Marvel 616, recensione: alla scoperta della Casa delle Idee su Disney+

Recensione di Marvel 616, docuserie disponibile su Disney+ che esplora diversi aspetti del mondo della famosa casa editrice.

RECENSIONE di 20/11/2020
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WandaVision: un'immagine della serie

È con un certo sollievo che ci mettiamo a scrivere la recensione di Marvel 616, perché il debutto di questa docuserie su Disney+ significa che, per quanto non esattamente come previsto, la piattaforma streaming abbia mantenuto la promessa di aggiungere entro la fine del 2020 nuovi contenuti associati al brand della Casa delle Idee. Non esattamente come previsto, perché nelle intenzioni originali della Disney il piatto forte doveva essere costituito dall'esordio di almeno due delle numerose miniserie che saranno parte integrante della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe. Così non è stato, per i motivi che ben conosciamo, e l'intera Fase è stata posticipata: doveva iniziare tra aprile e maggio 2020 con il film sulle avventure in solitario di Black Widow, e invece partirà il 15 gennaio 2021 con la miniserie sul rapporto tra Wanda Maximoff e la Visione, una storia d'amore resa difficile dalla morte di lui per mano di Thanos. Per colmare l'attesa c'è quindi questo documentario antologico in otto parti, ciascuna dedicata a un aspetto diverso dell'impero Marvel, tra curiosità e retroscena. Manca all'appello, per lo meno in forma diretta, il ramo cinematografico, presumibilmente in vista di progetti specifici più avanti. N.B. La recensione si basa sulla visione in anteprima della serie completa, a eccezione del sesto episodio.

Un universo multiforme

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Captain Marvel: una scena con Jude Law e Brie Larson

Il titolo Marvel 616 ha implicazioni multiple: la più immediata, per i fan della casa editrice, è l'allusione al Multiverso, poiché nei fumetti (e anche nella maggior parte degli adattamenti) Terra-616 è la designazione del mondo principale, quello dove vivono gli eroi che conosciamo tutti. Ma nel contesto della docuserie si riferisce anche alla qualità multiversale del progetto, che esplora più angoli dell'impero Marvel con otto episodi a tema, ciascuno con toni e ambizioni differenti: il primo, all'insegna della curiosità buffa, racconta la storia dell'adattamento giapponese di Spider-Man, un film che con il personaggio ideato da Stan Lee e Steve Ditko c'entra poco o nulla (infatti la conditio sine qua non imposta dalla Casa delle Idee, che approvò tutte le modifiche, fu che il progetto non uscisse mai fuori dal mercato nipponico); il secondo è invece un'analisi della diversificazione recente dei personaggi, con un'attenzione particolare alle donne (il titolo dell'episodio, Higher, Further, Faster, ricorda Captain Marvel e i fumetti che l'hanno ispirato). C'è il cosplay, oggetto del quinto episodio, e la componente internazionale, nel quarto, tramite due disegnatori residenti in Spagna.

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E poi c'è la componente più storica, per esempio nel settimo episodio, dove lo sceneggiatore Dan Slott, che attualmente scrive il mensile dei Fantastici Quattro e ha precedentemente curato la testata principale di Spider-Man (a lui dobbiamo la controversa storyline in cui Peter Parker era "morto" e il suo corpo abitato dallo spirito di Doctor Octopus), mette in pratica il famoso Metodo Marvel, di cui lui è uno degli ultimi adepti: ideato ai tempi da Stan Lee per riuscire a curare praticamente tutti i mensili della casa editrice, consiste nel ridurre la sceneggiatura a una semplice sinossi, aggiungendo i dialoghi solo dopo che il disegnatore ha convertito in immagini il canovaccio. Per non parlare del quarto capitolo, il più autoironico e a suo modo "cinefilo": desideroso di entrare a far parte del Marvel Cinematic Universe, il comico e attore Paul Scheer ripercorre la storia di alcuni dei personaggi più strambi della Casa delle Idee, con l'aiuto di alcuni sceneggiatori di punta, ed è difficile non pensare alla recente intervista, apparsa su Empire, in cui James Gunn dice che per la Distinta Concorrenza, per il film Suicide Squad: Missione Suicida, il criterio di ricerca su Google era "i villain più sfigati della DC Comics".

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Molteplicità Marvel

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The Avengers: il cameo di Stan Lee

Se da un lato, a cominciare dal titolo, si presuppone che buona parte del bacino d'utenza sia costituito da fan della casa editrice e delle varie incarnazioni dei suoi personaggi, dall'altro non c'è nulla di particolarmente ostico per chi volesse avvicinarsi al mondo Marvel conoscendolo solo in parte (per esempio tramite i film). È un viaggio dietro le quinte di un successo multimediale che dura da più di ottant'anni (il nome Marvel Comics nasce nel 1961, ma la casa editrice esisteva già dal 1939 con il nome Timely), da tutte le angolazioni possibili, esaminandone i meccanismi e dedicando ampio spazio anche a chi apprezza quelle storie e ne è influenzato nella vita quotidiana (vedi l'episodio sui cosplayer). C'è ancora molto da affrontare, e il format si presta a stagioni multiple, avendo a disposizione otto decenni di materiale (sarebbe particolarmente interessante approfondire il periodo in cui la casa editrice si chiamava Atlas Comics e invece di supereroi si concentrava su storie rosa e horror), ma questo è un ottimo inizio, sufficientemente approfondito - ogni episodio dura almeno quaranta minuti - e realizzato con la stessa passione che caratterizza da sempre la Casa delle Idee. Come direbbe un certo Sorridente, Excelsior!

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Conclusioni

Chiudiamo la recensione di Marvel 616, docuserie che promette di soddisfare la curiosità di fan e neofiti in egual misura, tramite i suoi ritratti di vari aspetti dell'impero Marvel. Informativo, approfondito e spassoso.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Gli argomenti trattati sono molto interessanti.
  • Il tono diverso per ciascun episodio è una scelta coerente con le varie sfaccettature della Marvel.
  • Non mancano le chicche anche per i fan duri e puri.

Cosa non va

  • Per gli appassionati del Marvel Cinematic Universe conviene cercare altrove.