The Walking Dead

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Recensione The Walking Dead 9x06 - Dopo Rick il futuro è donna

La recensione di The Walking Dead 9x06: dopo il grande addio di Rick, Who Are You Now? è un episodio transitorio che segna il grande salto della serie in una nuova era.

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Quel ponte saltato in aria dopo l'ultimo colpo di Rick Grimes, a molti, sarà sembrato una scorciatoia facile, un'uscita di sicurezza per pavidi. Perché la tanto dichiarata "uscita di scena" del grande protagonista di The Walking Dead non è stata certo coraggiosa e drastica come i fan temevano (ma in fondo al loro cuore speravano). Sopravvissuto all'esplosione, l'ex vice-sceriffo ha abbandonato la serie in elicottero per atterrare nei futuri film legati allo show. Che siate arrabbiati o soddisfatti, nostalgici o felici per l'addio di Andrew Lincoln, The Walking Dead 9x06 guarda avanti, va oltre, delinea un nuovo futuro da abbracciare, valido sia per i protagonisti che per gli spettatori.

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Rick Grimes non c'è più, e con questo bisogna scendere a patti. A livello di scrittura, questo potrebbe portare a due conseguenze: rendere The Walking Dead una serie ancora più corale, oppure passare la leadership del compianto Rick nelle mani di due o tre personaggi (i più carismatici e amati dai fan). Questo Who Are You Now? sembra interrogare la serie stessa, chiedendole che tipo di via imboccare. Dopo aver visto questo episodio di transizione, ma a suo modo memorabile nel suo essere orfana di Rick, possiamo dire che The Walking Dead è ancora in una terra di mezzo, indecisa se dedicare il suo sguardo al collettivo o se fossilizzarsi su pochi personaggi iconici.

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È certo, invece, che lo show ha imparato dai suoi gravi errori del recente passato, perché questa The Walking Dead 9 ci sembra più curato sia nella scrittura che nella messa in scena, finalmente senza momenti ridicoli e sequenze sciatte. Nonostante qualche caduta di stile (perdonaci, padre Gabriel, ma le tue storie d'amore non interessano a nessuno), la serie si avvia verso la metà della stagione priva di una gamba (Lincoln), ma ancora capace di camminare senza trascinarsi come uno zombie.

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L'eco di un addio: la vita dopo Rick

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Il tempo passa, il dolore non ancora. Sono passati circa sei anni da quando Rick si è quasi sacrificato per dilaniare una mandria di erranti, ma il vuoto lasciato è ancora presente, proprio come quel ponte ancora spezzato, simulacro di un simbolo scomparso. Rick non c'è più, ma non se n'è andato davvero. Rivive nelle confessioni della sua Michonne, che prova a concepire un futuro, a rieducarsi alla civiltà, ma nel suo cuore cova ancora una testarda speranza. Rivive nel cappello, negli sceriffi di plastica e nelle camicie a quadri della piccola Judith, ormai abbastanza grande per aver persino imparato la lezione di suo fratello Carl: accogliere, aprirsi all'altro, tendere la mano al prossimo. Con il candore e la fiducia che solo i bambini sanno avere. Ma attenzione a non dare dell'ingenua alla piccola Grimes, una che in questo mondo impazzito ci è nata e non cresciuta. Judith sembra avere gli anticorpi per sopravvivere nella giungla umana e mostruosa di The Walking Dead. Merito anche di una madre che si prende cura di lei nella mente e nel corpo.

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Tra matematica e arte della spada, la piccola Grimes è la nuova mascotte dello show, talmente risoluta da aprire personalmente le porte a cinque nuovi arrivati, salvati proprio grazie all'intervento provvidenziale della bimba. Come all'interno di una cittadina western di frontiera, capiamo subito che ad Alexandria vige una democrazia in cui i rappresentanti della comunità decidono le sorti del collettivo. A Michonne, capo della sicurezza, spetta scavare dentro di sé tra sospetti e fiducia, per capire se fidarsi o meno di chi è arrivato vivo sin qui. Perché chi è sopravvissuto nel mondo di The Walking Dead, avrà certamente fatto qualcosa di orribile. E a proposito di persone orribili, abbiamo molto gradito la breve apparizione di Negan, che prova ad accaparrarsi la fiducia di Judith, cercando (come fatto con Carl e Michonne) di manipolare gli altri per uscire da quella asfissiante prigione.

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Il futuro: The Walking Dead 'sussurra' famiglia

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Un anno zero, un tacito reboot, una nuova era. Chiamatelo come volete, ma il nuovo corso di The Walking Dead segna una rottura forte col passato soprattutto in termini di approccio alla storia. Se le stagioni precedenti erano contraddistinte da guerra e disperazione, da conflitti e agguati spesso privi di una reale programmazione ad ampio respiro, adesso lo show ci tiene a proteggere quanto di buono e di bello costruito dai suoi personaggi. Nonostante le ovvie difficoltà di fondo, in The Walking Dead ora serpeggia una flebile speranza, la ferrea consapevolezza che adesso c'è un'umanità da difendere con ancora più forza di prima perché tutti in qualche modo l'hanno smarrita lungo la strada. Alla base di questa nuova civiltà emerge con decisione il concetto di famiglia. Ed è per questo che la scelta da "vagabondo solitario" di Daryl ci appare ancora più in controtendenza con il bisogno di sicurezza (e futuro) di tutti gli altri. Nucleo basilare di qualsiasi comunità, la famiglia è una necessità anche per donne ferite ma forti come Michonne e Carol, diventata sempre più regina senza corona del Regno. Entrambe sono madri di figli non loro, entrambe costrette a fare cose orribili pur di difendere quel briciolo di futuro che si sono guadagnate con le unghie e con i denti. Il collettivo più forte del singolo, dunque. The Walking Dead più forte di Rick Grimes. E allora, forse, non è un caso che alla fine ecco sentire per la prima volta i bisbigli dei tanto attesi nuovi antagonisti dello show: i Sussurratori. Anche loro, dopotutto, non sono altro che una famiglia.

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Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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