Overdrive: molto veloci, poco furiosi, semplicemente fratelli

Senza scomodare una spettacolarità esasperata, il film di Antonio Negret rimane nella carreggiata del credibile, dove il legame tra i personaggi vince ogni esasperazione.

Overdrive: Scott Eastwood e Freddie Thorp in un momento del film
Overdrive: Scott Eastwood e Freddie Thorp in un momento del film

Per le strade vige una dittatura testarda e invincibile. Per le strade, da più di quindici anni, c'è questa banda di scalmanati che domina incontrastata sul regno cinematografico dell'asfalto. Sono uomini e donne veloci, furiosi, e soprattutto bravi a reinventarsi, abili a trasformare un semplice film di corse clandestine in un'epopea corale piena di adrenalina, muscoli e curve (di ogni tipo), dove persino intrighi internazionali e cyber-terroristi corrono su quattro ruote. La saga di Fast & Furious ha segnato la via e imposto la velocità del nuovo cinema action, ed è per questo che è difficile non scomodare la gesta di Toretto e compagni anche quando le auto sullo schermo non sono le loro. Succede anche con Overdrive, un film che si mette volutamente in scia del colossale collega essendo nato dagli stessi autori di 2 Fast 2 Furious, ma ha anche il coraggio di cercare nuove strade. Privo di grandi ambizioni e ligio al suo compito semplice, il car movie di Antonio Negret (diventato esperto di supereroi televisivi con Arrow, The Flash e Legends of Tomorrow) evita esasperazioni sfacciate, voli pindarici ed esplosioni roboanti per percorrere una via più semplice.

Non sapremo mai se sia solo una questione di budget o una scelta puramente artistica, ma Overdrive propone uno spettacolo più verosimile dei suoi illustri colleghi, trovando un'identità tutta sua quando si sofferma su un particolare tipo di vettura: le auto d'epoca. Tra preziose Bugatti e Ferrari degli anni Sessanta, seguiamo le vite turbolente dei fratellastri Foster, ladri esperti nel settore che si ritrovano invischiati in loschi affari tra signori poco raccomandabili. Dimenticate Los Angeles, Cuba, il Brasile e Tokyo. Questa volta si vola in Francia, tra Parigi e Marsiglia alla ricerca di un'altra famiglia da assemblare meglio di un motore.

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Alla ricerca di un co-pilota

Overdrive: Gaia Weiss, Scott Eastwood, Ana de Armas e Freddie Thorp in una scena del film
Overdrive: Gaia Weiss, Scott Eastwood, Ana de Armas e Freddie Thorp in una scena del film

Parte tutto da un imprevisto, un incidente che mette due fratellastri sulla strada di un boss che intende rubare una preziosa automobile ad un altro criminale (suo rivale). Overdrive ci presenta Andrew e Garrett come pedine nelle mani di qualcun altro; ricattati, minacciati, solo strumenti per soddisfare desideri e rivendicazioni altrui. La missione più importante per questi due aitanti ragazzi agli antipodi è svincolarsi da ogni ricatto pur di trovare finalmente la propria indipendenza. Per farlo non basteranno solo argute pianificazioni, abilità al volante e destrezza sulle quattro ruote, ma trovare un equilibrio tra pilota e co-pilota, leader e spalla. Serve, quindi, riconoscersi come una piccola famiglia e definire i ruoli al suo interno. Ritorna quindi il tema cardine, fondante e tanto caro a Dominic Toretto, ma Overdrive, pur tentando di abbracciare più personaggi, non va mai oltre la sua coppia di fratelli. Merito, anzi demerito, di due personaggi femminili alquanto incolori e di due antagonisti troppo stereotipati.

Overdrive: Clemens Schick, Scott Eastwood, Ana de Armas e Freddie Thorp in una scena del film
Overdrive: Clemens Schick, Scott Eastwood, Ana de Armas e Freddie Thorp in una scena del film

Antonio Negret proviene dalla fresca esperienza della serie tv Lethal Weapon, e si vede. Lo si nota quando i momenti più riusciti di Overdrive mettono in scena lo scontro tra caratteri opposti, tra tipico del buddy movie. Laddove il personaggio di Freddie Thorp si impone come la faccia da schiaffi dalla lingua affilata e assai abile con le parole, quello di Scott Eastwood va più al sodo, ci appare istintivo e pragmatico, uomo d'azione per eccellenza. È proprio l'accostamento turbolento di questi fratelli complementari il punto forte di un film poco originale ma onesto, senza alcuna velleità seriale, ma diligente nel portare a termine la sua ora e mezza di semplice intrattenimento.

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Per un pugno di Ferrari

Overdrive: Scott Eastwood e Freddie Thorp in un'immagine del film
Overdrive: Scott Eastwood e Freddie Thorp in un'immagine del film

A dispetto del suo titolo, che parla di limiti da superare, Overdrive rimane ancorato ad una messa in scena che rimane molto sotto l'altissima asticella sollevata negli anni dalla saga di Fast & Furious. Caratterizzato da tre scene principali con le auto assolute protagoniste, da una fotografia luminosa e solare (complice la non abusata ambientazione francese) e dalla beltà mai sporcata e sofferta dei quattro protagonisti, il film di Negret gioca molto (forse troppo) con la presenza di Scott Eastwood. In molti pensano, a giusta ragione, che sia il suo volto gentile dai colori vagamente angelici lo candidi a degno erede di Paul Walker al fianco di Vin Diesel.

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Overdrive: Scott Eastwood in una scena del film
Overdrive: Scott Eastwood in una scena del film

Idea nata dopo la sua prima apparizione in Fast & Furious 8 che qui non trova ottimi riscontri, perché Eastwood preferisce espressioni da duro, sopracciglia perennemente crucciate, quasi alla ricerca ossessiva della somiglianza con suo padre Clint. Una somiglianza talvolta impressionante, va detto, che Negret sottolinea con una serie di primi piani strettissimi che rimandano immediatamente agli spaghetti western di Sergio Leone. Al volenteroso Scott non manca la prestanza fisica e nemmeno il fascino per diventare un sex symbol. Il problema non è nemmeno un carisma non proprio invidiabile, quanto questa eterna ombra da cui dovrebbe uscire il prima possibile. Magari imparando dai bravi piloti che smettono di vivere sulla scia degli altri per trovare finalmente la propria strada.

Movieplayer.it

2.5/5