Paul Schrader e il senso della filosofia: intervista esclusiva

"Il cinema? Viviamo nell'epoca dello swipe". Il regista è tornato alla Mostra del Cinema di Venezia con The Basics of Philosophy. Ecco cosa ci ha detto.

Paul Schrader a Venezia

Polo nera, cappello e sneaker. Davanti a noi una delle firme più importanti del cinema mondiale: Paul Schrader. Il regista nonché sceneggiatore simbolo della New Hollywood è tornato alla Mostra del Cinema di Venezia portando fuori concorso The Basics of Philosophy. Al centro del film c'è Jack Huston nei panni di un professore universitario che si ritrova ad affrontare il suo passato. "Fin da Taxi Dirver racconto uomini isolati che si interrogano sulla loro identità e sui loro inganni" spiega Schrader nella nostra intervista esclusiva, parlando poi di Hollywood, dei filosofi e di quanto sia complicato produrre opere indipendenti.

The Basics of Philosophy: intervista a Paul Schrader

All'inizio della proiezione, quando nei titoli è comparso "Martin Scorsese presenta Paul Schrader", c'è stato un grande applauso. Com'è nata questa collaborazione?
"È successo tutto dopo. Ho girato il film, come per gli altri film l'ho fatto vedere a Marty e gli è piaciuto davvero tanto. Poi ho organizzato una festa di compleanno e lui ha tenuto un discorso di circa dieci minuti parlando del film: è rimasto particolarmente colpito dal coraggio di affrontare questo tipo di argomento. Ha semplicemente aggiunto il suo nome, niente di più. Di certo non fa male".

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Jake Huston e Sofia Boutella in scena

Perché è stato così difficile far decollare un progetto di questo tipo?
"Quando si girano film ci si confronta con le fratture nel tessuto sociale, e questa è una frattura piuttosto profonda: l'attrazione sessuale che le persone più anziane esercitano sui giovani, che sia eterosessuale o omosessuale. Non è solo una questione gay, è anche una cosa alla Humbert Humbert di Lolita. Come artista sei attratto da quel tipo di argomenti che generano discussioni scomode, sui quali tu stesso non hai un'opinione univoca: vuoi esplorarli non solo per gli altri, ma anche per te stesso. Sai che questo tipo di comportamento è ripugnante, ma sai anche che in un certo senso è normale. Quindi, come può essere ripugnante e normale allo stesso tempo? È uno dei motivi per cui fai arte: per imparare. E nell'arte cinematografica devi realizzarla pensando a un determinato pubblico".

Cosa l'affascina della normalità?
"È un ottimo argomento per un film. Perché così tante persone pensano di essere normali? Che droga hanno preso? Ci teniamo tantissimo a credere di essere normali perché abbiamo tanta paura dei sentimenti contrastanti che proviamo, e creiamo tutte queste regole per cercare di proteggere e imporre la normalità. Penso che quando mi siedo davanti alla mia macchina da scrivere io debba lottare contro una parte di me che non lo è".

È quello che fai da cinquant'anni, a partire da Taxi Driver...
"All'inizio di Taxi Driver mi sono reso conto che dovevo scrivere di quella persona perché stavo cominciando a diventare come lui. C'è solo un modo per non diventare quella persona: esternarla. La esternizzi, la esorcizzi e infine vai avanti".

I temi del film e le (possibili) polemiche

Si aspetta reazioni negative o polemiche per i temi trattati in The Basics of Philosophy?
"Sarei deluso se non ci fossero. Alcune persone finiranno per dare un'interpretazione molto semplicistica. Penso che tutte le persone siano potenziali pedofili, ma in questo caso specifico si manifesta in chiave gay, proprio come in Lolita si manifesta in chiave eterosessuale. Quando si affronta un argomento controverso bisogna essere preparati a reazioni eccessivamente semplicistiche, è inevitabile".

**In passato aveva accennato di voler girare un film erotico. Si tratta del suo prossimo progetto?
"No, quello riguarda Non Compos Mentis, su cui inizierò la pre-produzione la prossima settimana. Parla di due fratelli che si innamorano della stessa ragazza più giovane".

