La storia infinita: 35 anni dopo, il Nulla non è ancora sconfitto

La storia infinita: il nostro ricordo dell'amatissimo film tratto dal romanzo di Michael Ende a 35 anni dalla sua uscita.

Il tenerissimo Fortunadrago volante de La storia infinita
Il tenerissimo Fortunadrago volante de La storia infinita

I ricordi si accalcano nella mente, affollano la memoria e ci travolgono mentre ci accingiamo a scrivere qualche riga per celebrare La storia infinita e il suo trentacinquesimo compleanno. La cosa buffa è che il primo a farsi avanti è quello più recente, che risale soltanto al luglio scorso e quel meraviglioso omaggio fatto da Stranger Things 3, che è diventato il tormentone della scorsa estate. Non è un caso, né un controsenso, che il nostro ricordo più prepotente del film di Wolfgang Petersen sia relativo agli ultimi mesi piuttosto che alla nostra adolescenza, è soltanto la conferma di quanto il film sia stato capace di ritagliarsi uno spazio importante nella cultura popolare dei nostri giorni e risultare vivo e capace di comunicare col pubblico ancora oggi (oltre che di guadagnarsi un posto nel nostro libro Cult. I film che ti hanno cambiato la vita, in libreria dal 28 novembre).

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Uno dei primi viaggi di fantasia

Per tanti che hanno vissuto La storia infinita al tempo della sua uscita in sala, in quell'ormai lontano 6 dicembre del 1984, l'arrivo del film di Petersen è stato un primo contatto con un certo tipo di mondo di fantasia: prima che Il signore degli Anelli arrivasse a sdoganare il fantasy sul grande schermo, il cinema di genere si affidava a suggestioni di tipo diverso, rivolte più verso la fantascienza o comunque a contaminazioni fantastiche sul mondo reale. E' forse uno dei motivi del forte impatto della storia, così come della forte immedesimazione con il protagonista Bastian: come lui, con lui, ci siamo immersi (e ancora ci immergiamo a ogni visione del film o lettura del libro) in un mondo fiabesco, ci lasciamo conquistare dalle sue creature magiche, da luoghi da scoprire e un regno da salvare.

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Tra sogni e primi traumi

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La storia infinita: una delle creature del film

Sembrerà banale oggi, fa persino sorridere raccontarlo, ma non era la norma 35 anni fa. Forse a causa di effetti speciali difficili da ottenere in modo credibile, forse semplicemente per motivi culturali. Fatto sta che La storia finita era l'eccezione, non la regola, e per questo ci ha conquistati. Con questa premessa è facile capire come e quanto il pubblico degli anni '80 sia stato conquistato dal viaggio nel regno di Fantàsia, coinvolto dalla missione per salvarne la sua sovrana malata, l'Infanta Imperatrice, diventando il sogno incantato di un'intera generazione, tra Torre d'avorio, l'Oracolo del Sud, la millenaria Morla, gli adorabili bisolitari Enghivuc e Urgula, nonché il meraviglioso fortunadrago Falkor, sul dosso del quale tutti abbiamo sognato di volare.

Sensazioni indimenticabili alle quali si aggiunge almeno un piccolo grande trauma che ci ha segnati: la fine di Artax, il fedele cavallo di Atreiu, nelle Paludi della tristezza, che ha segnato il primo incontro con la morte per tanti giovani spettatori del film. Uno dei segni indelebili che il film ha lasciato nel cuore dei suoi spettatori, uno dei tanti, come è normale che sia per un film che merita in tutto e per tutto l'appellativo di cult.

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La storia infinita: Atreiu e Artax nelle Paludi della tristezza

Il Nulla sta vincendo

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La Storia Infinita: Tami Stronach in una scena del film

Potremmo passare il pomeriggio autunnale in cui stiamo scrivendo a elencare ricordi, scene, immagini e frasi. Ma ci basta una parola per evidenziare quanto e come il film diretto da Wolfgang Petersen, ma ancor più il meraviglioso romanzo di Michael Ende a cui si ispira, sia vivo, vero e attuale: il Nulla, l'incontrovertibile nemico da sconfiggere, quella stessa minaccia che sta soffocando il mondo in cui ci muoviamo oggi. Cos'è? Il vuoto che ci circonda, la disperazione che distrugge il mondo, che avanza perché la gente ha smesso di sognare. Parole forti e vere, un messaggio così autentico da travalicare il tempo e le pagine del romanzo di Ende, a dispetto di un adattamento semplicistico.

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La storia infinita: Bastian a cavallo di Falkor

Parliamoci chiaro: tutti noi amiamo il film del 1984, ma è solo il pallido riflesso di un'opera di livello superiore, che incarna il senso stesso del romanzo per ragazzi. Non ci dobbiamo meravigliare se l'autore prese le distanze dal film, se richiese addirittura che il suo nome fosse rimosso dai credits. Sarebbe auspicabile un nuovo e più completo adattamento (il film del 1984 arriva soltanto a metà del complesso libro dell'autore tedesco), ma intanto lasciate che noi spettatori degli anni '80 conserviamo il ricordo di quella prima esperienza, di quel viaggio magnifico e sognante, con pugno alzato e urla di gioia a cavallo del nostro amato Falkor. Sognando. In nome e nel rispetto di un grande della letteratura e della sua opera immortale.

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