La casa di carta

2017 - ....

La casa di carta: ritorna la serie spagnola con nuove svolte e qualche rivelazione

Netflix mette a disposizione dei suoi utenti la seconda parte della prima stagione della rivelazione televisiva spagnola, proseguendo la storia dell'ambizioso crimine.

Uno dei meriti che vanno riconosciuti a Netflix, e alle altre piattaforme di streaming, è quello di proporre ai suoi utenti dei progetti, televisivi e cinematografici, prodotti in tutto il mondo, permettendo così di avvicinarsi a opere che avrebbero forse faticato a trovare una distribuzione internazionale efficace o ad attirare l'attenzione degli spettatori nei palinsesti tradizionali.
La serie spagnola La casa di carta è uno degli esempi più recenti e di maggior successo delle serie che hanno sfruttato nel migliore dei modi l'acquisizione da parte del servizio, attirando in breve tempo l'attenzione di moltissimi spettatori la cui curiosità è rimasta in sospeso in attesa della seconda parte della storia, in arrivo dal 6 aprile.
Netflix, per la distribuzione delle puntate, ha compiuto la strana scelta di modificare la struttura degli episodi originali, della durata di 70 minuti, suddividendoli in due puntate, interrompendo spesso gli eventi in momenti precisi per lasciare in sospeso alcune situazioni che, inevitabilmente, si risolvono solo in un secondo momento. Le modifiche, tuttavia, diventano irrilevanti se si intraprende una maratona televisiva, immergendosi totalmente nel mondo ad alta tensione che ha ottenuto numerosi premi in patria.

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Un crimine spettacolare e ambizioso

La casa di carta: un'immagine della prima stagione

In un continuo alternarsi di passato e presente, la serie creata da Álex Pina racconta quanto accade durante un ambizioso crimine. Il misterioso Professore (Álvaro Morte) ingaggia otto persone, tutte animate da motivazioni diverse e dotate di "abilità" specifiche da sfruttare, per compiere un'impresa davvero unica. Il gruppo si introduce infatti all'interno della Zecca di stato con lo scopo di stampare circa 2.4 miliardi di euro. Per riuscirci il piano prevede che i criminali trascorrano quasi 11 giorni all'interno della struttura e riescano quindi a seguire alla perfezione l'intricato progetto, oltre a tenere sotto controllo più di sessanta ostaggi.
Tra le prime regole che il Professore chiede di seguire c'è quella di non creare relazioni sentimentali, ma nei cinque mesi trascorsi in una tenuta di campagna nella periferia di Toledo prima di mettere in atto il colpo si formano amicizie, amori, risentimenti e gelosie, situazioni che potrebbero causare discussioni e reazioni istintive in grado di compromettere l'operazione. All'interno della Zecca ci sono quindi i componenti del team del Professore, ognuno con un nome di città - Tokyo (Úrsula Corberó), Mosca (Paco Tous), Berlino (Pedro Alonso), Nairobi (Alba Flores), Rio (Miguel Herrán), Denver (Jaime Lorente), Helsinki (Darko Peric), Oslo (Robert Garcia Ruiz) - mentre il Professore, all'esterno, controlla in modo capillare quanto sta accadendo tra le fila della polizia e tra i suoi complici.
A ostacolare il suo piano c'è però la determinata agente Raquel Murillo (Itziar Ituño) che in più momenti sembra essere in grado di avvicinarsi alla verità, mentre la mente criminale, sotto mentite spoglie, si avvicina a lei riuscendo a conquistarla. Tra i due, come tra alcuni rapinatori e ostaggi, si forma un legame, fisico e psicologico, a cui è difficile opporsi, e ogni emozione rappresenta un possibile punto debole che il proprio nemico può sfruttare in una serrata e adrenalinica sfida a distanza.

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Nuovi problemi per il gruppo di criminali

La casa di carta: una foto della serie

La casa di carta trova il modo di proporre sul piccolo schermo un thriller coinvolgente in cui si assiste a continui cambi di scena e a svolte improvvise, rendendo la progressiva scoperta del quadro generale un modo efficace per coinvolgere gli spettatori. Tassello dopo tassello si scoprono infatti tutti i dettagli necessari a comprendere le motivazione di ogni pedina coinvolta in questa atipica partita di scacchi tra polizia e criminali.
La prima parte della stagione si era conclusa con quella che sembrava essere una vittoria da parte della polizia, in grado di trovare la villa in cui la banda si era preparata i mesi prima di entrare in azione. Quando ricomincia la narrazione gli spettatori potranno scoprire se realmente il Professore, che si ritroverà inoltre faccia a faccia con l'ex marito di Raquel, è realmente in difficoltà o se è riuscito a prevedere anche questa mossa, mentre all'interno della Zecca i suoi complici iniziano a subire la pressione della situazione, anche a causa della prolungata mancanza di comunicazione con il loro capo e dopo aver dovuto affrontare le conseguenze della fuga di alcuni ostaggi.

