Shadows, la recensione: un posto al sole ci sarà?

La recensione di Shadows, opera seconda di Carlo Lavagna, che usa la distopia per raccontare la difficoltà di lanciarsi nel mondo esterno di due giovani donne.

RECENSIONE di 19/11/2020
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Shadows: Mia Threapleton in una scena

Togliamoci subito il dente nello scrivere la recensione di Shadows, film di Carlo Lavagna disponibile on demand, distribuito da Vision Distribution, a partire dal 19 novembre sulle principali piattaforme di streaming (Sky Primafila, Chili, Google Play, Apple iTunes, CG Digital, Rakuten TV, The Film Club, Timvision, Infinity, Io resto in sala): basta con questa storia del "non sembra un film italiano".

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Shadows: un'immagine

Girato in Irlanda e recitato in lingua inglese, Shadows non è un film italiano che scimmiotta gli americani, ma una pellicola perfettamente consapevole della storia del nostro cinema e cerca un anello di congiunzione con i nostri grandi maestri dell'orrore che si tinge di thriller psicologico, da Dario Argento a Mario Bava e Lucio Fulci. Girare in inglese, con attrici straniere e un respiro internazionale è soltanto un tornare a credere nella potenza del genere, in cui siamo stati geniali negli anni '70 e '80. Se la confezione in questo senso si potrebbe quindi definire quasi classica, i temi al centro della pellicola, presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2020 nella sezione Alice nella città, sono quanto mai attuali.

Siamo in un futuro imprecisato, in cui la luce del sole è diventata letale: una madre (Saskia Reeves) cerca di proteggere le figlie, Alma (Mia Threapleton) e Alex (Lola Petticrew), tenendole chiuse in un albergo abbandonato. Insegna loro a cacciare e ricavare medicinali dalle piante, ma anche la natura nasconde insidie: nei boschi ci sono delle ombre minacciose, forse tanto quanto i raggi solari. Chiuse al buio, le due ragazze hanno a disposizione poco con cui fare esperienza dell'esistenza: ecco quindi che un quadro appeso al muro o un cucchiaino di miele diventano tesori preziosi. Ormai adolescenti, cominciano ad avere dei dubbi: il mondo esterno fa davvero così paura?

Shadows e la volontà di riscrivere il genere

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Shadows: una scena con Lola Petticrew, Mia Threapleton, Saskia Reeves

La storia di Shadows non è nuova: senza andare a scomodare l'opera di M. Night Shyamalan, anche solo pensando all'Italia è arrivato in questi mesi un film molto simile, ovvero Buio di Emanuela Rossi, con protagoniste tre sorelle che vivono chiuse in casa dopo la morte della madre. Prodotto da Ascent Film di Andrea Paris e Matteo Rovere, insieme a Rai Cinema e alla casa di produzione irlandese Feline Films, Shadows è scritto da un team di autori che, è evidente, non punta alla sorpresa, quanto a perdersi nel racconto di personaggi immersi in una natura che cambia a seconda di chi la guarda. La sceneggiatura, firmata a otto mani, è opera di Fabio Mollo, che con il thriller psicologico e i boschi si è cimentato anche nella serie tv Netflix Curon, Damiano Bruè, Vanessa Picciarelli (sceneggiatrice di Bangla) e Tiziana Triana, autrice della trilogia letteraria Luna Nera, da cui è stata tratta l'omonima serie. Anche qui, di nuovo boschi e misteri.

Lo chiamavano Jeeg Robot e la rinascita del cinema di genere italiano

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Shadows: una scena con Lola Petticrew, Mia Threapleton

Potremmo quasi dire che i nuovi autori del cinema italiano nel mezzo del cammin di loro vita si stanno ritrovando tutti in una selva oscura: sia sul grande schermo che in tv, il mistero, spesso rappresentato dal bosco, li affascina in maniera irresistibile. È così anche in Il primo re e Romulus, gli ultimi progetti di Matteo Rovere, qui produttore. La selva oscura però può essere anche quella delle pareti domestiche, in cui si rinchiude Enzo Ceccotti, il protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, o quelli della mente, alterata da sostanze chimiche come quella del gruppo di laureati senza lavoro in Smetto Quando Voglio di Sydney Sibilia. Per non parlare di I Predatori di Sergio Castellitto. Registi e sceneggiatori stanno invocando, ormai da diversi anni, una loro indipendenza, un distacco dal passato recente e un ritorno alle eccellenze da cui invece è giusto imparare, per tentare di emanciparsi e trovare quindi una voce originale. In un certo senso è proprio ciò che accade ad Alma e Alex, le ragazze protagoniste di Shadows.

