Se domani non torno: Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione raccontano il film

Ispirato al libro Cara Giulia di Gino Cecchettin, il film Se domani non torno di Paola Randi affronta una tragedia che ha segnato il Paese. Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione raccontano il delicato lavoro sulla memoria familiare la delicata tematica.

Una scena di Se domani non torno

Come si restituisce il dolore indicibile di una tragedia reale senza cadere nelle scorciatoie morbose della cronaca nera? Attorno a questo interrogativo ruota Se domani non torno, il lungometraggio che porta al cinema la storia di Giulia Cecchettin, adattando il libro Cara Giulia di suo padre, Gino, attraverso lo sguardo intimo e misurato di Paola Randi. Tecla Bossi, Sabrina Martina e Tommaso Allione ci svelano quindi il dietro le quinte emotivo del progetto: dalle lacrime durante la lettura delle testimonianze biografiche al lavoro corale per rendere al meglio le dinamiche familiari, fino a una riflessione lucida e senza sconti su quell'"elefante nella stanza" chiamato patriarcato, spiegando perché superarlo rappresenti una liberazione necessaria per l'intera società.

La responsabilità del racconto

Portare sullo schermo una ferita ancora aperta nella memoria collettiva significa, prima di tutto, fare i conti con la responsabilità dello sguardo. Lo sanno bene i giovani interpreti che hanno quindi avuto un compito delicatissimo nel prendere in mano lo script dei loro personaggi: "La responsabilità l'ho sentita ancor prima di leggere la sceneggiatura, nella possibilità stessa di interpretare questo personaggio", racconta Sabrina Martina che presta il volto a Giulia Cecchettin. "La prima cosa che ho fatto è stata leggere il libro di Gino, Cara Giulia: l'ho letto in aeroporto, piangendo per tre ore di fila. Già solo nel nome ho percepito il peso e il simbolo che questa persona è diventata".

Quel sentimento si è poi trasformato in un lavoro corale durante le letture con la regista: "È stata una giornata bellissima dal punto di vista creativo e umano. Eravamo lì non per aggiustare qualcosa, perché non c'era nulla da correggere, ma per comprendere a fondo le dinamiche e i legami familiari, traendo forza da ciò che la famiglia Cecchettin ci aveva trasmesso".

Una parola difficile da pronunciare?

Nel film, tuttavia, il dolore intimo si intreccia necessariamente con la presa di coscienza sociale, incarnata dalla lucidità con cui Elena Cecchettin ha rotto il silenzio sul concetto di patriarcato. Un termine che ancora oggi suscita reazioni polarizzate e resistenze: "Fa paura perché se da un lato ci sono persone oppresse, dall'altro c'è chi gode di quei privilegi", osserva Tecla Bossi, interprete di Elena. "Mettere in discussione il sistema significa toccare comodità e controllo, e molti hanno timore di perdere il proprio 'posticino comodo'. Ma ciò che bisognerebbe capire è che anche chi trae vantaggio da questo modello in realtà ne è vittima: magari non rischia la vita ogni giorno, ma potrebbe vivere relazioni decisamente migliori".

Sedomaninontorno Immagine Film
Una scena del film

A questo si aggiunge un diffuso equivoco linguistico e culturale: "Spesso si tratta di ignoranza nel senso letterale del termine", aggiunge la collega. "La parola patriarcato si sente ovunque ma non la si comprende davvero: viene percepita come un dito puntato, una resa dei conti in cui qualcuno è il cattivo, mentre siamo tutti prigionieri dello stesso schema. E così ci si allontana per autodifesa, senza neppure sapere di cosa si stia parlando".

A chiudere il cerchio è la riflessione di Tommaso Allione: "Il patriarcato è stato a lungo un sistema di norme con cui si è cercato di dare una forma rassicurante all'ignoto delle relazioni. Rinunciare a quella stabilità spaventa, perché sembra di cadere nel vuoto in un presente che fatica a offrire alternative valoriali solide. Eppure dobbiamo avere fiducia nella capacità di trovare un nuovo equilibrio: superare queste dinamiche non sarebbe una minaccia, ma un beneficio concreto per tutti, a partire dagli uomini stessi".

Aggiungici come fonte preferita su Google