Quando si parla di adolescenza, la retorica è un rischio sempre presente e i racconti capaci di un approccio davvero originale si contano sulle dita di una mano. Le ragazzine stanno perdendo il controllo (o meglio Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra) appartiene a questo raro gruppo: uno sguardo fresco, vivace e al contempo profondo su una fase dell'esistenza in cui si formano le prime amare consapevolezze, si tenta a fatica di trovare il proprio posto nel mondo e si scopre quanto certi legami, a prescindere dalla loro durata, siano decisivi per definire ciò che siamo. Adattamento dell'omonima graphic novel di Ratigher firmato da Pierluca Di Pasquale, l'opera conserva un linguaggio immediato e leggero, pur affidandosi a una potente trama fatta di simbolismi e immagini evocative.
Tra risonanze e ribellione
Motta e Castracani sono due adolescenti dal carattere piuttosto antitetico, unite però da una bizzarra passione per la medicina o, più precisamente, per gli screening diagnostici. Sfruttando la posizione della madre di Castracani, riescono infatti a prenotare risonanze magnetiche, esami del sangue e controlli specialistici di ogni tipo. Incomprese da quegli adulti che dovrebbero guidarle e proteggerle, trovano nella loro complicità la forza di resistere alle pressioni esterne: dalle compagne di classe dispotiche a una psicologa d'istituto svogliata, fino a genitori che gli impongono un'immagine che non gli appartiene.
Tra le mura scolastiche e il disegno di un futuro ancora da decifrare, la loro quotidianità procede a strappi, fino al momento in cui l'esito inatteso di un referto metterà a dura prova il loro legame, aprendo la strada a una dolorosa separazione.
Un inno all'unicità: Il diritto di uscire dai binari
Inaspettato e spiazzante, Le ragazzine stanno perdendo il controllo vede Pierluca Di Pasquale e Ratigher costruire un racconto che abbraccia la stravaganza per scandagliare i turbamenti, i timori e le scoperte di un'età in cui ogni orizzonte appare simultaneamente a portata di mano e irraggiungibile. Motta e Castracani, a cui danno vita le bravissime Sara Ciocca e Anita Serafini, emergono come figure autentiche e sfaccettate proprio nelle loro imperfezioni: due ragazze che scelgono di sognare senza riserve, inseguendo desideri eccentrici e distanti da qualsiasi convenzione generazionale.
La narrazione si trasforma così in un elogio della diversità e del diritto di deragliare, soprattutto in quel tempo della vita in cui testare i propri confini diventa un bisogno primario. La sceneggiatura sa muoversi con delicatezza e ironia tra conquiste, cadute e scoperte, entrando in punta di piedi nell'animo delle protagoniste per restituire il senso di un quotidiano a tratti soffocante.
Adattare un fumetto
Sul piano visivo, il film persegue con cura le suggestioni e l'estetica dell'opera cartacea originaria. Dai costumi delle protagoniste alla caratterizzazione delle figure secondarie, ogni scelta possiede una marcata impronta visiva che amplifica dinamiche emotive altrimenti difficili da verbalizzare. Nonostante qualche incertezza tecnica nel segmento conclusivo, il lavoro di Di Pasquale vanta una precisa coerenza visiva e un'idea di regia solida, leggibile in ogni inquadratura e movimento di macchina.
Il risultato è un ritratto generazionale lucido e riuscito, capace di dialogare con la memoria dello spettatore: un promemoria sincero di ciò che siamo stati, di cosa speravamo di diventare e del punto in cui ci troviamo oggi, a dispetto dei sogni smisurati della giovinezza.
Conclusioni
Lontano da ogni retorica sull'adolescenza, Le ragazzine stanno perdendo il controllo di Pierluca Di Pasquale traduce la graphic novel di Ratigher in un racconto fresco e visivamente coerente, capace di bilanciare leggerezza e densità simbolica. Sorretto dalle prove di Sara Ciocca e Anita Serafini, il film si fa manifesto del diritto all'unicità e alla deviazione dalle aspettative sociali, esplorando l'urgenza di saggiare i propri limiti. Al netto di qualche lieve incertezza tecnica nel finale, la pellicola colpisce per la salda identità registica e si impone come un ritratto generazionale lucido e autentico, che interroga con misura e profondità il divario tra i desideri della giovinezza e la realtà del presente.
Perché ci piace
- L'approccio originale e privo di retorica.
- Le interpretazioni di Sara Ciocca e Anita Serafini.
- La regia solida dalle chiare ispirazioni visive.
Cosa non va
- Un perdonabile calo tecnico sul finale.