La Bola Negra, i registi Calvo e Ambrossi: “I giovani sono stanchi dei social, cercano i sogni"

Abbiamo intervistato i registi spagnoli del film rivelazione (già in odore di Oscar), che spiegano quanto oggi sia importante parlare di identità. E spiegano: "gli artisti stanno comprendendo la necessità di tornare a parlare di identità, difendendola".

Javier Calvo e Javier Ambrossi

Applausi su applausi. Da Cannes (dove ha vinto la miglior regia) alla Festa del Cinema di Roma. Pochi dubbi che La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi sia uno dei film più influenti dell'anno tanto da essere già tra i papabili vincitori agli Oscar*. Liberamente tratto dall'opera teatrale La pietra oscura di Alberto Conejero - che ha co-scritto il film insieme ai registi - nonché legato al romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca, La Bola Negra racconta in una narrazione fiume (quasi tre ore) la storia di tre uomini di tre epoche diverse: 1932, 1937 e 2017.

La Bole Negra
Una scena de La bola negra

Un intreccio che unisce desiderio, sessualità, dolore ed eredità. "Il tema dell'identità è importante, e per quest'anno ci sono stati così tanti film queer" dichiara Javier Ambrosi a Movieplayer. "A Cannes, ad esempio, nella selezione ufficiale ce n'erano tantissimi. Credo fermamente che l'arte nasca nel momento esatto in cui ce n'è più bisogno: oggi gli artisti di tutto il mondo stanno comprendendo la necessità di tornare a parlare di identità e di difenderla".

La Bola Negra: intervista a Javier Calvo e Javier Ambrossi

Se il cinema di oggi è diventato frenetico e la fruizione dei film è sempre più rapida, realizzare un'opera del genere, in un contesto simile va ben oltre il senso artistico. Per Javier Calvo, La Bola Negra doveva essere realizzato nel modo più artigianale possibile. "Volevamo fortemente realizzare un film che richiedesse tempo", spiega il regista. "Abbiamo investito risorse importanti e dedicato tantissimo tempo alla ricerca e alla scrittura della sceneggiatura, viaggiando in tutta la Spagna e cercando le location adatte. La preparazione è stata d'una intensità incredibile: abbiamo girato in ambienti naturali, affrontando la pioggia e la neve. L'abbiamo fatto alla vecchia maniera, lentamente e con maestria artigianale. Il film è stato girato in 35 mm: puoi toccarlo, esiste fisicamente come oggetto. Per noi era fondamentale recuperare la materialità dell'arte e fare cinema come si faceva una volta, con pazienza e cura per ogni singolo dettaglio"_.

Un film rivelazione

Tra l'altro, La Bola Negra - rivelazione al box office spagnolo - è amatissimo dai più giovani. "Il pubblico giovane è saturo di TikTok e Instagram, ma al contempo sa tutto sul linguaggio cinematografico: riconosce subito uno schermo verde o i trucchi di produzione, non lo si può ingannare", continua Ambrosi. "Cercano qualcosa di diverso rispetto a ciò che vedono quotidianamente sui social media; vogliono qualcosa che li torni a far sognare".

La Bola Negra Penelope Cruz
Penelope Cruz in una scena de La bola negra

Un successo che sottolinea, in effetti, quanto il pubblico cerchi storie e opere diverse, ben lontane dai contenuti omologati. "Le persone sono stanche del digitale, del rapido e del superficiale", prosegue Ambrosi. "Cercano opere che le mettano alla prova. Lo avevamo già capito con la nostra serie precedente, La Mesías: il pubblico desidera cose ben diverse da quelle previste dalle metriche dell'industria cinematografica. Non vuole ciò che è scontato. E poi c'è la componente emotiva: l'emozione di questo film è innegabile. Quando entri in sintonia con un'opera simile, avverti il desiderio immediato di parlarne a tua madre, ai tuoi amici, al tuo partner. Vuoi dire loro: "Ho trovato qualcosa che mi ha davvero commosso, non so spiegare perché, ma voglio condividerlo con te". Il passaparola nasce da questo smarrimento positivo".

In fondo, tutto parte dal rispetto, spiega Javier Calvo: "La Bola Negra è un'opera speciale anche per chi l'ha realizzata. Non c'è alcun tentativo di manipolare lo spettatore a fini commerciali: si tratta di un lavoro artistico profondo per tutti coloro che vi hanno partecipato. Credo che il pubblico percepisca questo rispetto, avverta l'importanza del progetto e finisca per farlo proprio".

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