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Shadows: le donne e la difficoltà di conquistarsi un posto al sole

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Shadows: Carlo Lavagna in una foto dal set

Forte di un'ottima fattura, a partire dall'uso delle luci, con lanterne e che sembrano davvero mimare lampi di lucidità in un labirinto irrazionale (la fotografia è di James Mather), della scenografia (di Joe Fallover, i quadri che vediamo alle pareti sono di Alessandro Cicoria) e della colonna sonora (di Michele Braga, che ha composto anche quelle di Dogman di Matteo Garrone, Lo chiamavano Jeeg Robot e Smetto Quando Voglio), Shadows è tutto proiettato sulle sue protagoniste. La domanda che Alma e Alex si fanno non è tanto cosa c'è là fuori? Ma: perché mi fa paura cosa c'è là fuori? Un cambiamento di prospettiva che è il cuore del film. Chi cerca in Shadows soltanto l'azione, o il colpo di scena eclatante, resterà probabilmente deluso. Chi invece, almeno una volta nella vita, si è perso nei meandri delle proprie paure e insicurezze entrerà in connessione con le due ragazze. Quasi come Jack Torrance in Shining, la madre delle sorelle è allo stesso tempo materna e matrigna: insegna loro a usare le armi per procacciarsi il cibo e difendersi, le istruisce in chimica e biologia, ma poi vuole tenerle chiuse con sé, separate dal mondo. In Alma e Alex presto si insinua il dubbio, proprio grazie alle nozioni che hanno appreso, che la realtà sia diversa da come è stata presentata loro. Sanno come è fatta la mela, sanno dove si trova e che è pericolosa. Eppure la tentazione di assaggiarla è fortissima: la conoscenza è un'arma potente, l'unica in grado di dare il coraggio per superare la paura.

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Shadows: Lola Petticrew, Mia Threapleton durante una scena

Alma e Alex sono complementari: più cauta una, più spericolata l'altra. Una ubbidiente, l'altra ribelle. A bloccarle è il timore, l'insicurezza, l'idea che è stata inculcata loro di non essere abbastanza forti per affrontare il mondo esterno. E invece hanno tutto ciò che serve per scoprire il loro posto al sole nel mondo. Devono soltanto trovare il coraggio di lanciarsi. Un viaggio interiore che diventa fisico, affidato a tre attrici di talento. Su tutte Mia Threapleton, figlia di Kate Winslet, qui al suo secondo film, che per intensità e naturalezza ricorda la mamma premio Oscar. Dopo Arianna, suo film d'esordio, Carlo Lavagna si conferma un regista interessante e desideroso di osare.

Conclusioni

Come scritto nella recensione di Shadows, il thriller psicologico di Carlo Lavagna è un viaggio nella mente di due sorelle, Alma e Alex, che vivono in un futuro non precisato in cui il sole è diventato una minaccia. Chiuse al buio in un albergo abbandonato, sono spinte dalla madre a non uscire mai di giorno. Cervello e istinto mettono però in discussione la realtà: c’è davvero da avere paura del mondo esterno? Ben confezionato e recitato, il film cerca di rielaborare il genere in modo personale, raccontando una storia classica da un punto di vista diverso.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Fotografia, scenografia e colonna sonora: la confezione è ottima.
  • Il cambiamento di punto di vista: l’importante non è il colpo di scena, ma come ci si arriva.
  • Le attrici protagoniste: Mia Threapleton sembra proprio aver preso da mamma Kate Winslet.

Cosa non va

  • Chi è in cerca soltanto dell’azione o del colpo di scena eclatante rimarrà deluso.