Ben - Rabbia Animale: da King Kong a Re Luigi, le scimmie che hanno lasciato il segno al cinema

Da giganteschi gorilla a eroi intelligenti, incarnazioni di caos, potere e riflessione, ecco cinque scimmie iconiche del grande schermo, cinque personaggi che rappresentano l'eco primordiale del loro significato.

Una scena di King Kong

Avete presente la scena di 2001: Odissea nello spazio, quando i nostri progenitori umanoidi imparano l'efficacia di una tibia da usare come strumento per spaccare e uccidere? Ecco, in quella scena ci sta tutto il senso di portare le scimmie al cinema (forse anche un po' tutto il senso del cinema): la scimmia è uno strumento. La violenza è uno strumento. Il cinema è uno strumento.

Una celebre scena di 2001: Odissea nello spazio (1968)
Una celebre scena di 2001: Odissea nello spazio

Quando una scimmia irrompe sullo schermo, la percezione umana vacilla: ciò che vediamo non è solo un animale, ma l'incarnazione di paure ancestrali, desideri rimossi, domande sull'identità e sulla natura stessa dell'umano. Lo sa bene anche Ben - Rabbia animale, pronto a esplorare tensioni interiori e conflitti primordiali attraverso una presenza scimmiesca, simbolo potente di caos e empatia, di vicinanza e distanza rispetto a noi stessi.

Nella lunga storia del cinema, le scimmie non sono mai state semplici comparse: da figure titaniche che dominano skyline a creature intelligenti capaci di sfidare l'autorità umana, queste creature ci hanno obbligato a guardare oltre lo specchio della nostra presunta superiorità. Ecco perché celebriamo cinque delle scimmie più famose del cinema mondiale, analizzando il modo in cui la loro presenza - reale o animata, terribile o tenera - ha arricchito il linguaggio cinematografico. Una menzione d'onore è stata già riservata ai protagonisti del leggendario film di Kubrick, che non stanno qui sotto per un unico difetto: non erano del tutto scimmie, eravamo noi.

King Kong

Il nome King Kong evoca un gorilla enorme, potente e tragico, figura simbolica del cinema: la sua prima apparizione nel capolavoro del 1933 (King Kong, 1933) inaugurò un mito che ancora oggi sopravvive attraverso rinascite, remake e reinterpretazioni, come King Kong (1976), King Kong (2005) di Peter Jackson e Kong: Skull Island (2017).

Empatia Kong
Una scena di King Kong

In ogni incarnazione, Kong resta un titano strappato alla sua terra, un dio trascinato nell'arena del mondo civilizzato per essere sfruttato, osservato e infine sacrificato. Nel nucleo di ogni versione di King Kong c'è sempre la stessa tensione: enormità e vulnerabilità tendono un filo tra la creatura e l'umano, ricordando che la "bestia" non è solo esterna al nostro mondo, ma riflette le nostre paure e desideri più reconditi.

Kong non è solo potenza distruttiva, ma simbolo malinconico di un mondo selvaggio che l'umanità non riesce più a comprendere. La sua relazione con la donna (da Fay Wray a Naomi Watts) incarna questa nostalgia, creando un pathos che trascende la creatura stessa.

In molte delle sue incarnazioni, Kong è catturato e portato nei centri del potere - nelle metropoli o nei cuori degli spettatori - dove la sua grandezza si scontra con l'innata fragilità del cosmo umano. Questa figura titanica diventa metafora della ribellione contro l'oppressione, dell'innocenza sacrifica alla cupidigia e del tragico malinteso tra le specie. La forza visiva del personaggio e la sua silhouette colossale sullo skyline urbano sono diventate icone del cinema d'avventura e del fantastico, capaci nel tempo di parlare tanto ai bambini quanto agli adulti, a differenti livelli di lettura.

Cesare de Il pianeta delle scimmie

Se King Kong è suggestione primordiale, Il pianeta delle scimmie rappresenta l'altra faccia della riflessione culturale: un mondo in cui le scimmie evolute sono la specie dominante. Basata sul romanzo di Pierre Boulle, la saga ha generato decine di film: dal classico originale Planet of the Apes (1968), passando per Beneath the Planet of the Apes (1970), Escape from the Planet of the Apes (1971), Conquest of the Planet of the Apes (1972) e Battle for the Planet of the Apes (1973), la saga interroga l'identità umana attraverso l'inversione dei ruoli tra dominatore e dominato.

L'alba del pianeta delle scimmie: Caesar è lo scimpanzè creato dalla Weta Digital
L'alba del pianeta delle scimmie: una scena con Cesare

Nel reboot moderno della saga, L'alba del pianeta delle scimmie racconta una genesi più umana e scientifica della ribellione primate: un esperimento volto a curare malattie si ritorce contro, donando intelligenza superiore a uno scimpanzé di nome Cesare. La narrazione non è solo evolutiva: è profondamente emotiva, portando i temi della libertà, dell'empatia e della responsabilità scientifica al centro della sua trama.

La performance di Andy Serkis - che ha interpretato Cesare tramite motion capture - ha trasformato il modo in cui il cinema vede le scimmie intelligenti: non più "mostri" o curiosità esotiche, ma esseri con un arco narrativo chiaro e una psicologia interna complessa.

