The Mandalorian 2: perché quel gesto nel settimo episodio è così importante per il protagonista

Il settimo e penultimo episodio di The Mandalorian 2 fa compiere al protagonista un gesto molto importante e carico di significato: vediamo perché.

APPROFONDIMENTO di 12/12/2020
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The Mandalorian 2: Il Mandaloriano e Boba Fett nel settimo episodio

Manca solo un episodio alla fine di The Mandalorian 2 e un po' ci dispiace. La seconda stagione della serie dei record di Disney + ha emozionato e coinvolto gli appassionati di Star Wars sin dalla prima puntata sorprendendo anche quando ci si aspettava una pausa narrativa. Fino a questo momento il nostro Mando ha viaggiato come un treno, puntata dopo puntata, alzando sempre più l'asticella dello spettacolo e delle rivelazioni tra grandi ritorni e colpi di scena. Ogni puntata di questa seconda stagione ha un momento rivelatorio, importantissimo per il futuro della storia, una sorta di azione epifanica per i personaggi. Anche quando l'episodio si rivela più preparatorio del previsto, come abbiamo scritto nella nostra recensione, in vista del gran finale. Questo settimo episodio non è tra i più indimenticabili della serie eppure anche in questo caso succede qualcosa che scardina le convenzioni narrative e porta avanti il percorso evolutivo del protagonista interpretato da Pedro Pascal. Proprio lui compie un gesto davvero molto importante che può rivoluzionare il personaggio.

Un unico Credo

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The Mandalorian: un'immagine del protagonista

Figlio di Mandalore, figlio della Ronda. Il nostro protagonista è un trovatello cresciuto con le regole ferree del Credo. La chiamano "La Via di Mandalore" ed è una religione legata alla tradizione del popolo di quel pianeta, una tradizione che, all'epoca in cui la serie è ambientata, è ormai considerata troppo antica per essere rispettata. Il mondo cambia, ma i seguaci della Via rimangono fermi su quell'obbligo imprescindibile: portare il casco, nascondere il volto. Questo significa essere mandaloriani. Toglierlo e mostrare il proprio volto è un gesto da evitare, un'offesa divina, l'atto che non li riconosce più degni di portarlo. Se nella prima stagione, questo Credo che il nostro protagonista senza volto poteva essere considerato come una particolarità da accettare senza troppe domande, la seconda stagione di The Mandalorian ha posto l'accento sui lati negativi di questa regola. È accaduto nel Capitolo 11, attraverso un dialogo con Bo Katan, un'altra mandaloriana che, a differenza del protagonista, non appartiene a questa frangia estremista. Esatto: i Figli della Ronda a cui il nostro protagonista fa fede sono degli estremisti fuori tempo massimo, anche violenti nella loro testardaggine e nel loro considerare quelli diversi da loro esseri inferiori. Insomma, il nostro Mando appartiene a una fronda radicale e separatista che sicuramente getta un po' di ombre sul protagonista.

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Per salvarmi la vita: la definizione di un uomo

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Lo spietato Moff Gideon

Solo in un'occasione Mando si era tolto il casco. Avveniva nel Capitolo 8, il finale della prima stagione, e lo faceva costretto dalla situazione. Gravemente ferito dallo scontro con le truppe di Moff Gideon, il nostro cacciatore di taglie stava quasi per accettare la morte. E sarebbe accaduto se non fosse per il potere della Forza del Bambino (d'ora in poi chiamiamolo Grogu, ora che sappiamo il suo nome), capace di fermare l'avanzata dei soldati. Aveva una scelta il nostro Mando: morire tenendo un elmo sulla testa o provare a essere curato grazie al droide IG-11 e avere salva la vita. A una condizione: per essere salvato doveva togliersi l'elmo, doveva andare contro il suo stesso Credo e le sue concezioni. Cresciuto attraverso un unico modo di interpretare il mondo e la propria identità, l'anonimo (inteso come senza volto) mandaloriano sarebbe restio, ma alla fine cede. Essendo un droide, quindi un essere senza anima e non letteralmente vivente, mostrargli il volto non sarebbe andato contro le regole. Finalmente anche noi spettatori possiamo scoprire chi si nasconde sotto il casco. Finalmente possiamo considerare l'eroe una vera e propria persona fatta di carne e sangue e non solo di latta e beskar. Si chiama Din Djarin, sottolineando la sua dimensione identitaria. È il primo passo che il nostro protagonista compie, per continuare a vivere. Un'eccezione che lo definisce, però, come un uomo vero, reale, una persona.

