Camicia rosso pompeiano, jeans neri e cravattino viola. Dall'altra parte dello schermo, collegato via Zoom, ecco uno splendente e sorridente Pedro Pascal. Dopo sette anni, è ancora - e forse ancora di più - parte integrante dell'universo di Star Wars, grazie a un personaggio immediatamente entrato nel cuore dei fan. A corollario delle serie tv targate Disney+, ora il suo Din 'Mando' Djarin arriva al cinema in The Mandalorian and Grogu, diretto da Jon Favreau (in sala dal 20 maggio).
Scritto dallo stesso regista insieme a Dave Filoni e Noah Kloor, e ancora accompagnato dalla colonna sonora di Ludwig Göransson, il film ci porta alla fine dell'Impero, mentre Din, insieme a suo "figlio" Grogu - del resto è fondamentale, come avvenuto per le serie, sottolineare il legame putativo tra i due - viene arruolato dalla nascente Nuova Repubblica.
The Mandalorian and Grogu, Pedro Pascal racconta il film in anteprima
Così, incontrando la stampa, l'attore ha ripercorso il significato profondo che questo ruolo ha assunto nella sua vita e nella sua carriera, facendo sì che Din sia a tutti gli effetti un punto fermo. "Questa è la relazione creativa più lunga che io abbia mai avuto", dichiara Pascal. "Ho collaborato con persone così incredibili. È pazzesco che tutto questo avvenga all'interno di questo universo; sono cresciuto guardando i film della saga. I miei primi ricordi legati al cinema risalgono proprio alla visione di Star Wars. Essere associato a qualcosa di così speciale, avere così tante persone con cui condividerlo e goderselo, è un'abbondanza di doni per tantissime ragioni. E poi Favreau continua a scegliere persone incredibili da invitare in questo mondo: mi ha dato l'opportunità di lavorare insieme a una delle mie icone, Sigourney Weaver".
La paternità e il rapporto con Grogu
Parlando del film, Pascal spiega poi quanto l'evoluzione del legame con Grogu (tra i personaggi più influenti mai creati dalla Disney) offra una prospettiva paterna e profonda. "Secondo la mia opinione, Grogu è sempre stato un grande partner. Credo che in Din si sia risvegliato un istinto genitoriale molto forte nel momento esatto in cui ha trovato il bambino".
E ancora: "parte di questo, credo, ha a che fare con il suo istinto e sul fatto che questa creatura possieda più potere di quanto lui possa minimamente immaginare; un potere votato al bene che deve essere guidato e protetto. Quindi, ora che è ufficialmente adottato come suo figlio secondo il credo Mandaloriano, affrontano queste avventure mozzafiato insieme, proprio come partner".
Dalla tv al cinema. Nel segno di Jon Favreau
Naturalmente il passaggio dal formato seriale a quello del lungometraggio ha alzato la posta in gioco, ma Pedro Pascal ha sottolineato quanto la guida creativa sia rimasta la stessa, solida e rassicurante: "Per fortuna siamo nelle mani di Jon Favreau, che attinge da tutto il suo amore per l'opera originale di George Lucas e dalla brillante e infinita conoscenza di Dave Filoni sul mondo di Star Wars. Jon è un regista eccezionale, ma è anche un attore, quindi sa come trattare con noi", continua l'interprete.
"The Mandalorian and Grogu è certamente strutturato su scala più ampia, il che non è stata una sorpresa, ma è stato accompagnato dalla competenza della crew. Sono collaboratori, inventori e costruttori di mondi incredibili. Quindi, per quanto riguarda la mia esperienza, ti ci tuffi dentro letteralmente, senza riserve".
Questa è la vita, una frase ormai culto
L'aura western, fallibile e malinconica del Mandaloriano ha avuto un impatto pazzesco sull'idealizzazione di Star Wars, divenendo in qualche modo un punto di contatto tra vecchie e nuove generazioni di spettatori. Il merito, tra l'altro, va al formidabile e imperscrutabile look, che aveva già fatto la fortuna di un altro grande character, Boba Fett. "Una cosa mi colpisce quando le persone si travestono con questi costumi: ti ricordano tutta la costruzione del mondo che è Star Wars e tutte le diverse culture che vivono nella sua narrazione", prosegue Pedro Pascal. "È uno spunto notevole, perché attraverso i fan filtri i buoni, i cattivi e tutto quello che c'è nel mezzo".
Secondo l'attore, tutto nasce "da un amore per il racconto che si materializza grazie alle persone che si godono le nostre storie. Mi piace davvero tanto il fatto che sono arrivato a un punto in cui, che io stia prendendo un caffè o chiedendo dove sia il bagno, la conversazione finisca sempre con: 'Questa è la via'. Mi piace davvero molto".