Nel 1989 il giovane mangaka Masamune Shirow sta per pubblicare la sua nuova opera: un complesso action thriller fantascientifico. Si tratta di un genere che gli è congeniale, e per il quale ha già avuto modo di farsi notare con la sue opere precedenti: Appleseed e Dominion.
Per questa nuova serie Shirow sta cercando un difficile equilibrio tra la sua maniacale attenzione ai dettagli tecnici e una storia più semplice da seguire (e meno male...).
L'editor della casa editrice Kodansha, che pubblicherà la sua opera, gli ha chiesto un titolo d'impatto, e hanno deciso per Kokaku Kidotai (traducibile, all'incirca, con "Squadra mobile d'assalto corazzata"), ma Shirow vorrebbe un titolo diverso, qualcosa che omaggi il romanzo di Arthur Koestler che è stato una vera rivelazione per il mangaka giapponese. Il romanzo si chiama The ghost in the machine, e alla fine Ghost in the Shell, inizialmente utilizzato come sottotitolo, diventerà il nome ufficiale di una delle opere più apprezzate e influenti della storia dell'animazione giapponese.
Cos'è la Sezione 9
Siamo in un futuristico 2029. La scienza ha fatto passi da gigante nell'automazione, negli impianti cibernetici e nella digitalizzazione, tanto da rendere il confine tra umano e macchina sempre più sfumato. Ma non è un mondo idilliaco: lungi dall'aver imparato a convivere pacificamente, l'umanità è ancora alle prese con corruzione, crimine, intrighi internazionali e disuguaglianze sociali.
Siamo in una società che è messa a durissima prova dall'uso indiscriminato delle nuove tecnologie, in cui politici senza scrupoli manipolano la realtà e le masse per i propri biechi interessi, in cui un hacker è capace di infiltrarsi non solo nelle banche dati, ma addirittura nella nella mente degli individui per modificare radicalmente i loro ricordi, le loro personalità e la percezione della realtà.
Per opporsi a questi crimini e ristabilire ordine e legalità, il Colonnello Daisuke Aramaki, un integerrimo servitore della legge, crea un'unità speciale composta dai migliori professionisti, con lo scopo di prevenire e reprimere crimini politici e informatici. La Squadra Speciale della Sezione 9 viene affidata alla guida del Maggiore Motoko Kusanagi (ma potrebbe non essere il suo vero nome), una cyborg ad altissime prestazioni. Il loro obiettivo principale è la cattura del super-hacker conosciuto solo come "Il Marionettista". Ma dietro l'identità del Marionettista si cela un segreto che potrebbe cambiare il mondo e il concetto stesso di "umano".
Ghost in the Shell: il nuovo (vecchio) corpo di Motoko
Non si può parlare di Ghost in the Shell senza citare il monumentale film d'animazione realizzato nel 1995 dal Maestro Mamoru Oshii, e che rappresentò la consacrazione dell'animazione giapponese dopo l'esplosione (letteralmente) di Akira, e che fu poi seguito da diverse serie animate e addirittura un discusso remake live-action americano, con Scarlett Johansson a vestire i panni del Maggiore.
Da quel capolavoro (parliamo del film di Oshii, naturalmente) il brand GitS è diventato sinonimo di un approccio quasi mistico alla hard science-fiction, all'insegna della più alta qualità tecnica, con design freddi e affascinanti, musiche iconiche e animazioni straordinarie, proprio per la scelta autoriale precisa di Oshii di approcciare l'opera solo dal lato più maturo e complesso.
Affidare un titolo del genere allo studio Science Saru, quindi, è stata una vera scommessa. Parliamo di uno degli studi che, per quanto giovanissimo (è stato fondato nel 2013), ha saputo farsi notare per il suo approccio originale, per la capacità di integrare animazioni tradizionali di squisita fattura a tecniche digitali più avanzate, di riscrivere classici in modo profondo, ma mantenendo lo spirito originale. La scelta del regista Toma Kimura, aka Mokochan (Dandadan) e dello sceneggiatore Toh Enjoe (Godzilla: Punto di singolarità) è di una rilettura filologica, quasi pedissequa, del manga originale.
Il sussurro del Ghost
I primi due episodi di The Ghost in the Shell sembrano quasi un omaggio deferente all'opera originale di Masamune Shirow e agli anni '90 in cui fu realizzata, di cui mantengono lo spirito ironico e scanzonato che, invece ,era stato volutamente accantonato nel film di Mamoru Oshii. I colori sono luminosi, il character design si rifà integralmente ai disegni di Shirow, incluse le espressioni buffe dei protagonisti e le trovate slapstick. Nonostante un sensibile (e ampiamente prevedibile) calo di dettagli nel secondo episodio, la qualità generale di questa nuova serie, in streaming su Prime Video, con tanto di discreto doppiaggio italiano, la qualità di regia e animazioni rimane sempre molto alta.
L'aderenza al manga originale è talmente fedele da riprendere, oltra alla celeberrima "scena delle lumache" (su cui si potrebbe scrivere un paragrafo a parte, ma lo spazio è tiranno), anche l'uso delle note a piè di pagina di cui Shirow fa (molto) uso per spiegare i dettagli tecnici di cui infarcisce la storia.
E proprio qui è il maggior problema di GitS: una narrazione complessa, stratificata, letteralmente strabordante di tecnicismi e linguaggio da cyber-iniziati, a partire proprio dal "Ghost", lo spirito innato che vive nel "guscio", organico o artificiale, di un individuo e con cui i cyborg più meccanicizzati, come appunto Motoko, hanno un rapporto a volte persino schizofrenico, percependolo quasi come una "voce" altra ed esterna, per arrivare a delizie come "barriere offensive", "mimetismo termo-ottico", eccetera eccetera.
Star dietro alle minuzie tecniche, alle descrizioni di armi, modelli di robot o protesi bioniche, oltre che alle complesse e arzigogolate relazioni tra entità e fazioni militari, politiche e criminali diventa un complesso lavoro di comprensione del testo. Purtroppo non sempre i siparietti scanzonati e l'alleggerimento dei toni riescono a compensare adeguatamente l'overdose di dati e tecnicismi. Alla base resta il profondo dilemma etico di una visione transumanista dell'evoluzione, e un'opera che conserva tutto il suo fascino paradossalmente retrò, e che ha mantenuto volutamente intatto lo spirito originale. Solo... meglio siate preparati.
Conclusioni
Chi scrive confessa che attendeva questa nuova serie con molte, moltissime aspettative. Aspettative che, almeno per i primi due episodi, non sono state deluse: Science Saru è sempre una garanzia e la scelta di aderenza quasi anastatica al manga originale è intrigante. Il problema è, semmai, proprio il materiale originale. Gits non è mai stata una serie "semplice" da leggere, per quanto sia affascinante, a meno che non si voglia farlo a un livello molto basico. Che, comunque, funziona. Ma se non avete dimestichezza con le tecnobubbole (che comunque tecnobubbole non sono...), e cercate del semplice intrattenimento, GitS potrebbe essere un osso molto duro.
Perché ci piace
- Qualità generale eccellente.
- Uno dei titoli più famosi e influenti reso con la massima fedeltà al manga originale.
- Le lumache! Ci sono le lumache!
Cosa non va
- L'approccio ipertecnico potrebbe dare "qualche" problema.
- Un po' di calo della qualità generale nel secondo episodio.