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Per salvargli la vita: la definizione di un padre

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The Mandalorian 2: Mando e il Bambino in una scena del sesto episodio, La tragedia

Sembrava una breve parentesi, e per certi versi è stato davvero così, vedere il nostro protagonista senza elmo. Eppure anche in questo Capitolo 15, la situazione l'ha costretto a tornare ancora una volta a mettere in dubbio il suo Credo con conseguenze maggiori. In un avamposto imperiale, Din e Mayfeld si infiltrano tra le fila dei nemici per recuperare le informazioni sulla posizione della nave di Moff Gideon dove l'amato Grogu è tenuto prigioniero. Il portale, però, necessita di un riconoscimento facciale: solo i volti non registrati possono accedervi. Il nostro eroe dovrà scegliere ancora una volta: togliersi l'elmo (stavolta di un imperiale) per trovare il modo di salvare Grogu o rimanere bloccato nel suo fanatismo e compromettere la missione. Sceglierà, come possiamo aspettarci, la prima opzione, ma le conseguenze di questo gesto sono maggiori di quanto possa sembrare. Più che la riuscita della missione, mostrare il suo volto ancora una volta, stavolta davanti ad altre persone e non verso i droidi, sancisce la definitiva dimensione paternale del personaggio nei confronti del piccolo Bambino. Non sarebbe in pericolo di vita, il nostro Din, non sarebbe costretto (potrebbe benissimo obbligare Mayfeld a vincere le proprie paure e ritentare), ma è un atto di forza che deve dimostrare, una frattura dei suoi legami del passato (il Credo mandaloriano) a favore dei legami del presente (il rapporto con Grogu). Invece di salvare sé stesso, Din mostra il suo volto per salvare il suo figlio acquisito. "Io sono tuo padre" sta dicendo il nostro eroe e lo dimostra. È una presa di coscienza forte, un punto di non ritorno, un tabù che non è più tale. Un ulteriore tassello che ne costruisce l'identità individuale sempre più lontana da un volto anonimo.

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"Mandaloriano, 25:17": il significato del titolo

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The Mandalorian 2: Giancarlo Esposito in una scena del settimo episodio

Si chiama "Il vendicatore" l'episodio di questa settimana e, infatti, la scena che chiude la puntata e preannuncia l'esplosivo finale ne espone il significato. Dimostrando una volta di più il suo valore e aggiungendo colore alla propria identità, Din arriva a minacciare Moff Gideon trasmettendo un messaggio colmo di rabbia e decisione, capovolgendone i ruoli. "Tu hai qualcosa che io voglio": così si presentava il nemico durante il loro primo incontro, così si presenta il nostro Mandaloriano nei suoi confronti, quasi per sbeffeggiarlo. Cita lo stesso discorso e le stesse minacce, compie in maniera perfetta un primo passo di vendetta, inteso come pareggiamento di conti per il danno morale subito precedentemente. La decisione di togliersi il casco è dimostrazione dell'importanza che ormai Grogu ha per Din ("È più importante per me di quanto lei pensi") ed è proprio con questa frase che si chiude l'episodio. È andato contro la sua fede, contro i dettami della propria religione, ha mostrato il suo volto ad altre persone, si è esposto personalmente. Grogu è talmente importante che Din rinuncia alla propria identità. Per formarsene una nuova.