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Una scena di The Basics of Philosophy

E cosa pensi dell'assenza di sesso nel cinema contemporaneo?
"Oggi non si fa più sesso nei film americani perché non ce n'è bisogno: un tempo la gente andava al cinema per vedere i seni nudi o perché la pornografia doveva essere un lungometraggio per essere redditizia. Ora basta premere un tasto al computer. Se il pubblico vede una scena di sesso che non ritiene necessaria ne rimane infastidito: la gente pensa che se volesse vedere sesso inutile lo guarderebbe sul computer, non pagherebbe 20 dollari per i popcorn. In questo film ho inserito due scene post-coitali, una gay e una eterosessuale, perché ho ritenuto che fossero necessarie".

Che ne pensi degli intimacy coordinator?
"Una seccatura e toglie ogni controllo agli attori. Quando stavo girando Oh, Canada, c'era una scena in cui Uma Thurman fa una sega a Jake Gyllenhaal; l'agente ha chiamato una coordinatrice che avrebbe preso 5.000 dollari solo per stare lì a guardare. Ho detto a Uma: "Farai dei movimenti con la mano fuori campo e lui simulerà l'orgasmo. Vuoi una coordinatrice che ti dica se va bene o no?". Lei ha detto: "Dio, no". Se l'attore non lo vuole, non devi farlo: basta che l'attore dica al proprio agente che preferisce non averlo".

Il lato filosofico

Perché ha scelto di citare Spinoza?
"Volevo un intellettuale. Non volevo un greco. Kierkegaard è quello con cui sono cresciuto e mi ha portato al periodo post-Illuminismo, alla cerchia attorno a Leibniz, Spinoza e Wittgenstein. Spinoza mi ha attratto di più perché era olandese, ebreo-cristiano e un intellettuale: mi sono fatto un corso intensivo su di lui e l'ho scelto. Il fatto che non sia così famoso fa sì che le persone abbiano la sensazione di imparare qualcosa".

Chi sono i filosofi al giorno d'oggi?
"Ho frequentato una scuola di teologia e due filosofi importanti sono stati miei insegnanti: Nicholas Wolterstorff e Alvin Plantinga. Entrambi insegnavano alla Calvin, ma uno insegnava anche a Yale, mentre l'altro insegnava contemporaneamente anche ad Harvard, facendo la spola tra le due università. Non penso mai ai filosofi moderni in questo modo. Quando si pensa ai filosofi, di solito si pensa alle correnti filosofiche: sono sicuro che ce ne siano e che sappiano chi si scaglia contro chi, ma sto ancora cercando di pensare a chi sia stato l'ultimo grande filosofo, per così dire, a sé stante".

Lo stato attuale del cinema

Sui social esprime spesso la sua opinione sullo stato del cinema. Come vedi l'industria attuale?
"Siamo entrati nella fase post-Internet, quello che chiamo il "cinema dello scorrimento e dello swipe" o cinema multitasking, pensato per una generazione cresciuta guardando lo sport in TV, la posta elettronica e YouTube contemporaneamente. Anni fa, se qualcuno entrava in una stanza con una giacca blu e ne usciva con una giacca rossa, veniva definito un errore di continuità; ora viene definita una scelta".

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Ovvero?
"Oggi la maggior parte dei film usa la sala solo come punto di partenza per 3 o 4 settimane, affinché la stampa ne parli seriamente con recensioni approfondite prima di passare allo streaming, dove si trovano i veri soldi per rimborsare i finanziatori. Per questo i festival come Venezia, Cannes o Berlino servono da filtro e conferma fondamentale: tra i 12.000 e i 15.000 film che vengono presentati, i festival servono a dare una selezione e un'aura al film per permetterci di ottenere un accordo di distribuzione migliore".

Nel film c'è anche un cameo di Richard Gere. Come l'ha convinto?
"Nei titoli di coda il suo personaggio si chiama Julian Kaye, come in American Gigolo. Avevo difficoltà a ottenere i finanziamenti e il finanziatore mi disse: "Se convinci Richard Gere a fare un ruolo, possiamo ottenere i soldi". L'ho chiamato e lui ha detto: "Non faccio cameo". Gli ho risposto: "Richard, mi trovo in una situazione difficile, qualcuno sta cercando di affossare la mia carriera e devo dimostrare di poter continuare a lavorare. Non ti ho mai chiesto un favore, ma te lo chiedo adesso". Lui ha risposto: "Va bene. Vieni a casa mia nel Connecticut, giriamo in mezza giornata e non usi il mio nome". Questo è il tipo di compromessi che si fanno da sempre nel cinema".

Ha parlato del prossimo film: chi ci sarà?
"Sam Worthington, Liam Hemsworth, Cara Delevingne, Dianne Wiest e Billy Zane. Le riprese inizieranno il 12 ottobre".

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