Orange is the New Black 7, la recensione: un finale agrodolce e una lettera d'amore ai fan

Orange is the New Black 7, la recensione della stagione finale: la serie Netflix di Jenji Kohan giunge al termine con 13 nuovi episodi ricchi di emozioni, graditi ritorni e qualche novità.

RECENSIONE di 25/07/2019
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Orange Is the New Black: Alysia Joy Powell, Taylor Schilling in una scena della settima stagione

Vogliamo cominciare questa nostra recensione di Orange is the New Black 7 con una riflessione: sebbene nel 2019 si sono chiuse già molte altre serie che hanno caratterizzato questo decennio - titoli importanti e amatissimi quali Il trono di spade, Veep o The Big Bang Theory - ci è capitato spesso di pensare, durante la visione di questi ultimi 13 episodi della serie di Jenji Kohan, di stare davvero assistendo alla fine di un'epoca. Perché Orange is the New Black rappresenta, insieme ad House of Cards ovviamente, la partenza stessa del nuovo corso Netflix, quello delle produzioni originali che ha permesso al colosso dello streaming di diventare il simbolo indiscusso di un nuovo modo di guardare e usufruire di film e serie.

Orange is the New Black non ha soltanto il merito di essere uno dei primi grandi successi di pubblico e critica per una serie in streaming, ma anche una delle prime serie (quasi) completamente al femminile: scritta, prodotta, interpretata, e molto spesso anche diretta, in maggioranza da donne, la serie ha avuto il coraggio e l'ambizione di dare spazio a figure femminili di ogni tipo, a personaggi (bellissimi) e attrici (bravissime) che altri show e altri network non avrebbero nemmeno considerato per ruoli da protagoniste. E invece la serie di Netflix ci è riuscita: ha utilizzato come amo una bionda protagonista WASP, ci ha portato dentro il carcere di Litchfield ed è proprio lì che ci ha fatto innamorare di un cast fatto di una varietà impressionante di minoranze: donne di colore, ispaniche, asiatiche, trans, lesbiche, anziane, sovrappeso e perfino malate di mente.

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Orange Is the New Black: Kate Mulgrew, Natasha Lyonne, Selenis Leyva, Yael Stone, Jackie Cruz, Nick Dillenburg in una scena della settima stagione

In pratica tutto quel che sia Hollywood che la TV americana per anni interi hanno volutamente tenuto lontano dai nostri schermi, Netflix ha scelto di mettere al centro della sua serie più famosa e più duratura. Ma non come freaks, non come oggetto di scherno o divertimento, ma come protagoniste reali di una dramedy (col passare del tempo sempre più drama e meno comedy) che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani o di affrontare argomenti difficili e scottanti. Come dimostra appunto questa stagione 7, un finale di serie lungo oltre 13 ore in cui riesce, incredibilmente, a tirare i fili di tutte le decine di storyline iniziate negli anni precedenti, ma anche ad aggiungere nuovi esplosivi temi.

Struttura già vista, ma trama più attuale che mai

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Orange Is the New Black: Dale Soules in una scena della settima stagione

Parliamo per esempio del discorso sull'immigrazione clandestina che ci era stato anticipato dal bel finale della stagione precedente e che diventa la più grande e importante novità di questi nuovi episodi, tanto da far diventare il nuovo centro di detenzione per immigrati, che si trova poco distante da Litchfield, una delle ambientazioni principali. Come si incastri all'interno della trama di Orange is the New Black 7 non possiamo dirvelo per questioni di spoiler, così come non possiamo raccontarvi dell'evoluzione di molti personaggi e di tante sottotrame cominciate negli anni precedenti. Di sicuro possiamo dirvi che, rispetto al passato, la struttura rimane più o meno la stessa: certo, Piper ora è fuori dal carcere e seguiamo le sue disavventure nel "mondo reale", ma in fondo non è nulla di troppo diverso da quanto già visto anche in precedenza quando erano stati altri personaggi ad essere scarcerati.

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Orange Is the New Black: Taryn Manning, Uzo Aduba in una scena della settima stagione

Come già detto, quello che fa veramente la differenza in questo caso è proprio tutta la parte relativa all'immigrazione: il modo in cui questi immigrati illegali vengono trattati dagli agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) fa venire brividi e lacrime per la rabbia, ma è, ahinoi, terribilmente realistico ed in linea con l'attuale politica di Trump. Se già in passato Orange is the New Black era stata una serie dalla forte valenza politica e sociale, questa volta punta ancora più in alto con scene (come quella del tribunale dei bambini o tutta l'intera struggente storyline di un nuovo personaggio, una madre messicana) davvero difficili da mandar giù o da dimenticare.

