Momenti di trascurabile felicità

2018, Commedia

Momenti di trascurabile felicità, la recensione: Tutto il tempo che ho, corre

La recensione di Momenti di trascurabile felicità: il film di Daniele Luchetti riflette sul valore del tempo e delle persone con un Pif inedito.

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Amaro e dolce si accavallano in bocca. Risate e lacrime convivono nello stomaco. Mentre scriviamo questa recensione di Momenti di trascurabile felicità siamo ancora prede di sentimenti contrastanti. Tutta colpa, anzi merito, di un film agrodolce in cui, senza mai perdere di vista il tono leggiadro della commedia, il regista Daniele Luchetti ogni tanto affonda il colpo, rende più incisivo il suo racconto e ci mette davanti a una riflessione esistenziale dallo strano sapore. Accessibile senza mai essere superficiale e arguto nella scrittura, Momenti di trascurabile felicità ci porta nella vita di un uomo a cui resta un'ora e mezza da vivere per rimediare ai suoi errori e rimettere a posto le cose.

Una premessa che potrebbe promettere storie melense fatte da addii, pentimenti e drammi ruffiani, ma la via scelta da Daniele Luchetti non così battuta e banale. Ispirandosi a due romanzi di Francesco Piccolo (Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità) dai titoli contraddittori e complementari, il regista romano ci invita dentro una commedia agrodolce che mette al bando le cose, gli attimi e le persone date per scontate. Lo fa attraverso un protagonista bonario ma allo stesso tempo condannabile, una persona all'apparenza innocua che, però, ha bisogno di mettere una pezza sui propri disastri.

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Grazie al giusto equilibrio tra echi drammatici e spensieratezza, Momenti di trascurabile felicità riesce ad elevare la commedia italiana dai soliti territori per farla addentrare in toni surreali ma capaci di afferrare lo spettatore giocando sul suo stesso terreno: la quotidianità.

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La vita non uccide solo d'estate: una trama surreale

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La trama di Momenti di trascurabile felicità si apre con il sole e con il mare di Palermo, ma presto verremmo catapultati dentro un altro tipo di paradiso. Succede tutto a Paolo, un uomo che vive "col minimo rischio": tutto sotto controllo, solite abitudini, un lavoro, una moglie, due figli, il piacere tutto italiano di infrangere le regole per il gusto puerile di fregare il sistema. Peccato che il rischio calcolato del semaforo rosso in cui l'ha sempre fatta franca questa volta ha in serbo altri piani. Paolo viene investito e muore. Arrivato in una specie di straniante centro di smistamento per anime, al nostro viene data un'altra possibilità per un motivo esilarante (che non ci permetteremmo mai di rovinarvi). Paolo ha ancora un'ora e venti da vivere. Ed ecco arrivare la domanda perentoria e inevitabile: cosa faresti se ti rimanessero soltanto pochi minuti?

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Momenti di trascurabile felicità non trascura affatto le cose importanti e si sofferma sul vissuto familiare di un personaggio non comune nel nostro cinema. Luchetti non è sempre indulgente col Paolo di Pif. Gli vuole bene ma non evita di metterne in luce il lato più detestabile, cinico e insopportabile. In questo senso la scelta di Pif è un'intuizione di casting vincente e assai sensata. Andando contro la percezione comune di Pierfrancesco Diliberto, sempre simpatico, affabile e sensibile, Momenti di trascurabile felicità si insinua nel lato oscuro dell'abitudine e del conformismo borghese nostrano, cercando di estirpare la sua semplice morale da questa fiaba surreale, ma mai così grottesca da essere respingente.

Pif e Thony: tutta la vita due amanti

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Il vecchio trucco della voce fuori campo funziona sempre. Paolo si racconta, si confida, si confessa. Luchetti ci fa entrare nella mente di Paolo e, nonostante la lenta presa di coscienza dei suoi errori, è impossibile non stare dalla sua parte. Se Momenti di trascurabile felicità riesce a guadagnarsi presto la nostra empatia è anche grazie all'alchimia spontanea tra Pif e Thony (scovata da Paolo Virzì ai tempi del suo folgorante esordio con Tutta la vita davanti), entrambi siculi, spontanei, semplici nel mettere in scena gli inevitabili compromessi di una lunga vita di coppia. Di Paolo e Agata avremmo voluto sapere di più, e anche il pubblico avrebbe voluto qualche minuto in più per sbirciare ancora nella casa tranquilla ma non più felice di queste anime gemelle eterozigote. Schietto, garbato ed equilibrato nonostante la sua natura destabilizzante, il film di Luchetti è pieno zeppo di riflessioni e pensieri che rimuginano sulla vita. Perché Paolo, consapevole di essere imperfetto, è alla perenne ricerca di un difetto nel mondo, negli altri, al di fuori di lui. Così (e qui si avverte la matrice letteraria dell'opera), ecco venire a galla acute, sagaci (e sociopatiche) idiosincrasie che ci riportano per un attimo dalle parti di Woody Allen e Nanni Moretti. Senza mai toccare quelle vette di feroce sarcasmo, Momenti di trascurabile felicità non è l'ennesima commedia innocua, ma una fiaba moderna che riflette sul valore del tempo con una storia preziosa e un intreccio che dura tanto quanto il film. Forse non ne usciremo felici, ma speriamo non venga trascurata.

Momenti di trascurabile felicità, la recensione:...
Giuseppe Grossi
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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