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Una sceneggiatura penalizzata dalle storie d'amore

La casa di carta: una foto dei protagonisti

L'intricata struttura creata per la serie, che in parte ricorda l'idea alla base di Prison Break, ha i suoi punti deboli nella rappresentazione delle storie d'amore, fin troppo stereotipate, tra relazioni extraconiugali e colpi di fulmine, e non realmente credibili all'interno del contesto generale, tuttavia questo difetto non mette in secondo piano l'ottima qualità raggiunta.
Lo show spagnolo, infatti, non esita a inserire nell'intreccio tipico del genere, degli elementi in grado di rivelarne una natura maggiormente riflessiva e attenta alle situazioni sociali.
Ognuno dei protagonisti rappresenta a grandi linee una fetta della società e dei comportamenti umani, svelando senza fretta i flashback che fanno emergere le ragioni individuali che hanno portato ad accettare questo incredibile rischio. La personalità più istintiva di Tokyo, la cinica disperazione di Berlino, la voglia di ottenere una seconda possibilità nella vita di Nairobi, e i legami in famiglia sono solo alcune delle dimensioni che si sovrappongono e si intrecciano per costruire un equilibrio instabile che potrebbe far scivolare il progetto in una situazione esplosiva, come quella mostrata nel secondo episodio inedito quando é proprio Tokyo a rischiare di creare una spaccatura irreparabile nel gruppo.
La figura del Professore, inoltre, così colta e razionale, permette di introdurre dei sottotesti significativi fin dall'uso delle maschere di Dalì per entrare in azione, conducendo inoltre al legame con la Resistenza enfatizzato in più momenti. Lo show spagnolo cerca in questo modo di infondere all'azione dei potenziali spunti di riflessione legati alle scelte etiche e morali degli individui, con gli ostaggi pronti persino a "vendersi" o la difficile decisione di uccidere pur di salvarsi.
La fin troppa ovvia metafora del denaro che divide la società, dà vita ai possibili conflitti sociali e permette di ottenere un potere difficile da gestire, viene tuttavia sviluppata con intelligenza e con un ritmo incalzante che rende la visione molto coinvolgente, spingendo a compiere una vera e propria maratona per scoprire in che modo si concluderà l'assedio, quasi dimenticando il contrasto tra socialismo e capitalismo che ricorre in tutta la storia. La sceneggiatura affronta anche qualche problema nella gestione dei numerosi personaggi coinvolti, soprattutto nella seconda parte della stagione in cui gli ostaggi vengono lasciati totalmente in ombra, preferendo concentrarsi su un paio di situazioni in grado di mettere in ombra tutto il resto.

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Una serie di qualità che convince

La casa di carta: una foto della prima stagione

A livello tecnico, nonostante l'eccessivo uso delle sequenze al rallentatore accompagnate da una colonna sonora enfatica e un po' invadente, la regia e il montaggio vanno promossi a pieni voti, sapendo creare l'atmosfera e la tensione più appropriate per non lasciare mai un attimo di respiro, inserendo con bravura i flashback per capire come si era preparata ogni fase del colpo e in che modo si era affrontata ogni possibile problema.
Visivamente La casa di carta non sfigurerebbe di fronte al confronto diretto con molti film di genere o show statunitensi dal budget più elevato e la fotografia, in grado di passare dai toni freddi quando gli eventi si svolgono in luoghi come la stazione di polizia a sfumature più brillanti per dare spazio ai momenti più ricchi di personaggi animati da passioni contrastanti, impreziosisce il lavoro compiuto dietro la macchina da presa.
Le interpretazioni del cast, anche se alle prese con personaggi in più passaggi stereotipati e unidimensionali, sono sempre convincenti e piuttosto naturali, rendendo facile per chi assiste seguire il ruolo di ognuno dei protagonisti all'interno del gruppo.
A distinguersi, quasi riflettendo i contrasti ideati per far procedere lo show, sono però le interpretazioni di Ursula Corbero e Alvaro Morte, rispettivamente in grado di incarnare l'istinto e la ragione, entrambi con i propri pregi e con i (tanti) difetti. Pedro Alonso, uno dei volti più conosciuti e amati della tv spagnola, riesce poi a evitare che il suo Berlino scivoli rapidamente nel classico stereotipo del criminale al limite della follia violenta, mantenendolo ben ancorato alla realtà.

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Conclusione

La casa di carta, se si supera il possibile fastidio causato da un romanticismo sopra le righe e persino ingiustificato, trova il giusto equilibrio tra azione e drammi personali.
Il susseguirsi di problemi e delle relative soluzioni, a lungo andare, appare ripetitivo, tuttavia un buon montaggio e una regia ispirata ai progetti analoghi statunitensi sostengono la narrazione che coinvolge e intrattiene in egual misura, offrendo anche un'adeguata dose di spunti di riflessione sulla società e sullo stile di vita individuale.

La casa di carta: ritorna la serie spagnola con...
Beatrice Pagan
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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