Recensione Frailty - Nessuno è al sicuro (2001)

L'attore Bill Paxton passa dietro la macchina da presa e segna il suo esordio alla regia con un thriller ricco di suspense e finte verità.

Paxton, angelo vendicatore

Bill Paxton è un attore texano con una discreta carriera alle spalle; è facile ricordarlo nei numerosi ruoli offertigli dall'amico regista James Cameron, da Aliens - Scontro finale a Titanic. Con questo Frailty - Nessuno è al sicuro, Paxton passa dietro la macchina da presa e segna il suo esordio alla regia con un thriller ricco di suspense e finte verità.

Lo spunto da cui parte il film è in realtà piuttosto semplice: un uomo ha una visione mistica durante il sonno e dice di aver ricevuto da Dio l'incarico di distruggere i "demoni" presenti sulla Terra, demoni che si nascondono sotto le apparentemente innocenti spoglie di gente comune. L'aspetto più interessante della vicenda è che l'uomo è un padre di famiglia e cerca di trasmettere, sempre seguendo il consiglio divino, questa sua missione anche ai due giovani figli, ottenendo però risultati contrastanti: il più piccolo non dubita assolutamente della parola del padre e anzi dice di poter percepire i peccati commessi da questi cosiddetti "demoni", mentre il primogenito crede che il padre si stia macchiando di omicidi plurimi e che i suoi "demoni" non siano altro che povere vittime innocenti.
Da qui parte un processo che porterà inevitabilmente alla distruzione del nucleo familiare e soprattutto ad un continuo invertirsi di ruoli tra vittima e carnefice, la cui risoluzione definitiva avverrà soltanto al termine del film, più di venti anni dopo l'inizio di tali avvenimenti.

Paxton, che ricopre anche il ruolo di protagonista, dirige il tutto in maniera efficace, utilizzando strumenti narrativi piuttosto convenzionali, come i numerosi flashback che si alternano alla vicenda contemporanea, ma coadiuvati da una buona tecnica realizzativa e da buone interpretazioni da parte del suo cast artistico: in particolare colpisce il giovane Matthew O'Leary che con la sua convincente recitazione sorregge l'intero film. Ma il vero pregio di questo film è quello di riuscire a creare tensione per tutta la sua durata, senza l'utilizzo di "spaventi gratuiti" ma soltanto ponendoci di fronte ad un inquietante interrogativo: E se il padre avesse ragione? Se fosse tutto vero?
Allo stesso tempo quello che forse manca è spingersi oltre a questa prima domanda e porre interrogativi ancora più complessi: anche se fosse vero, è forse giusto uccidere in nome di Dio? Riusciremmo noi ad ergerci giustizieri in nome di un Dio crudele e vendicatore come quello delineato nel film, e figlio diretto dell'Antico Testamento?
Paxton probabilmente ritiene che tutto questo sarebbe stato troppo per una prima opera e decide di accontentarsi di un discreto thriller dal sapore vagamente gotico e diabolico.

Movieplayer.it

3.0/5