Peccato, il folle gioco di Emanuela Fanelli: la recensione della serie HBO Max

Un mockumentary, un ironico e folle 'What If', Peccato è la serie che ripercorre il futuro di Emanuela Fanelli coinvolgendo il mondo dell'intrattenimento italiano, in arrivo su HBO Max dopo l'anteprima a Venezia 83

Un'immagine di Peccato

In un panorama filmico e seriale affollato, probabilmente saturo, il saper cercare vie particolari, fuori dal comune, è un pregio. Per questo Peccato, la mockymentary comedy presentata in anteprima a Venezia 83 e in arrivo dal 2 ottobre su HBO Max, ci è sembrata degna di nota, perché riesce a costruire attorno alla sua protagonista Emanuela Fanelli un contesto folle, giocoso, divertente, anche se a tratti imperfetto.

Sei episodi, uno a settimana ogni venerdì in esclusiva su HBO Max, per raccontare ascesa e fittizia caduta di una star del nostro cinema, un curioso e brillante what if che ha il merito principale nell'idea di partenza ma vive anche di alcuni momenti particolarmente riusciti.

Peccato, la storia di una meteora

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Emanuela Fanelli in una scena della serie

Nel mondo dell'intrattenimento, si dice in Peccato, ci sono le stelle, le galassie, i satelliti... e le meteore. E di questo racconta la serie Max Original su e con Emanuela Fanelli: una meteora.
Fittizia, per carità, perché il mockumentary diretto da Valerio Vestoso, lo stesso regista di Vita da Carlo, è ambientato in un ipotetico 2049 in cui la Fanelli ha 63 anni e vive reclusa in un paesino sperduto della Valle d'Aosta, lontana dalle scene, dalle telecamere e dall'interesse delle fonti d'informazione.
Il suo nome è ormai lontano dai radar, caduto in oblio, dopo anni di inattività. Ma perché è successo? Quale scandalo l'ha travolta costringendola a questo esilio più o meno volontario e ad abbandonare il mondo dello spettacolo?

Nel cuore dell'intrattenimento italiano

I sei episodi di Peccato parlano di questo, del crollo di popolarità di Emanuela Fanelli dopo l'enorme successo, dopo il David, la partecipazione a C'è ancora domani della Cortellesi, l'improbabile successo, con relativo scandalo, del suo fittizio debutto alla regia con Alessandro Borghi comprimario d'eccezione.

Eventi che Peccato racconta nella forma classica del documentario, con interviste a personalità di spicco del mondo di cui fa parte nella realtà, da Sabrina Ferilli a Ferzan Özpetek, passando per lo stesso Borghi, Tullio Solenghi, Paolo Virzì, Francesca Archibugi e tanti altri, fino ad arrivare a personalità come Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo o Stefano Rapone. Tutti, laddove necessario, truccati per apparire più anziani delle rispettive versioni attuali e reali.

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La Fanelli con Alessandro Borghi in una scena di Peccato

Un mondo dello spettacolo che si è divertito a giocare con Emanuela Fanelli, che ironizza su se stesso e i cliché che lo contraddistinguono, prendendosi bonariamente in giro non solo nelle dichiarazioni delle finte interviste, ma anche nelle ricostruzioni di improbabili scene di film. Come quelle del successo della Fanelli Pasticcioni in amore, e dietro le quinte ricostruiti ad hoc, come quello del successo di Paola Cortellesi, qui presente anche in un suggestivo e provocatorio ruolo prestigioso.

Un gioco, ma che fa riflettere

È un folle gioco che attraverso i suoi meccanismi non rinuncia anche a far riflettere sulla superficialità, falsità e precarietà dei nostri mondi dell'intrattenimento e dell'informazione, con situazioni che sono sì sopra le righe e surreali, ma che preservano quel fondo di drammatica verità che lascia qualche spunto interessante.

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Sul set con Sabrina Ferilli

Peccato, è il caso di dirlo, che l'idea di partenza sia più forte dello sviluppo generale, perché al netto di qualche ottimo momento e alcuni personaggi che si prendono in giro con gusto e grande intelligenza, non tutte le idee sono abbastanza forti da tenere il piedi il progetto, con un andamento altalenante che annacqua sia il divertimento generale che la forza del messaggio. I sei episodi restano comunque una visione più che piacevole, che scorre via con leggerezza e vivacità, e lascia con la voglio di poter guardare quel capolavoro seminale che sembra essere il fittizio Pasticcioni in amore.

Conclusioni

Peccato si rivela un interessante sperimento comico, che sfrutta la cornice del mockumentary con intelligenza e trasforma il futuro ipotetico di Emanuela Fanelli in uno specchio deformante dei tic, delle manie e delle fragilità dell'industria dello spettacolo italiana. Nonostante qualche calo di ritmo e una fatica narrativa sulla media distanza, lo spunto iniziale giustifica una visione comunque piacevole. Un titolo consigliato a chi cerca una comicità matura, surreale e non banale, che conferma la centralità artistica di Fanelli nel panorama contemporaneo e rappresenta un tassello intrigante per il catalogo autunnale di HBO Max.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La verve satirica e la gestione del ritmo comico di Emanuela Fanelli sorreggono l'intera architettura metateatrale.
  • La presenza dei volti dell'intrattenimento italiano evita l'effetto fan service e arricchisce la satira sul settore.
  • L'uso del mockumentary per costruire un What If sulla celebrità risulta originale nel contesto seriale nostrano.

Cosa non va

  • La formula finto-documentaristica perde un po' di smalto già a metà stagione.
  • Riferimenti metacinematografici specifici che potrebbero disorientare lo spettatore occasionale.
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