L’uomo dei sussurri, la recensione del film Netflix: un thriller Netflix solido ma senza il graffio del cult

Con un buon cast guidato da Robert De Niro e Adam Scott, e una buona atmosfera, L'uomo dei sussurri di Netflix è un thriller costruito con criterio, ma incapace di aggiungere elementi di novità al genere.

Un'immagine de L'uomo dei sussurri

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? È il dilemma che accompagna molte produzioni streaming recenti, caratterizzate da pregi e difetti che bilanciano il giudizio finale a seconda delle aspettative di chi guarda, che può applicarsi anche a L'uomo dei sussurri.

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Adam Scott in una scena del film

Il nuovo thriller Netflix tratto dal romanzo di Alex North è infatti un'opera decorosa, ben confezionato, con un buon cast guidato da Robert De Niro e Adam Scott... ma a cui manca quella zampata in più, quel graffio, quel guizzo d'autore che capolavori come Il silenzio degli innocenti avevano, che possa farlo emergere e farsi notare nel mare di contenuti di oggi. Resta comunque una visione ideale per una serata d'intrattenimento senza troppe pretese.

Padre e figlio sulle tracce dell'uomo dei sussurri

Dopo la tragica scomparsa della moglie, lo scrittore di gialli Tom Kennedy cerca un nuovo inizio trasferendosi con il giovane figlio Jake nella cittadina di Featherbank. Il paese è però segnato da un passato oscuro: vent'anni prima, un serial killer soprannominato "L'uomo dei sussurri" terrorizzò la zona rapendo e uccidendo giovanissime vittime dopo aver sussurrato alle loro finestre nella notte. Nonostante il maniaco sia stato catturato all'epoca, l'improvvisa scomparsa di un altro bambino e gli inquietanti comportamenti di Jake, che afferma di sentire una voce che lo chiama nel buio, riaprono la ferita.

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Adam Scott con il giovane attore che interpreta Jake

Quando anche il piccolo Jake scompare, Tom si vede costretto a chiedere aiuto al padre, l'ex detective che era stato responsabile della cattura del killer, riallacciando i rapporti che i due avevano interrotto, mettendosi a caccia di un probabile emulo prima che la storia si ripeta.

Da Adam Scott a Robert De Niro, l'ottimo cast del film Netflix

La prima cosa che colpisce de L'uomo dei sussurri, oltre allo spunto thriller che fa il suo dovere nell'intrigare da subito lo spettatore, è ovviamente il cast: abbiamo citato Adam Scott e Robert De Niro, abili nel costruire il rapporto padre-figlio da ricucire, ma accanto a loro non sfigura Michelle Monaghan nei panni della detective, Michael Keaton, Owen Teague, Hamish Linklater, oltre al giovanissimo Aston Luca Porto nei panni del piccolo Jake.

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Robert De Niro con Adam Scott e Michell Monaghan ne L'uomo dei sussurri

Nomi importanti che fanno capire la cura dedicata al progetto, l'investimento fatto per tradurre su schermo il romanzo di Alex North, intravedendo l'appeal potenziale che ne sarebbe derivato. E il cast ha risposto come gruppo, restituendo le performance che da loro ci si poteva aspettare, collocando ogni casella al posto giusto.

Solido nella forma, timido nella sostanza

Così come sono al posto giusto anche gli altri elementi de L'uomo dei sussurri: la regia di James Ashcroft è pulita, pur non osando molto; lo script è scorrevole e chiaro nell'esposizione del mistero; la fotografia e il montaggio creano la giusta atmosfera e forniscono il giusto ritmo al racconto. Eppure. Eppure manca qualcosa, manca quel graffio, quella spinta, quella zampata. Forse manca il coraggio di spingersi un passo oltre e sfruttare lo spunto per dare qualche schiaffo allo spettatore, che da un thriller se lo aspetterebbe. Il risultato è un film che si guarda con piacere, che intrattiene con la sua tensione in qualche modo rassicurante, ma che difficilmente tornerà in mente una volta terminata la visione. Un peccato, perché gli ingredienti c'erano tutti, ma è mancato quel pizzico di sale in più per dare sapore e gusto.

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Un momento del film tratto da Alex North

Quindi torniamo all'apertura, a quel bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, all'essere soddisfatti o meno da un film come L'uomo dei sussurri e ci rendiamo conto che è molto soggettivo, che dipende dalle aspettative, dalle pretese e dalla fruizione che si intende farne. Forse è anche relativo al momento, perché ci sono momenti in cui film come questi ci stanno più che bene, ma altri, come oggi, in cui ci rammarichiamo per quell'ingrediente mancante che ci lascia insoddisfatti.

Conclusioni

Tutti i tasselli tecnici de L’uomo dei sussurri risultano al posto giusto: la regia sceglie un'impostazione pulita pur senza rischiare, lo script scorre lineare e la fotografia contribuisce a creare la giusta tensione. Tuttavia, l'opera soffre la mancanza di coraggio nel voler affondare il colpo, adagiandosi su meccanismi narrativi fin troppo rassicuranti. Il film si rivela così un prodotto ben confezionato ma privo di quell'elemento spiazzante capace di farlo rimanere impresso dopo i crediti di coda. Si tratta di un thriller d'atmosfera accessibile e godibile nel momento della visione, che sceglie la comodità della convenzione a scapito della vera intuizione cinematografica.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Cast di profilo elevato con Adam Scott e Robert De Niro ottimamente integrati nell'intreccio padre-figlio.
  • Costruzione dell'atmosfera ansiogena e regia di James Ashcroft pulita e ritmata.
  • Adattamento scorrevole e fedele al romanzo di Alex North.

Cosa non va

  • Scrittura fin troppo prudente che evita qualsiasi momento spiazzante.
  • Manca della cattiveria e della memorabilità dei classici del genere.
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