Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein, Monster apre un nuovo capitolo della sua galleria dedicata ai casi criminali più inquietanti della storia americana. Ryan Murphy e Ian Brennan hanno scelto questa volta Lizzie Borden, figura diventata quasi leggendaria negli Stati Uniti dopo essere stata accusata dell'omicidio del padre Andrew e della matrigna Abby nel 1892.
A interpretarla nella nuova stagione Netflix sarà Ella Beatty, figlia di Warren Beatty e Annette Bening. Ma cosa rende questa vicenda ancora così magnetica dopo 134 anni?
Monster 4 racconta la vera storia di Lizzie Borden
Tutto accadde il 4 agosto 1892 a Fall River, nel Massachusetts. Abby Borden, 64 anni, venne uccisa per prima nella casa di famiglia. Più di un'ora dopo Andrew Borden rientrò dalle sue commissioni e fu trovato morto sul divano del soggiorno, colpito ripetutamente con un'arma simile a un'accetta.
I sospetti finirono presto sulla figlia Lizzie, allora trentaduenne. Durante le indagini, la donna fornì versioni non sempre coerenti sui propri movimenti e alcuni elementi alimentarono ulteriormente i dubbi degli investigatori. Tra questi, la testimonianza di un farmacista secondo cui avrebbe cercato di acquistare acido prussico il giorno precedente agli omicidi e il racconto di un'amica che disse di averla vista bruciare un vestito pochi giorni dopo.
Quando il processo iniziò nel giugno 1893, però, l'accusa disponeva soprattutto di indizi. L'arma del delitto non fu mai identificata con certezza e alcune prove ritenute compromettenti non arrivarono davanti alla giuria. Lizzie venne quindi assolta, mentre nessun'altra persona fu mai processata per le due morti.
Proprio quell'assoluzione ha contribuito a mantenere vivo il fascino della vicenda nel corso dei decenni. Cara Robertson, autrice di The Trial of Lizzie Borden, osserva che un verdetto del genere lascia inevitabilmente aperte molte possibilità narrative: il caso presenta pochi sospettati, alibi legati a intervalli di tempo molto precisi e, qualora si considerasse Lizzie responsabile, diventerebbe "una storia di profondo dramma psicologico".
Christina Ricci, Chloë Sevigny ed Ella Beatty: Lizzie Borden continua a conquistare lo schermo
Hollywood ha provato più volte a riempire i vuoti lasciati dall'inchiesta. Nel 1975 Elizabeth Montgomery interpretò Lizzie nel film televisivo The legend of Lizzie Borden, ottenendo una candidatura agli Emmy. Quasi quarant'anni dopo fu Christina Ricci a raccogliere l'accetta in Lizzie Borden Took an Axe, seguito dalla miniserie The Lizzie Borden Chronicles.
Nel 2018 arrivò invece Lizzie, thriller psicologico con Chloë Sevigny e Kristen Stewart. Quella versione rileggeva il caso attraverso una prospettiva legata all'oppressione femminile e immaginava una relazione tra Lizzie e la domestica Bridget Sullivan, elemento senza conferme storiche ma già comparso in precedenti reinterpretazioni della vicenda.
La nuova stagione di Monster sembra intenzionata a muoversi su un terreno simile. Ella Beatty ha spiegato che la serie esplorerà "un'eredità di rabbia femminile e la reazione alle circostanze" imposte alle donne. Ryan Murphy, dal canto suo, ha sottolineato quanto i temi legati al rapporto tra donne e società gli siano sembrati ancora sorprendentemente contemporanei.
Anche il rapporto con Bridget Sullivan dovrebbe avere un peso nella versione Netflix, almeno a giudicare dalle prime anticipazioni. Si tratta però di una scelta creativa: Robertson ricorda che non esistono prove di una relazione sentimentale tra le due e sottolinea persino che Lizzie chiamava la domestica "Maggie", nome appartenuto a una precedente dipendente della famiglia.
È proprio nello spazio tra fatti accertati e domande rimaste senza risposta che il mito di Lizzie Borden continua a prosperare. Dopo romanzi, opere teatrali, film e serie televisive, Monster proverà ora a dare una nuova interpretazione a un mistero che il tribunale chiuse nel 1893, ma che la cultura popolare non ha mai realmente archiviato.