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Graditi ritorni, anche se al limite del fanservice

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Orange Is the New Black: Taryn Manning in una scena della settima stagione

Tutto questo però non vuol dire che non ci sia spazio per i personaggi storici dello show, tutt'altro: il cuore della serie sono sempre e comunque le carcerate che ci hanno accompagnato in queste sette stagioni e da questo punto di vista bisogna ammettere che questo finale di Orange is the New Black non si fa mancare proprio nulla. E soprattutto nessuno visto che, in un modo o nell'altro, ritornano (magari anche per una brevissima comparsata) praticamente tutti i personaggi che abbiamo conosciuto e amato in questi anni. Compresa la "magica" gallina che era stata la protagonista di uno dei primi grandi episodi dello show. In alcuni casi, bisogna ammetterlo, siamo davvero al limite del fanservice, anche perché per alcuni si tratta veramente di pochi secondi su schermo; ma per serie di questo tipo è comunque un piacere poter rivedere volti noti e magari scoprire qualcosa di più su quello che è stata la loro "vita" dopo l'addio a Litchfield.

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Orange Is the New Black: Taylor Schilling in una scena della settima stagione

Che in fondo poi Piper sia il personaggio meno interessante del gruppo lo sappiamo già da tempo, e infatti il meglio di questa stagione avviene comunque tra le mura del carcere, soprattutto quando la serie continua ad affrontare le conseguenze delle azioni compiute nelle ultime due stagioni precedenti, ovvero la rivolta e il conseguente trasferimento nel ben più pericoloso carcere di massima sicurezza. Personaggi amatissimi come Taystee, Crazy Eyes, Red, Alex, Nicky, Black Cindy, Daya, Maria, Morello, Gloria, Pennsatucky, Maritza, la Flaca e molti altri hanno tutte un loro arco narrativo piuttosto complesso e travagliato: alcune storie si concluderanno un lieto fine, altre in modo tragico; per tutte comunque c'è una coerenza di fondo con il personaggio che ci era stato presentato 7 anni fa.

Un finale poco spettacolare, ma degno di tutto quello che l'ha preceduto

Pur non potendo svelare nulla, vogliamo comunque parlarvi brevemente dell'episodio finale, lungo un'ora e mezza e con una sigla remastered (e non skippabile) nuova di zecca. Ha la caratteristica di non voler "strafare", di non voler cercare emozioni e lacrime a tutti i costi, a non puntare su colpi di scena clamorosi. Da un punto di vista sia narrativo che stilistico è semplicemente coerente con il resto della serie, e questo non può che essere un grande pregio. Dall'altra parte risente un po' della necessità di dover tirare le fila su una moltitudine impressionante di storyline e quindi per certi versi, soprattutto nell'ultimissima parte, è fin troppo affrettato.

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Orange Is the New Black: Taryn Manning, Besanya Santiago, Mike Cabellon, Daniella De Jesús, Phumzile Sitole in una scena della settima stagione

Ma non è che importi davvero, perché dopo 13 ore così intense, dopo 7 anni così emozionanti, quello che conta nel finale non è certo la qualità cinematografica o del montaggio, ma quanto Jenji Kohan sia riuscita a rendere giustizia ai suoi personaggi/attrici e ai temi che ha affrontato. Ed è proprio per questo motivo che non abbiamo dubbi quando diciamo che Orange is the New Black ha già fatto la storia: ha creato un format coraggioso e inedito, ci ha permesso di scoprire nuovi talenti, ed è stata d'esempio per tante autrici che solo così si sono fatte avanti e hanno portato in TV nuove storie e nuove idee. Per questo, ma anche e soprattutto per averci raccontato storie di grande qualità, non verrà dimenticata tanto facilmente.

Conclusioni

Difficile scrivere questa recensione di Orange is the New Black 7 basandosi solo sull'ultima stagione e senza tenere conto di tutto quello che questa serie ha rappresentato. La verità è che questi nuovi 13 episodi si portano appresso pregi e difetti ben noti ai fan della serie di Netflix, d'altronde la struttura narrativa è sempre quella (con tanto di flashback ormai ben poco incisivi) così come le strepitose performance delle attrici che ben conosciamo. Quello che farà la differenza per molti fan sarà il destino dei loro personaggi preferiti: sicuramente ci saranno cose che li faranno arrabbiare, altre che li faranno felici. Ma in fondo è sempre stata una delle caratteristiche principali di questa serie unica nel suo genere.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

3.5/5

Perché ci piace

  • La novità del nuovo carcere per immigrati clandestini è di quelle significative: alcune delle immagini più potenti e coraggiose dell'intera serie arrivano proprio da lì.
  • Tutti i personaggi storici vengono trattati in modo coerente e tutte le storyline trovano la loro naturale conclusione; i soliti straordinari interpreti fanno il resto.
  • Bello rivedere sullo schermo praticamente tutti i personaggi che hanno fatto la storia di questa serie...

Cosa non va

  • ... anche se bisogna ammettere che in alcuni casi è veramente poco più che un "contentino".
  • La struttura narrativa è sempre quella: i flashback non hanno più il fascino di una volta e la sensazione di deja vu è piuttosto frequente.