Che Yellowstone sarebbe proseguito, in un modo o nell'altro, lo sapevamo tutti. D'altronde, a ottobre del 2024, quando ancora neanche era cominciata la seconda parte della stagione finale, la quinta, proprio il sottoscritto scriveva su queste pagine che, nella ben nota faida fra Taylor Sheridan e Kevin Costner, ad avere il coltello dalla parte del manico era il primo e che, semmai, a rimetterci in una qualche maniera, era solo il fandom.
E così eccoci qua, con un The Madison che, inizialmente, doveva essere uno spin-off della serie principale per poi mutare in un'altra storia sempre Montana-centrica, Marshals: A Yellowstone Story con Luke Grimes e l'imminente Dutton Ranch con Kelly Reilly e Cole Hauser.
Insomma: per David Ellison e la Paramount, Taylor Sheridan continua a essere una gallina dalle uova d'oro. Anche se, a partire dal 2029, comincerà a deporle altrove: come noto, ha siglato un accordo quinquennale da un miliardo di dollari con la Universal che prevede la realizzazione di film e serie TV.
Ma per il momento la sua casa è sempre la Paramount e, qualche giorno fa, abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare proprio con uno dei volti noti di Yellowstone, quel Luke Grimes che ora è il protagonista assoluto di Marshals: A Yellowstone Story.
Un racconto di frontiera
Come prima domanda: da una prospettiva europea, italiana, c'è qualcosa d'ipnotico in quello stile di vita di frontiera, la vastità degli spazi, l'isolamento, il senso di dover fare affidamento principalmente su sé stessi. Pensi che show come Marshals catturino qualcosa di autentico di quel mondo o si tratta sempre e comunque di qualcosa di mitico?
È un'ottima domanda ed è davvero la prima volta che mi trovo a rispondere a qualcosa del genere. Sai, a dire il vero penso che la cosa che riesce davvero a catturare sia la bellezza di quei luoghi, che è qualcosa che ti colpisce sempre. Mi sono trasferito in Montana, ci vivo ormai da sei anni. Ogni giorno resto stupito dalla bellezza di quei panorami. È un senso di meraviglia che si ripete costantemente e che non do mai per scontato.
Poi, in riferimento a produzioni come Yellowstone o Marshals: A Yellowstone Story, credo che un vero e proprio personaggio molto importante in entrambi sia proprio il West, le montagne. Chiaramente in Yellowstone, la terra è quello per cui combattono tutti, è proprio come se si trattasse del vero protagonista della storia. C'è davvero qualcosa che colpisce di questi paesaggi di montagna, specie per alcune persone che ne subiscono l'attrattiva in maniera particolare. Ovviamente Kacey fa parte di questa categoria, è un vero montanaro nel cuore.
Luke Grimes fra una vita "disconnessa" e gli impegni con lo showbusiness
Ecco, parlando proprio della tua vita in Montana, ti ho ascoltato da Joe Rogan quando parlavi di come vivere da quelle parti abbia cambiato la tua vita. Stai disconnesso, vai a caccia... Quando torni a fare junket come questi, in enormi hotel in una qualche metropoli americana, con 20 interviste di fila, ti fa un effetto stile culture shock o ti sembra di dover passare fra due versioni completamente differenti di te stesso?
Se sto a casa da un paio di mesi e devo andare - che ne so - a New York, ti dico di sì! Però adesso ad esempio sto facendo attività stampa per Marshals da un po' e mi sono abituato nuovamente. Però sai, se sto a casa per qualche settimana e poi devo andare in una grande città è un po' uno shock. Uno shock che comincia già dal tragitto dall'aeroporto all'hotel: scatta un po' di ansia e devo cambiare marcia di nuovo perché ci vuole parecchia energia per attività come queste, mentre l'energia dell'entroterra è molto differente. In Montana, nella zona dove vivo io, ci sono più mucche che persone, letteralmente! Dico sul serio.
