Terminator: The Sarah Connor Chronicles

2008 - 2009

The Sarah Connor Chronicles: 5 motivi per cui è il miglior Terminator dopo quelli di James Cameron

A dieci anni dal debutto sugli schermi televisivi americani, ricordiamo la serie basata sulla celebre saga di fantascienza interpretata da Arnold Schwarzenegger e Linda Hamilton.

Thomas Dekker e Lena Headey in una foto di Sarah Connor Chronicles

Il 13 e 14 gennaio 2008 andarono in onda sulla Fox statunitense i primi due episodi di Terminator: The Sarah Connor Chronicles, serie creata da Josh Friedman e basata sui film di James Cameron, di cui era a tutti gli effetti un sequel alternativo (vengono nullificati gli eventi di Terminator 3 - Le macchine ribelli, all'epoca l'unico altro capitolo cinematografico del franchise). Ambientata nel 2007, la prosecuzione catodica sposava più apertamente la mitologia cameroniana sulla possibilità di cambiare il futuro anziché aderire al pessimismo di fondo dei sequel successivi (nei quali viene spiegato che il Giorno del Giudizio non può essere eliminato, ma solo rimandato), puntando anche maggiormente sulla componente intima legata alla famiglia Connor (Sarah, il figlio John e, tramite viaggi nel tempo, il "cognato" Derek Reese) e su una galleria più variegata di macchine assassine, con annessa ambiguità sul loro ruolo nella guerra tra la razza umana e Skynet. La serie ebbe vita breve e fu cancellata dopo solo due stagioni (e la prima già di suo fu accorciata a causa dello sciopero degli sceneggiatori tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008), con l'ultimo episodio trasmesso due mesi prima dell'uscita di Terminator Salvation. Un insuccesso immeritato, poiché a nostro avviso The Sarah Connor Chronicles è il miglior capitolo della saga dopo gli originali di Cameron. Ecco perché. N.B. L'articolo contiene spoiler.

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1. Familiare ma diverso

Il mondo è riconoscibilmente quello immaginato dal creatore della saga, ma nel complesso The Sarah Connor Chronicles fa del suo meglio per evitare l'effetto nostalgia: nessun cameo posticcio per Arnold Schwarzenegger, nessun abuso delle frasi tipicamente associate al franchise, il tema musicale ridotto al minimo nella sequenza dei titoli di testa. Anche a livello narrativo siamo lontani dai sequel non realizzati da Cameron, che tendono a riciclare situazioni e personaggi senza mai guardare avanti, mentre nella serie viene dato maggiore spazio al rapporto tra Sarah e John e al ruolo che entrambi dovrebbero avere nella rivolta contro Skynet, senza andare a ripescare gratuitamente i momenti clou dei primi due film.

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2. Sarah Connor

Brian Austin Green e Lena Headey in 'The Demon Hand', settimo episodio di Sarah Connor Chronicles

Come suggerisce il titolo stesso, la serie vanta soprattutto la presenza della storica protagonista femminile della saga, assente al cinema in Terminator 3 (e relegata a un cameo audio in Salvation), dove viene spiegato che la madre di John è morta di leucemia nel 1997, dopo la data di quello che doveva essere il Giorno del Giudizio (nella linea temporale della serie è stata invece stroncata da un tumore nel 2005). Una lacuna di non poco conto, che la serie decise di colmare modificando il futuro di Sarah e dando alla storyline quella componente emotiva che era venuta a mancare sul grande schermo. A impreziosire ulteriormente l'operazione è la performance di Lena Headey, che incarna l'essenza di Sarah senza cercare di emulare Linda Hamilton.

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3. I Terminator

Aaron James Cash nel pilot di Sarah Connor Chronicles

Nella serie la parola stessa non viene mai detta prima dell'episodio finale, ma un altro punto di forza dello show riguarda i cyborg mandati da Skynet per impedire la sopravvivenza di John Connor e la resistenza contro l'egemonia delle macchine. Particolarmente notevole è l'uso delle due Terminator dalle sembianze femminili: Cameron (Summer Glau), incaricata di proteggere John e Sarah e dotata di un esoscheletro basato sull'aspetto di un'alleata di John uccisa da Skynet, e Catherine Weaver, una macchina mutaforma che sotto le mentite spoglie della dirigente di un'azienda tecnologica sta lavorando ai propri progetti per contrastare Skynet, senza per questo essere dalla parte dei buoni. E nel mezzo c'è il Terminator più classico, interpretato con carisma letale da Garret Dillahunt.

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4. Derek Reese

Brian Austin Green in un momento dell'episodio The Mousetrap di Terminator: The Sarah Connor Chronicles

Concepito appositamente per lo show, Derek (Brian Austin Green) è il fratello di Kyle, il defunto padre di John. La sua presenza ha consentito allo show di dare a Connor una figura paterna ed esplorare un po' più approfonditamente anche il personaggio di Kyle, fondamentale per la mitologia del franchise ma dalla presenza ridotta per esigenze narrative. È anche l'ingrediente narrativo perfetto per affrontare il tema delle realtà alternative, dato che lui viene ucciso nella seconda stagione ma un altro Derek, proveniente da una linea temporale diversa, fa capolino nella puntata finale. E a tal proposito...

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5. La conclusione (?) perfetta

Thomas Dekker in una scena dell'episodio Born to Run di Terminator: The Sarah Connor Chronicles

L'episodio finale di The Sarah Connor Chronicles è al contempo frustrante e paradossalmente perfetto: dopo aver finalmente incontrato Weaver, John Connor viene trasportato nel futuro, ma non è quello che noi conosciamo. Essendo stato rimosso dalla linea temporale principale, John non è mai divenuto il leader della resistenza, e così si ritrova in un mondo dove Derek, Kyle e gli altri combattono senza aver mai sentito parlare di lui. Un cliffhanger davvero audace, da cui sarebbe dovuta scaturire una terza stagione all'insegna del futuro incerto, e che ha giustamente lasciato l'amaro in bocca ai fan che speravano in una prosecuzione dello show. Ma è anche l'immagine di commiato ideale, l'applicazione migliore - finora - del concetto che ha dominato i film più recenti: in un modo o nell'altro, la guerra contro Skynet è sempre destinata a continuare.

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