Sharp Objects

2018

Recensione Sharp Objects: un racconto noir sul filo del rasoio

La recensione di Sharp Objects: una superba Amy Adams è una reporter tormentata dai ricordi nella magnifica miniserie tratta dal romanzo dell'autrice di Gone Girl.

Little drops of rain/ Whisper of the pain/ Tears of love lost in the days gone by

Sharp Objects: Amy Adams nell'episodio Vanish

La voce di Robert Plant su una delle melodie più struggenti dei Led Zeppelin, Thank You, accompagna il primo piano di Camille Preaker, al volante di un'auto, mentre un lampo di sofferenza attraversa il suo sguardo vitreo. Non è l'unica sequenza di questo tipo all'interno di Sharp Objects: nel corso degli otto episodi ci ritroveremo più volte al fianco di Camille su quell'auto, con la musica dei Led Zeppelin (da I Can't Quit You Baby a What Is and What Should Never Be) a raccontarne le emozioni e la rabbia repressa. Una musica proveniente da un vecchio iPod dal vetro rigato, a cui Camille si affida nei propri viaggi solitari e a cui è legato uno dei ricordi più dolorosi della donna.

E proprio i ricordi sono il principale territorio d'indagine della nuova miniserie della HBO, trasmessa quest'estate negli Stati Uniti e in Italia dal 17 settembre su Sky Atlantic: un adattamento, firmato da Marti Noxon (penna di serie come Buffy - L'ammazzavampiri, UnReal e Dietland), del romanzo d'esordio di Gillian Flynn, l'autrice di Gone Girl, e interamente diretto dal regista canadese Jean-Marc Vallée, reduce dall'enorme successo e dalla valanga di premi per Big Little Lies - Piccole grandi bugie. E se in entrambe le miniserie ci si muove al confine fra il dramma psicologico e il thriller, Sharp Objects ci trascina ancora più a fondo negli abissi emotivi dei personaggi, a partire dalla sua tormentata protagonista.

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Il passato è una terra straniera

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Nel curriculum di Camille Preaker, cronista in una testata di St. Louis, l'alcolismo superato a fatica non rappresenta che la superficie di un vissuto decisamente sinistro: un vissuto che Sharp Objects svela poco a poco, incasellando il presente della donna con il riemergere di una difficile adolescenza. Il meccanismo narrativo della miniserie non si appoggia però su una catena di flashback tradizionali, ma segue piuttosto il flusso di coscienza di Camille: il suo passato, pertanto, si manifesta all'improvviso, sottoforma di frammenti spesso confusi, talvolta spiazzanti, lasciando allo spettatore il compito di riordinare i vari tasselli, fino a ricostruire un quadro via via più oscuro e drammatico. Un quadro in cui Camille ha il viso diafano di Sophia Lillis (la Beverly Marsh di It) ed è strettamente legata alla sorella Marian, condannata a una terribile sorte.

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Sharp Objects: Amy Adams insieme a Chris Messina nell'episodio Ripe

Camille da adulta ha invece gli occhi disillusi e pervasi di angoscia di Amy Adams, e su insistenza del proprio capo-redattore, Frank Curry (Miguel Sandoval), accetta controvoglia di far ritorno nella sua cittadina natale, Wind Gap, sepolta nella campagna del Missouri: una sorta di moderna Twin Peaks in cui risuonano le canzoni di Johnny Cash e Patsy Cline, ma che dietro la facciata della ridente provincia americana nasconde un tenebroso retroterra. Perché proprio a Wind Gap, un anno dopo l'assassinio della tredicenne Ann Nash, un'altra ragazza, la quattordicenne Natalie Keene, scompare nel nulla: una coincidenza, o si tratta forse della stessa mano omicida? Mentre Camille avvia la propria inchiesta, gli atroci dubbi del presente non possono non ricollegarsi, nella sua mente, agli orrori di quasi trent'anni prima, costringendo la donna a confrontarsi con se stessa e con un passato che aveva tentato invano di rimuovere.