Un Kacey Dutton differente
Hai detto che ti pareva che la storia di Kacey fosse stata chiusa bene in Yellowstone. Poi però hai visto il pitch per Marshals e hai cambiato idea. Qual è stata la molla che ti è scattata in testa?
Sono successe un paio di cose. Sai, tutto il tempo trascorso lontano da Yellowstone... La prima volta che ne ho sentito parlare stavamo ancora girando la fine di Yellowstone e, in quei giorni, non avevo spazio nella testa per pensare a cosa avrei fatto poi. Ero molto concentrato su come portare a termine quel lavoro. Poi mi sono preso una pausa. Anche perché nel mentre era nato mio figlio e quella è un'esperienza che ha la sua importanza nel portarti eventualmente a rifiutare un lavoro perché, nella mia testa, mi ritrovavo ad approcciarmi differentemente alla cosa.
Poi però ho ricevuto il pitch da Spencer Hudnut e lì ho capito come voleva impostare la serie. Ed è stato quello il momento in cui ho realizzato che aveva perfettamente senso. Non pareva fatto solo tanto per fare qualcosa o per incassare un assegno. Dava l'idea di essere qualcosa che poteva davvero accadere a Kacey, aveva una logica. Poi tira fuori un bel materiale narrativo ed è chiaramente anche molto struggente dato che non c'è più Monica di fianco a lui. Un elemento questo che, allo stesso tempo, è anche un motore importante per la serie. È come se fosse la tragedia che motiva tutto quello che accade in seguito e così ho pensato: "Diamine! C'è davvero una grande storia qua!". Poi possiamo anche osservare meglio una cosa che in Yellowstone si vedeva meno, ovvero le doti di Kacey in quanto ex SEAL. Sai, immagino che un sacco di gente volesse vedere una cosa così, io di sicuro sì!
Dalle sfide di un procedurale alla curiosità per Dutton Ranch
Dal tuo punto di vista è stato difficile lavorare a questa serie che è molto procedurale rispetto a Yellowstone che aveva questo "slow burn", con lunghi archi narrativi, la saga familiare, la partita a scacchi politica...?
Sì, sono strutturalmente molto differenti. Inizialmente era proprio questo ad avermi lasciato perplesso perché non sapevo se volevo davvero partecipare a un procedurale, anche perché non ne ho neanche mai guardato uno. Non capivo bene il format perché quella tipologia di show non mi ha mai preso. Mia madre ama i procedurali!
C'è una specifica demografica che ama i procedurali e io non ne faccio parte. Ma facendolo, stando dall'altra parte, devo dire che è emozionante. Giriamo molto velocemente, la posta in gioco è alta. Ci sono i buoni, ci sono i cattivi. È davvero divertente lavorarci rispetto a Yellowstone dove, nel mio caso, passavo la maggior parte del tempo su un portico a piangere chiedendomi cosa dovessi fare della mia vita. Qui sa esattamente cosa devo fare. Ed è piacevole.
C'è un altro show in arrivo, Dutton Ranch, con Cole Hauser e Kelly Reilly. Dimmi, onestamente: la guarderai con gli occhi di un fan? Pensi che ti farà strano vedere Beth e Rip in una storia che va avanti da un'altra parte mentre tu porti avanti quella di Kacey? Ti fa l'effetto di fratelli che vivono in città diverse ma si sentono ancora al telefono ogni domenica?
Sì, in realtà sono molto emozionato all'idea di guardarlo. Perché non ho mai... avrò visto tre episodi di Yellowstone. Non mi piace guardare le cose dove lavoro. Quindi in pratica non ho mai visto il loro lavoro! Ora posso farlo senza dover vedere anche me, per cui sarà piacevole. Lo guarderò di sicuro e spero che possa avere degli ottimi risultati. L'hai detto tu stesso, amico: siamo una famiglia, abbiamo lavorato insieme un sacco di tempo e auguro loro nient'altro che successo.
Marshals: A Yellowstone Story è disponibile in streaming esclusivo su Paramount+.