Nome di donna

2018, Drammatico

Marco Tullio Giordana su Nome di donna: “Non amo i film che fanno la morale”

Intervista al regista de La meglio gioventù, che torna al cinema con una storia di molestie sul luogo di lavoro. Protagonista Cristiana Capotondi.

In molti lo ricorderanno per il memorabile La meglio gioventù: uno spaccato sociale e politico di ben trentasette anni di storia italiana, dall'estate del 1966 fino alla primavera del 2003, attraverso le vicissitudini di una borghese famiglia romana. Poi sarebbero arrivati I cento passi, il film su Peppino Impastato e più di recente Romanzo di una strage, sull'attentato di Piazza Fontana nel 1969. Oggi Marco Tullio Giordana torna a raccontare l'Italia con una storia scritta da Cristiana Mainardi tre anni fa sulle molestie sessuali subite dalle donne sul luogo di lavoro.

Nome di donna: Cristiana Capotondi in una scena del film

Protagonista è Nina (Cristiana Capotondi), ragazza madre, inserviente in una residenza di lusso per anziani danarosi in un piccolo paese dell'entroterra lombardo, che deciderà di denunciare il capo dell'azienda dopo i ripetuti tentativi di molestie. Una battaglia che le costerà cara, anche l'isolamento e l'ostilità delle proprie colleghe rassegnate a vivere nell'omertà e silenziose vittime.
Nonostante l'argomento affrontato sia oggi sotto i riflettori, il film è nato tre anni fa. "Il tema mi ha sempre turbato, però non sarei mai stato capace di scriverlo", ci racconta il regista: "Un giorno Cristiana Mainardi mi ha fatto scrivere la sceneggiatura di questo film e ho trovato che avesse inserito tutto quello che avrei voluto in una storia del genere, e cioè un personaggio vivo e reale, con il quale dobbiamo entrare in sintonia ed empatizzare. Non mi piace quando i film catechizzano lo spettatore e gli fanno la predica, quando si sentono superiori ai personaggi che raccontano. Un film deve essere dentro e con i personaggi".

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Il lavoro con gli attori

Nome di donna: Valerio Binasco in una scena del film

Il film lavora per sottrazioni e sfumature. Tutti i personaggi, compreso quello dell'orco di turno interpretato da Valerio Binasco, sono dotati di una ambiguità di fondo che li allontana dai cliché dell'assolutamente cattivo e dell'assolutamente buono. Che tipo di indicazioni ha dato in scena Giordana? Nessuna in particolare se non qualche suggerimento: "Binasco è un attore straordinario, completamente diverso dal personaggio che interpreta. Ma quando un attore è spericolato e audace si butta dentro a corpo morto e i risultati arrivano; l'unica indicazione che gli ho dato è di avere una certa sorpresa anche di ciò che è capace di fare, di una totale irresponsabilità. Curiosamente non odiamo questo personaggio fino in fondo, perché ci sembra un piccolo uomo; ammiro gli attori capaci di interpretare personaggi sgradevoli senza paura di esser confusi con loro".

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La video intervista a Marco Tullio Giordana

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