Mission: Impossible vs Bond, le saghe spy che sfidano 007

In occasione dell'uscita di Mission: Impossible - Fallout vediamo quali sono le saghe spy che sfidano James Bond oltre a quella di Ethan Hunt!

Maurizio Ermisino
007 - Skyfall: Daniel Craig, in una scena del nuovo film della saga su James Bond

MI6 is under attack. Era una frase chiave di Skyfall, il penultimo capitolo dell'infinita saga di James Bond. MI6, in quel caso, era da intendersi come i servizi segreti inglesi. MI6, però, è anche la sigla che sintetizza il sesto capitolo di Mission: Impossible, Mission: Impossible - Fallout. È un film che ci dice una cosa ben precisa: la saga iniziata nel 1996 con il film di Brian De Palma è diventata una saga longeva. È il meglio che c'è oggi a livello di cinema action. Ed è la saga di spionaggio che più si avvicina a quella di James Bond. Tom Cruise, e il team di lavoro di cui si è circondato, con registi sempre diversi a cui affidare la "missione" (Brian De Palma, John Woo, J.J. Abrams, che ha diretto il terzo capitolo e nei successivi è rimasto da produttore, Brad Bird e Christopher McQuarrie) sono riusciti a creare un agente segreto e un mondo credibili, affascinanti, a creare storie appassionanti e un'azione mozzafiato.

Per alcuni Ethan Hunt oggi supera Bond, e Mission: Impossible supera 007. James Bond, in realtà, ha ancora un suo fascino, un vissuto di oltre cinquant'anni, una serie di elementi distintivi che lo rendono qualcosa di unico. E le ultime fatiche del team di Barbara Broccoli, che possono contare sulla scelta di un volto originale come quello di Daniel Craig, e sugli script "crepuscolari" di Neal Purvis e Robert Wade, che hanno dato profondità alla storia senza togliere adrenalina all'azione, fanno sì che anche James Bond sia in ottima salute. Ma Ethan Hunt, ad oggi, è almeno al suo livello. Allora vediamo quali sono le saghe spy che, in questi ultimi anni, hanno osato sfidare James Bond sul suo stesso terreno.

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Mission: Impossible

Mission: Impossible - Fallout: Tom Cruise, Henry Cavill e Rebecca Ferguson in una scena del film

Come quello di Bond, quella di Mission: Impossibile è un franchise che viene da lontano. Se il franchise cinematografico ha inizio nel 1996, la serie tv da cui è tratta (e di cui Tom Cruise era un grande fan), risale al 1966, in pieni sixties proprio come quella dell'agente 007. Se, cinematograficamente, James Bond era nato proprio negli anni Sessanta, Ethan Hunt come lo conosciamo noi, sul grande schermo, è arrivato solo da una ventina d'anni. Così Bond ha portato con sé dalla sua epoca tutta una serie di connotazioni, dall'eleganza (lo smoking) al bere bene (il Martini e il Dom Perignon), alle automobili, che erano in voga negli anni Sessanta ma vengono rievocate anche oggi, all'uso spinto di gadget, tipico di quell'epoca.

Mission: Impossible - Fallout: Tom Cruise, Vanessa Kirby e Henry Cavill in una scena del film

Ethan Hunt, dagli anni Sessanta, si porta dietro quel "messaggio che si autodistruggerà entro 5 secondi" e poco altro. È un agente segreto senza fronzoli: poca attenzione al look, poca ai gadget curiosi, poca ai mezzi usati: non ha bisogno di particolari automobili, anzi spesso prende treni ed elicotteri al volo. Entrambi piacciono alle donne, e le donne piacciono loro. Ma in Mission: Impossible c'è meno sesso. Se il grande amore di Bond viene assassinato dopo il matrimonio (Agente 007, al servizio segreto di sua maestà), il grande amore di Hunt, semplicemente, lo lascia e cambia vita. Entrambe le serie costruiscono i loro film intorno a grandi scene d'azione, ma gli ultimi Mission: Impossible sembrano aver spinto ulteriormente in questa direzione (senza far perdere interessa per trama e personaggi, miracolosamente) mentre gli ultimi Bond, Skyfall su tutti, sembrano aver introdotto maggior introspezione (senza perdere terreno sul campo di adrenalina e azione, miracolosamente). Particolare importante: se il Bond di Craig viene definito, per la prima volta, apertamente, un assassino, Hunt, proprio nell'ultimo film, Mission: Impossible - Fallout, si fa problemi ad uccidere innocenti, si dimostra un agente etico.

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Bourne

Bourne 5: Matt Damon nella prima immagine

Se Ethan Hunt è un Bond 2.0, senza fronzoli e aggiornato ai nostri tempi, Jason Bourne, con il volto di Matt Damon, è quasi un anti-Bond. La sua saga è meno longeva delle altre due, e ha in sé uno spin-off e una ripartenza. Nata nel 2002 con The Bourne Identity di Doug Liman, la saga di Bourne è decollata con i capitoli successivi, The Bourne Supremacy e, soprattutto, The Bourne Ultimatum - il ritorno dello sciacallo: merito della regia di Paul Greengrass e della sua tecnica, che avevamo apprezzato in un film storico, Bloody Sunday: quella macchina da presa nell'occhio del ciclone, in mezzo all'azione, ad altezza uomo. Una tecnica da reportage di guerra che ci fa sentire l'azione come vera, reale, tangibile, e ci fa sentire in mezzo ad essa. The Bourne Ultimatum è quasi un capolavoro del genere.