Il primo film classico conduce lo spettatore in un futuro in cui gli umani sono schiavi di apes intelligenti, portando una drammatica inversione di ruoli che costringe a interrogarsi su discriminazione, potere e identità. La trilogia moderna - iniziata con L'alba del pianeta delle scimmie e proseguita con L'alba del pianeta delle scimmie e altri capitoli - costruisce un arco narrativo coerente in cui lo scimpanzé Cesare emerge come protagonista empatico e tragico, capace di guidare un'intera specie verso la libertà contro ogni oppressione.

La potenza di Cesare risiede nella capacità di capovolgere la prospettiva antropocentrica: ciò che appare come avventura diventa esplorazione filosofica delle dinamiche di potere e della condizione umana, filtrate attraverso la coscienza di personaggi simili a noi ma radicalmente "altro".

In questo contesto, la scimmia non è solo protagonista di una rivoluzione: è figura tragica di un essere che, pur elevato, resta intrappolato tra il desiderio di coesistenza pacifica e la persecuzione violenta dei suoi simili, riflettendo le contraddizioni stesse della scienza e dell'etica umana.

Curioso come George

Non tutte le scimmie iconiche sono gorilla giganti o protagonisti di epiche rivoluzioni. Curious George, tratto dai celebri libri per l'infanzia e adattato a film d'animazione, rappresenta l'altro polo della narrativa primate: quello dell'innocenza, della curiosità e dell'empatia.

Una scena del film Curioso come George
Una scena del film Curioso come George

Il film d'animazione Curioso come George (2006) porta sullo schermo la celebre scimmietta nata dai libri illustrati di Hans Augusto e Margret Rey, ma la sua presenza cinematografica si estende attraverso sequel come Curious George 2: Follow That Monkey! (2009) e Curious George 3: Back to the Jungle (2015).

George, una piccola scimmia amante dell'avventura, incarna tutto ciò che i racconti classici di animali possono offrire: uno sguardo ingenuo ma lucido sul mondo, una capacità di meravigliarsi delle piccole cose e un'interazione con l'umano che non è minaccia ma reciprocità. Questa versione dello scimpanzé - dolce, visiva e narrativa - ha conquistato generazioni di spettatori infantili e adulti, dimostrando che la figura primate può essere tanto simbolo di caos quanto di tenerezza e riflessione innocente. La sua forza è nel linguaggio universale: gesto, colore, suono.

A differenza delle scimmie tragiche o rivoluzionarie, George incarna la purezza: non sfida le autorità, non distrugge città, non scatena rivolte. La sua missione è più sottile: ricostruire il senso della meraviglia. George osserva, esplora, interpreta il mondo con lo sguardo che noi adulti abbiamo disimparato ad avere.

Crystal the Monkey

Fuori e dentro il grande schermo, c'è Crystal the Monkey, il primate attore: piccolo, agilissimo, comico e sorprendentemente versatile. Crystal - una scimmia cappuccino nata nel 1994 e addestrata per il cinema - è diventata un'icona hollywoodiana al pari di molte co-star umane, comparendo in decine di film e serie.

La sua prima grande esplosione di popolarità avviene con Una notte al museo (2006), dove interpreta Dexter, la scimmietta ladruncola che tormenta Ben Stiller. Ma la sua carriera è ben più ricca: la vediamo in Una notte da leoni 2 (2011), dove interpreta una scimmia spacciatrice con un'ironia nerissima, in Zookeeper (2011) al fianco di Kevin James, e perfino nella serie Community (2012) come Annie's Boobs, scimmietta cleptomane che abita nei condotti d'aria della scuola.

Crystal non è solo cameo o mascotte: rappresenta un caso raro di animal performer in carne e ossa (e pelliccia) che guadagna riconoscimento pubblico, fanbase e perfino interviste e servizi dedicati. La sua presenza dimostra che il cinema non ha bisogno solo di creature ingigantite dalla CGI: a volte un primate di pochi chili può rubare la scena a chiunque.

Re Luigi de Il libro della giungla

Infine, non si può parlare di scimmie memorabili senza ricordare Re Luigi, la figura carismatica dell'adattamento animato di Il libro della giungla. Sebbene nella versione originale non sia tecnicamente un orangotango, nella cultura pop Louie incarna l'energia esuberante, il desiderio di potere e una vena di ironia.

Il libro della giungla: scimmie ballerine in una scena
Il libro della giungla: una scena con Re Luigi

L'orangotango ha regnato su ogni aspetto multimediale, dal libro, poi ai cartoni animati e infine sul grande schermo, a cominciare dalla prima apparizione ne Il libro della giungla (1967), reinterpretato poi in chiave più cupa e imponente da Christopher Walken nel remake live action (2016). Ma è il suo numero musicale I Wan'na Be Like You rimane uno dei momenti più iconici dell'animazione Disney.

Re Luigi è un re, un trickster, un opportunista che vuole rubare agli umani il fuoco per comandare sugli altri animali. La scimmia qui non è simbolo di innocenza ma di ambizione, non domina paesaggi urbani né guida rivolte, ma regna sulla scena con ritmo e poesia, un personaggio che vive nel confine ambiguo tra imitazione e appropriazione. Non un antagonista puro né un semplice alleato, ma un essere con aspirazioni, gioie, frustrazioni e tensioni proprie, capace di cantare, danzare e affermarsi come figura indimenticabile nel repertorio Disney.

La cultura cinematografica ha bisogno anche di questi primati: non eroi né vittime, ma figure di mezzo che incarnano la fame di conoscenza, di potere, di imitazione. La loro storia è più sporca, più grottesca... più umana.