My War is Not Over: Bruno Bigoni racconta le imprese del cacciatore di memorie Harry Shindler

Il veterano della Seconda Guerra Mondiale è approdato a Torino per raccontare la sua attività di ricerca per localizzare i soldati caduti e porre fine alla guerra delle loro famiglie.

Chi conosce bene i Pink Floyd sa che l'antimilitarismo è un pilastro della poetica dello storico gruppo inglese, in particolare di Roger Waters. La vita del bassista è stata segnata dalla perdita del padre, il tenente Eric Waters, caduto durante la Seconda Guerra Mondiale ad Anzio, quando lui era solo un neonato. Di questo parlano The Wall e The Final Cut, concept album scritti quasi interamente da Waters. Ma c'è un uomo che è riuscito ad aiutare il cantautore a placare il suo tormento interiore permettendogli di ricostruire un tassello della sua storia familiare. Il suo nome è Harry Shindler.
Ex soldato inglese, Harry Shindler ha combattuto in Italia, poco più ventenne, durante la Guerra e in seguito ha deciso di dedicare l'esistenza alla conservazione della memoria per evitare alle generazioni future di subire l'esperienza della guerra. Nello specifico, attraverso accurate ricerche svolte in collaborazione con i servizi segreti inglesi, l'uomo è riuscito a determinare con certezza il destino di tanti soldati inglesi dispersi durante la Guerra scovando i luoghi dove sono periti e restituendone la memoria alle famiglie. Oggi l'arzillo 95enne che ha scelto di stabilirsi in Italia, a San Benedetto del Tronto, è ospite del festival di Torino assieme a Bruno Bigoni, regista di My War is not Over - La Mia Guerra non è Finita, documentario sulla sua eccezionale attività.

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Il potere prezioso della memoria

My War is Not Over: un'immagine del documentario

Il regista Bruno Bigoni è rimasto affascinato dalla storia dell'instancabile Harry Shindler tanto da dedicargli un ritratto carico di memorie, immagini di repertorio e scene del suo quotidiano. L'incontro eccezionale è avvenuto dopo la visita di Shindler a un cimitero di guerra. "Solo in Italia ce ne sono 37 dalla Sicilia al Friuli" spiega il regista. "In Italia sono sepolti 100.000 soldati, quasi tutti giovanissimi. Sono rimasto colpito da questo luogo tanto da decidere di dedicargli un progetto ed è stato allora che mi sono imbattuto nella storia di Harry, così mi sono interessato per incontrarlo".

My War is Not Over: una scena del documentario

Dall'incontro è nato un film che è un vivace ritratto dell'attività di Shindler. L'anziano cacciatore di memorie racconta in un curioso italiano impastato con l'accento britannico la ragione che lo ha spinto a dedicare la propria esistenza alla causa dei caduti. "Lo faccio per la memoria, non voglio che alle nuove generazioni capiti ciò che è accaduto a noi. Dopo la Prima Guerra Mondiale dicevano tutti che era un'atrocità che non si sarebbe ripetuta, ma non è stato così. Le mie ricerche permettono di chiudere storie familiari. Grazie alle mie scoperte le famiglie scoprono dove poter portare fiori ai loro cari, possono recarsi a omaggiare i parenti. Solo allora per loro la guerra è finita".

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Il caso Roger Waters, anche la sua guerra ora è finita

My War is Not Over: Harry Shindler con Roger Waters

My War is Not Over si basa sull'omonimo libro scritto da Harry Shindler insieme al giornalista Marzio Patucchi. Il film è punteggiato di immagini di repertorio che provengono dagli archivi della British Pathé e dell'Imperial War Museum, a testimoniare lo stretto rapporto che a tutt'oggi intercorre tra Shindler e la sua patria. E' lì che l'anziano compie le sue indagini per individuare la location dei caduti e il suo lavoro che - ci tiene a sottolineare - non si è mai interrotto visto che ancora oggi gli arrivano richieste da parte di alcune famiglie, gli ha fruttato numerose onorificenze da parte della stessa Regina Elisabetta. "E' inutile sprecare tempo a condannare, io vado a parlare con le nuove generazioni per evitare che accada di nuovo" spiega il protagonista del documentario giustificando la sua eccezionale attività.

My War is Not Over: un'immagine del documentario

Tra tantissimi casi risolti, l'ultima parte del documentario è dedicata a uno davvero speciale. Harry Shindler si è imbattuto nel caso del padre di Roger Waters in tv e si è subito reso conto che i dati in possesso del figlio non coincidevano, così si è attivano per scoprire dove fosse realmente deceduto il tenente Eric Waters. Il tutto ignorando chi fosse Roger Waters. Il giornalista Marzio Patucchi racconta: "Harry mi ha telefonato e mi ha chiesto se conoscessi un certo Roger Waters. Gli ho detto che lo conoscevo... e anche qualche altro milione di persone. Il caso Waters non è contenuto nel libro uscito in Italia, ma solo nella versione inglese. Harry lo ha trattato come tutti gli altri casi. Non abbiamo pensato alla dimensione della rockstar, a noi interessava la morte del soldato ed è importante per il modo in cui Harry è giunto alla soluzione. Dopo aver trovato il luogo esatto della sepoltura, ha convinto Roger Waters a far costruire un monumento per tutti i caduti. Solo a quel punto ha sentito che il suo lavoro era finito".

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