The Nameless Ballad potrebbe essere il film più personale di Federico Zampaglione. Non solo perché parla di un musicista in cerca d'ispirazione, ma perché, nella sua esplorazione dell'horror, il regista si cimenta per la prima volta con un sottogenere introspettivo come il thriller psicologico. Dopo il divertissement giallo Tulpa e il tuffo nel gore di The Well, Zampaglione sembra voler imprimere una nuova svolta nel suo cinema. D'altronde, come ha sottolineato Kat Hughes dell'Hollywood News, il leader dei Tiromancino ha il merito di non fare mai lo stesso film due volte.
Ma c'è un altro elemento di novità. Per la prima volta, ad affiancare Federico Zampaglione troviamo una voce femminile. The Nameless Ballad è scritto, infatti, a quattro mani con Barbara Baraldi, autrice noir e curatrice di Dylan Dog. E la sensibilità femminile la si percepisce soprattutto nel modo in cui sono scritti i personaggi a cominciare dal protagonista Sam Gallo, giovane cantautore di belle speranze che, dopo aver azzeccato il primo disco, viene messo sotto pressione dalla casa discografica che gli impone di sfornare nuove hit. Per permettergli di concentrarsi, e tenerlo lontano dalle dipendenze che lo affliggono, viene spedito in una lussuosa dimora nella campagna laziale insieme al cane Elvis, ma a turbare i suoi sonni sarà la presenza di un antico pianoforte e dello spartito di una struggente ballata incompiuta.
Un thriller psicologico 'in soggettiva'
Chi conosce i film di Zampaglione resterà sorpreso dai toni delicati e introspettivi con cui viene affrontata la crisi di Sam Gallo, interpretato dalla star di The Gentlemen Jamie Ward, a sua volta cantante. Il regista si prende il tempo necessario per permettere allo spettatore di entrare in sintonia col personaggio e con la sua solitudine (lontano dalla fidanzata Tania, interpretata da Alana Boden) spiazzandolo con ritmi dilatati e un loop narrativo che vede i giorni di Sam occupati dai tentativi di comporre nuova musica e le notti turbate dagli incubi provocati dalla nuova dimora.
The Nameless Ballad attinge a piene mani a leit motiv come fantasmi e case stregate creando una sintesi tra atmosfere gotiche e problemi terreni come l'insicurezza, la perdita dell'ispirazione e la dipendenza da farmaci. Tutta la prima parte del film, che risulta un po' ripetitiva, mostra Jamie che si alza, gioca col cane, prova a comporre nuove canzoni peer poi andare incontro a un sonno invaso dagli incubi. Il ritrovamento della composizione incompiuta della misteriosa Imma Rubino (Giglia Marra) imprime un'accelerazione alla dimensione horror vera e propria con le visioni di Jamie che si fanno sempre più concrete. Zampaglione aderisce al punto di vista del personaggio rendendoci partecipi dei suoi deliri e mostrandoceli esplicitamente per rendere il tutto ancor più angosciante.
Parola d'ordine: sperimentare
Dopo il tripudio gore di The Well, il regista fa un passo indietro asciugando la struttura narrativa e riducendo al massimo il numero dei personaggi. L'orrore di_ The Nameless Ballad_ è suggerito più che mostrato, evocato dalle immagini in bianco e nero che aprono una finestra sul passato della villa in cui approda Jamie e sulla sua antica abitante. A interpretare Imma Rubino è la moglie di Zampaglione, Giglia Marra, presenza spettrale dal volto cinereo e dal corpo sottile castigato in un abito nero. Se le sue apparizioni improvvise qualche brivido lo provocano, il regista sceglie comunque di centellinare la sua presenza così come quella di Fabrizio Ferracane, silenzioso custode della casa e dei suoi segreti.
Dopo essersi costruito una solida fan base tra gli amanti del cinema a tinte forti, il regista si rimette in gioco con un film completamente diverso che farà storcere il naso agli amanti della violenza esplicita e dei ritmi incalzanti. Ma al di là delle suggestioni gotiche e crepuscolari, il vero elemento di rottura rispetto al passato sta nella visione pessimistica che sembra avvolgere tutto e tutti, denunciando un'amarezza di fondo che sembra preludere all'impossibilità di salvezza. Uno Zampaglione più maturo, meno scanzonato, ci regala una riflessione sulle difficoltà di vivere la passione per la musica senza subire pressioni e critiche da parte del mondo esterno. Un tema che, a quanto pare, gli sta molto a cuore. In chiusura di film non passa inosservata la dedica a Federico Frusciante, le cui critiche Zampaglione aveva imparato ad accettare e perfino condividere.
Conclusioni
Federico Zampaglione prosegue nella sua esplorazione del genere horror lasciandosi alle spalle le tinte forti e lo splatter per confezionare una pellicola malinconica e spettrale che racconta la crisi di un musicista alle prese con un’antica composizione in una haunted house della campagna laziale. Con Giglia Marra e Fabrizio Ferracane.
Perché ci piace
- La voglia di sperimentare di Federico Zampaglione.
- Il maggior approfondimento psicologico dei personaggi, merito della voce della co-autrice Barbara Baraldi.
- La centralità della musica, motore narrativo della storia.
- La presenza di Giglia Marra, sofisticato spettro che avrebbe meritato ancor più spazio.
- La dedica a Federico Frusciante.
Cosa non va
- La struttura narrativa non sempre fluida.
- Pochi brividi. Manca la grinta delle opere precedenti nelle trovate horror.