Il cambiamento climatico non è più un futuro distopico da scongiurare, ma una complessa realtà con cui dobbiamo imparare a convivere. Da questo assunto, tanto lucido quanto spiazzante, prende vita RIFT - Il futuro è in gioco, l'innovativo docu-game diretto da Claudio Di Biagio e prodotto da Infinity LAB. Presentato in anteprima a Lucca Comics & Games 2026 e in arrivo in esclusiva su Mediaset Infinity a partire dal 15 novembre, il progetto rappresenta un unicum nel panorama dell'intrattenimento italiano.
Mescolando le dinamiche del gioco di ruolo classico, la serialità, il video-podcast e il rigore del documentario scientifico, RIFT trasforma l'eco-ansia in una sfida attiva. Al tavolo da gioco, quattro divulgatori e attivisti vestono i panni degli agenti de "Lo Sguardo", una società segreta capace di viaggiare attraverso gli squarci spazio-temporali causati dall'impatto umano sul pianeta. Guidati dallo stesso Di Biagio nel ruolo di Master, i giocatori non lottano per la mera sopravvivenza, ma per garantire la qualità del futuro che riporteranno indietro, cercando di mantenere l'equilibrio della cruciale "Barra del respiro".
In occasione del lancio lucchese, abbiamo incontrato Claudio Di Biagio per farci raccontare la genesi di questo esperimento narrativo in 4 stagioni. Un viaggio che affonda le radici in solide evidenze scientifiche e ci pone di fronte alla necessità, non più rinviabile, di adattarci al mondo che cambia.
Cos'è RIFT e come nasce il docu-game per Mediaset Infinity
Partiamo dalla base: cos'è Rift? Come nasce?
RIFT - Il Futuro è in gioco è uno strano e bellissimo esperimento: è una serie che mescola media molto diversi tra loro (come gaming, serialità, video-podcast, documentario). È nato da un'idea che ho condiviso con il team creativo e produttivo che ha partecipato alla creazione della serie (cito, tra gli altri, le tre case di produzione Grey Ladder, Arret Film e LMC) ovvero quella di parlare di crisi climatica essere percepiti come pesanti, allarmisti, catastrofisti. Penso che sia complicato per chiunque affrontare questa materiale senza un certo livello di ansia (o, più propriamente, di "eco-ansia") e il modo per esorcizzarla per me è quasi sempre quello di giocare. Stavolta, abbiamo costruito una narrazione che non fosse del tutto fantasy o che parlasse di futuri lontani e quasi impossibili ma, al contrario, di un futuro molto più prossimo e concreto: un mondo in cui la crisi climatica è una realtà con cui fare i conti ogni giorno, e nel quale le nostre abitudini cambiano.
Per parlare di tutto questo però non volevamo solo informare ma prima di tutto intrattenere: per me giocare significa questo. Generare situazioni interessanti, mettere i giocatori e giocatrici di fronte a scelte difficili, a sfide mai considerate prima, e soprattutto creare empatia con l'argomento che si tratta. Con RIFT le quattro giocatrici e giocatori erano costantemente davanti a decisioni complicate, avevano davanti a loro la sfida di lavorare in squadra, provare a immaginare insieme un futuro più sostenibile oppure, al contrario, imparare a convivere con il climate change.
4 stagioni da 4 episodi: da cosa dipende la struttura del format?
Dipende principalmente da una ricerca del modo migliore per dividere le stagioni e gli snodi narrativi della serie. Abbiamo quattro scenari principali (le città sommerse, i nuovi deserti, l'Amazzonia e i ghiacciai) che sono diventate le ambientazioni di ogni stagione e i punti di partenza delle quattro avventure. Queste avventure poi si dividono in blocchi da quattro puntate che spesso terminano con una scelta cruciale da compiere, un cliffhanger o semplicemente con l'anticipazione data da un dato lanciato di cui deve essere ancora svelato il risultato.
L'ispirazione ai giochi di ruolo e l'eco-ansia
Si parla di cambiamento climatico, ma in modo particolare. Quanto è importante parlarne e farlo nel modo giusto?
Più che importante temo sia necessario. Abbiamo di fronte agli occhi la realtà di un mondo che è alle prese con cambiamenti radicali ed è importantissimo parlarne, leggere, informarci ma senza che tutto questo diventi un sovraccarico sensoriale. Sappiamo tutti che cos'è il "doomscrolling" e a me questo particolare argomento bombarda quotidianamente nel suo costante riportare cattive notizie. Penso che ci siano tanti modi di fare informazione e provare a inserire un po' di messaggio nelle storie che si racconta, e in questo caso con RIFT abbiamo lavorato per dare evidenze scientifiche che fossero accessibili a tutti ma che non trattino il riscaldamento globale come uno spauracchio che immobilizza. Piuttosto, ci piacerebbe capire come nel futuro ognuno di noi potrà conviverci, adattarsi alla nuova realtà, impegnarsi al massimo per vivere in un mondo meno inospitale.
Da quel poco che ho letto, mi è venuto in mente un bordgame come Pandemic, in cui bisogna collaborare per fermare una situazione pandemica, ma la presenza di un "master" mi fa pensare ai giochi di ruolo più classici. Quali sono state le ispirazioni per Rift?
Io arrivo dall'esperienza di un progetto come Aletheia, che chiaramente prende ispirazione dai giochi di ruolo più classici. Nell'approcciarmi a RIFT non si trattava di costruire da zero un vastissimo universo fantasy, ma nel pescare dalla realtà e cercare di rimanere fedeli all'evidenza scientifica e alla credibilità degli scenari che abbiamo creato. La progettazione del gioco poi è avvenuta grazie al contributo di Andrea Chiarversio e del suo team, che si è occupato del design del gioco insieme a noi e ci ha dato una grande mano nel progettare i vari meccanismi e le fasi del gioco.
Come vedi il futuro dal punto di vista del cambiamento climatico? Da cosa dipendono secondo te le nostre speranze?
Parlando con i consulenti scientifici che hanno collaborato alla realizzazione dei soggetti di RIFT (ringrazio ad esempio gli esperti della testata GreenMe per averci seguito in fase di scrittura), purtroppo devo dire che le mie speranze non sono state molto alimentate. Più che combattere per impedire il cambiamento climatico, credo che ormai si tratti di capire come adattarsi alla nuova realtà che ci aspetta e generare meno sofferenza e più umanità e solidarietà. Gli individui singoli non possono fare molto, se non quello che è giusto nel proprio quotidiano. Poi si tratta anche di scegliere di dare voce alle istituzioni e ai rappresentanti che più hanno a cuore il tema dell'ambiente.