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Frammenti di una donna

Sharp Objects: Amy Adams in una foto della serie

Se temi e atmosfere potrebbero rimandare a prodotti sul genere di True Detective, va precisato tuttavia che Sharp Objects si distingue nettamente rispetto al classico noir televisivo. L'indagine poliziesca, pur essendo il filo conduttore della trama, procede con studiata lentezza e senza accumulare colpi di scena, in quanto funge soprattutto da veicolo per un'esplorazione di questo microcosmo circoscritto e malato, nonché l'occasione, per Camille, di affrontare paure, sensi di colpa e ferite personali: quelle ferite che la donna ha 'trasfigurato' in senso letterale, imprimendole sulla propria pelle con parole incise a suon di lama (gli "oggetti affilati" del titolo). E così il corpo di Camille, svelato nella scena finale del primo episodio, diventa il documento e la mappatura di un percorso di abusi e di traumi, di riabilitazioni non del tutto efficaci e di emozioni in grado di spalancarle un baratro sotto i piedi.

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Emozioni suggerite dal volto scavato di una Amy Adams che, con Sharp Objects, disegna uno dei ruoli più immersivi e memorabili della propria carriera, sfoderando un'interpretazione superlativa della quale, con tutta probabilità, torneremo a sentir parlare alle assegnazioni dei prossimi premi televisivi. Dal candore sfoderato in Junebug alle prove più intense in film come Arrival e Animali notturni, la Adams si è dimostrata una delle attrici più talentuose e versatili della propria generazione, e questa sua performance ne è un'altra testimonianza: senza inutili istrionismi, ma con una capacità di adoperare gli sguardi, i gesti, perfino i silenzi del suo personaggio per esprimerne quel sotterraneo malessere che più e più volte, da un episodio all'altro, lo porteranno a un passo dal punto di rottura, nella sua solitaria spirale autodistruttiva.

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I fantasmi del passato e gli orrori del presente

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Attorno a Camille ruota una galleria di figure dipinte con infallibili pennellate e affidate a un'ottima squadra di comprimari (dopo Dallas Buyers Club e Big Little Lies, Jean-Marc Vallée si conferma uno dei migliori "direttori d'attori" su piazza). Prima fra tutte, un'inquietante Patricia Clarkson nella parte di Adora Crellin, la madre di Camille: autoritaria, sferzante, con i suoi modi teatrali da "gran dama del Sud" e il suo atteggiamento ricattatorio nei confronti della figlia ribelle. Ma nella villa di famiglia, luogo ovattato e fuori dal tempo, ci sono anche il serafico patrigno Alan (Henry Czerny, sgradevole quasi quanto il suo villain in Revenge) e la sorellastra Amma (Eliza Scanlen), adolescente sregolata che accoglie Camille con un misto di ammirazione e di invidia. Del resto la tensione, più che dalle svolte della trama, deriva proprio dalle interazioni fra i personaggi in gioco e dall'alchimia fra i relativi interpreti: impeccabile dunque la scelta di 'riunire', dopo Julie & Julia, la Adams e Chris Messina, qui nei panni del detective Richard Willis, l'unico a rivolgere su Wind Gap un punto di vista 'estraneo' e, forse, sufficientemente lucido.

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Sharp Objects: Amy Adams in una scena dell'episodio Fix

Tra fratture della linearità temporale, parentesi oniriche e allucinate e rivelazioni che si materializzano con forza dirompente, Sharp Object fa montare la suspense in maniera progressiva, senza fretta, giocando con i dubbi dello spettatore e arrivando addirittura, in prossimità dell'epilogo, a colorare questo racconto poliziesco di sfumature horror, con una messa in scena che a tratti sembra abbandonare il realismo per aderire alla prospettiva distorta di Camille: una donna impegnata a lottare con i propri fantasmi, nella speranza di un'auspicata, fragilissima tranquillità. Non vi anticiperemo se la sua ricerca sarà soddisfatta, né tantomeno quale sia la chiave dei misteri di Wind Gap; ci limitiamo ad aggiungere che l'episodio Milk costituisce uno degli epiloghi più autenticamente disturbanti che ci si potesse aspettare, con quei titoli di coda che ci piombano addosso infliggendo un'ennesima ferita: sulla pelle e nell'anima.

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Stefano Lo Verme
Redattore
4.5 4.5
Cinecittà World
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