Matt Damon in una scena diThe Bourne Ultimatum

Detto che i codici della saga sono completamente diversi da quelli delle altre due, Jason Bourne ha in comune con James Bond, oltre alle iniziali, anche la base letteraria. 007 nasce dai romanzi di Ian Fleming, Bourne da quelli di Robert Ludlum. Per il resto, siamo agli antipodi: Bourne è un agente dimenticato, disorientato dalla fine della Guerra Fredda, abbandonato come esperimento non riuscito; Bond sembra eterno, ha sempre attorno a sé una squadra e non vive il cambiamento dei tempi (ma, da Casino Royale in poi, si sente la presenza del nuovo nemico senza volto e senza bandiera che è il terrorismo di oggi). Bourne non è un rubacuori, e vive nell'anonimato, mentre Bond è circondato da donne e vive della sua immagine elegante. Ma Bourne è il vero anti-Bond perché è un agente senza memoria, che cerca se stesso, che non sa chi è. Tutto il contrario di un agente che ha il culto di sé, della sua immagine, e una memoria e una conoscenza quasi sovraumane. Per Bourne risolvere un enigma è doppiamente faticoso, perché deve indagare fuori e dentro di sé. Lo spinoff (The Bourne Legacy, con Jeremy Renner) non è andato poi così bene, e Matt Damon è tornato nel quinto film della franchise, Jason Bourne.

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xXx

Asia Argento e Vin Diesel in xXx

Se Jason Bourne è agli antipodi di James Bond, Xander Cage è un altro campionato. Nel 2002 c'è stato questo esperimento, xXx, seguito da un sequel, xXx 2: The Next Levell (ma con un altro protagonista, Ice Cube) e poi da un ritorno all'originale, xXx - Il ritorno di Xander Cage (2017), di nuovo con il protagonista del primo film, Vin Diesel. Più action che spy-story, la saga di xXx prova comunque a creare un altro tipo di agente segreto. Un uomo della strada, un fuorilegge assoldato e costretto a lavorare per i servizi segreti, un esperto di sport estremi, atletico e anti-sistema. Muscolare, come il suo attore protagonista. L'esperimento è riuscito in parte, perché ci sono delle buone scene d'azione. Ma niente di più: la franchise non è riuscita a sfondare, a entrare nell'immaginario collettivo, a creare un mito, un punto di riferimento, come le prime due di cui stiamo parlando. Una curiosità: nel primo film c'era anche la nostra Asia Argento, e in un film del genere non se la cavava affatto male.

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Kingsman

Kingsman: Il cerchio d'oro - Taron Egerton in una foto del film

Sarà saga cult o no? Come diceva il saggio, "lo scopriremo solo vivendo". Kingsman, intanto, è arrivato al secondo capitolo: dopo Kingsman: Secret Service, c'è stato Kingsman: Il cerchio d'oro. Ora, sono due film guardando i quali, l'appassionato dei film di Bond e Hunt, a prima vista storcerebbe il naso. Eppure, sono due film estremamente gradevoli. Kingsman è il tentativo di fare una saga spy che sia pop e young adult. C'è molto Bond, perché tutto parte da quell'immaginario british e sixties che ha dato vita anche alla saga di Bond. Ma fate conto che sia James Bond che dal cinema passi attraverso le strisce di una graphic novel e ritorni sullo schermo.

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Perché Kingsman è tratto proprio da una graphic novel, The Secret Service, scritta da Mark Millar ed illustrata da Dave Gibbons. Che prende come punto di partenza la cool britannia degli anni Sessanta, sceglie altri stilemi, che non sono gli stessi del mondo di Bond, o sono vicini ma vengono utilizzati in altro modo (se l'eleganza per Bond è un mezzo, qui la sartoria è un simbolo, il punto di copertura del servizio segreto). Vive sui contrasti: il protagonista è un ragazzo di strada che veste hip-hop (Taron Egerton), ma entra volentieri negli abiti sartoriali inglesi; nel secondo film, mette a contrasto immaginari (quello britannico con quello americano, e ancora quello americano anni Cinquanta in cui vive la villain di Julianne Moore). Punta forte sulla musica pop, da Prince a Elton John. Kingsman deve molto al cinema post Quentin Tarantino e post Guy Ritchie (a dirigerlo è il Matthew Vaughn di Kick-Ass, che ha evidentemente studiato la lezione), anche se non ne ha l'irriverenza né la cattiveria, e ne è debitore solo formalmente. E, pur lontanissimo da Bond, è la conferma che, quando si costruisce una spy-story, si parte sempre da lui.

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