solito poliziesco televisivo, ma anche esporla al rischio capitale per un'opera di finzione: la noia.

Un commissariato dimenticato, un uomo da "ricostruire"

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Giovanni Buonvino è cresciuto con un'idea molto netta della giustizia: il bene deve vincere sul male. Per questo ha scelto la divisa, rompendo però con la sua famiglia, che quei valori li predicava senza immaginare di ritrovarsi un figlio poliziotto.

Dopo una carriera brillante, un errore durante un blitz cambia tutto. Buonvino viene messo da parte e relegato a mansioni burocratiche, finché arriva un nuovo incarico: dirigere il commissariato di Villa Borghese.

Quella che sembra una promozione si rivela presto una punizione mascherata. Nel grande parco romano, almeno in apparenza, non succede mai nulla. Ma dietro la quiete emergono misteri, casi inattesi e piccoli mondi da decifrare. Per Buonvino è l'occasione per rimettersi in piedi, guidando una squadra disordinata e cercando di rimettere ordine anche nella propria vita sentimentale.

Buonvino e il superpotere della gentilezza

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Tra tutti i detective, questori, vicequestori, commissari di cui la TV abbonda (e ha sempre abbondato in ogni epoca), Buonvino è finalmente uno diverso dal solito. Ha abbandonato da tempo la ricerca di un posto a sedere nel circolo di eroi ed eroine pronti a tutto, dotati di energie inesauribili e di un coraggio fuori dal comune.

La sua forza, invece, sta nell'essere assolutamente umano, nell'accezione più semplice e reale del termine. Ma se, insomma, questo vicequestore venuto dal Nord è in fondo uno un po' come tanti, come giustifica l'essere diventato protagonista prima di un ciclo di romanzi e poi di una serie tv?
Con l'essere dotato di un potere che sembra ormai smarrito: quello della gentilezza. Giovanni Buonvino sa ascoltare gli altri, senza sgomitare per essere sempre al centro delle trame. Perchè lui, semplicemente, si gode lo spettacolo.

Una Roma decadente e maestosa come sfondo

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E che spettacolo, per il vicequestore, ma anche per lo spettatore! Nella carica recente delle fiction "al servizio" delle film commission, Buonvino - Misteri a Villa Borghese è probabilmente quella che vince a mani basse, portandoci in una parte della Capitale poco rappresentata negli ultimi anni.

Lasciato da parte, per una volta, il racconto delle periferia, la serie, adattata da Salvatore De Mola e diretta da Milena Cocozza, trasporta personaggi e casi di puntata nel centro cittadino, nella Roma borghese, decadente e bellissima.

Il fulcro è Villa Borghese, con la sua varietà di panorami, un luogo idilliaco che spetta alla serie trasformare, di volta in volta, in uno spaventoso antro degli orrori (siamo pur sempre dalle parti del noir).
Con il trascorrere dei minuti sullo schermo, però, e fin dalla prima puntata, Il caso del bambino scomparso, sarà prorio il protagonista, romano ormai d'adozione, a fare da guida in una città che ha vissuto mille e una storia. Colto e appassionato cinefilo, Giovanni Buonvino ha creato negli anni una sua personale carta topografica legata al cinema, che rivive nella memoria, personale del vicequestore e collettiva degli spettatori.

L'indulgenza del dare e darsi una seconda possibilità

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Anche Buonvino ha un animo inquieto: è alla ricerca di una rinascita, nel lavoro, al comando di quella "armata Brancaleone" che gli è toccata in sorte, come nella vita privata, dopo il divorzio dall'ex moglie. A differenza, però, dei tanti poliziotti "spezzati" di cui la TV è piena, il vicequestore nato dalla penna di Veltroni possiede la maturità per concedersi davvero quella seconda possibilità.

E come lui anche la collega Veronica Viganò (interpretata dalla sempre intensa Serena Iansiti) ha imparato a trattarsi con più indulgenza, decisa a lasciarsi alle spalle un passato doloroso per cui però, come dirà lei stessa nel seconfo episodio, non si sente più in colpa.

Peccato che la profondità di alcune riflessioni intrinseche nel percorso dei personaggi venga talvolta imbrigliata in una confezione ormai riconoscibile come quella tipica delle fiction RAI.

Conclusioni

Buonvino - Misteri a Villa Borghese si muove come il suo protagonista gentile, che inevitabilmente imprime un altro ritmo a tutta la narrazione. Una fiction che non ha la concitazione di tanti polizieschi, non ha l'ossessione per l'action a tutti i costi. L'adrenalina lascia il posto alla riflessione, il protagonismo del singolo all'azione corale. È proprio in questa scelta di passo che la serie trova la sua identità migliore, preferendo ascolto, sfumature e attenzione ai personaggi a una tensione costruita in modo artificiale. Allo stesso tempo, però, la narrazione finisce talvolta per adagiarsi entro coordinate ormai ben riconoscibili della fiction Rai 1, tra sviluppi lineari e soluzioni pensate più per rassicurare che per sorprendere. Quando riesce a liberarsi da questi automatismi, Buonvino mostra invece un potenziale interessante e diverso dal consueto panorama crime televisivo italiano. Non rivoluziona il genere, ma prova almeno a ricordare che si può raccontare un'indagine anche con garbo, misura e umanità. Per rispondere alla nostra domanda iniziale: Buonvino alla fine annoia? No, rilassa e rassicura.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • la presenza di un protagonista finalmente colto anche in un poliziesco
  • la chimica sullo schermo di Giorgio Marchesi e Serena Iansiti
  • la regia "rilassata" di Milena Cocozza

Cosa non va

  • alcune scelte narrative toglono inevitabilmente un po' di adrenalina e mistero
  • non riuscire a prescindere, ancora una volta, da stilemi tipici della fiction RAI