Judas and the Black Messiah: l’icona e il traditore

Judas and the Black Messiah ripercorre la storia di Fred Hampton attraverso lo sguardo e la coscienza di William O'Neal, infiltrato dell'FBI nel Black Panther Party.

"Allora, come vanno le cose nel partito?" "Fred è morto, amico. Non sono più una cazzo di pantera."

Judas
Judas and the Black Messiah: un primo piano di Lakeith Stanfield

Nel dialogo di chiusura di Judas and the Black Messiah, William O'Neal, incalzato dalle domande e dalle insinuazioni del suo Mefistofele, l'agente dell'FBI Roy Mitchell, si scherma dietro una dichiarazione di non identità. In quello che è anche un magnifico film sul concetto stesso di identità (identità razziale, sociale, politica), l'antieroe al centro della vicenda, nell'atto di ricevere i "trenta denari" in ricompensa per il suo tradimento, può dirci solo chi o cosa non è. O'Neal, perlomeno nel racconto realizzato dal regista e sceneggiatore Shaka King, è un enigma che non sarà possibile risolvere del tutto. Del resto al termine dell'intervista rilasciata il 13 aprile 1989, vent'anni dopo gli eventi narrati (e nove mesi prima della sua morte), il vero O'Neal avrebbe affermato, in tono ermetico: "Lascerò che sia la storia a parlare per me".

Fred Hampton: vita e morte di un Messia nero

Judas
Judas and the Black Messiah: un'immagine di Daniel Kaluuya

Opera seconda del quarantunenne Shaka King, Judas and the Black Messiah è imperniato su un dualismo reso evidente fin dal titolo: da un lato Fred Hampton, il Messia nero 'crocefisso' dalla polizia a soli ventun anni, la notte del 4 dicembre 1969; dall'altro William O'Neal, il Giuda che lo avrebbe venduto alle forze dell'ordine dopo averne conquistato la fiducia. E il film stesso è scisso sulla base di questa doppia anima, scorrendo lungo un percorso parallelo in cui alla ricostruzione storica e biografica della parabola di Fred Hampton si affianca, con l'attività di spionaggio da parte di O'Neal, una componente da thriller con sfumature da tragedia shakespeariana (non è un caso d'altronde che gli autori del soggetto, i fratelli Kenny e Keith Lucas, lo avessero presentato ai finanziatori come un amalgama tra Il conformista e The Departed).

Judas And The Black Messiah
Judas and the Black Messiah: Daniel Kaluuya in una scena del film
Kaluuya Fishback
Judas and the Black Messiah: Daniel Kaluuya e Dominique Fishback

Il primo aspetto, quello dedicato ad Hampton, era il più rischioso, se non altro perché pellicole di questo tipo tendono inesorabilmente a scivolare nel campo dell'agiografia. E su tale versante, Judas and the Black Messiah non si smarca da un approccio abbastanza canonico: di Fred Hampton viene messo in luce innanzitutto il ruolo pubblico, sia in qualità di leader delle Pantere Nere di Chicago, sia in quanto artefice della cosiddetta Coalizione Arcobaleno insieme agli attivisti di sinistra della Young Patriots e all'organizzazione portoricana degli Young Lords, in un pionieristico progetto congiunto sotto i vessilli del multiculturalismo e del socialismo come uniche alternative a un sistema oppressivo e razzista. In contemporanea, veniamo messi di fronte alla dimensione più intima e privata di Hampton mediante il rapporto con la sua fidanzata Deborah Johnson (alias Akua Njeri), impersonata nel film da Dominique Fishback.

Judas and the Black Messiah, la recensione: il grido delle Black Panther, è il momento dell'orgoglio nero

Pantere Nere in un'America in guerra

Judas And The Black Messiah Kaluuya
Judas and the Black Messiah: un'immagine di Daniel Kaluuya

La passione rivoluzionaria di Fred Hampton e la sua profonda consapevolezza culturale e politica sono i tratti che emergono con sapiente equilibrio nell'interpretazione di Daniel Kaluuya. Londinese di nascita, attore-rivelazione di Scappa - Get Out, Daniel Kaluuya (di un decennio più maturo rispetto alla vera età del suo personaggio) conferisce a Hampton l'energia, la gravitas e lo straordinario carisma in grado di renderlo il polo d'attrazione del film: il modello con cui William O'Neal, adolescente ex ladro di macchine senza alcuna coscienza politica, dovrà fare i conti, subendone suo malgrado l'immenso potere di fascinazione. Un potere che, seppure in modo e misura diversi, la figura di Hampton sprigionava anche nella sua breve apparizione ne Il processo ai Chicago 7, in cui il leader delle Pantere Nere si manifestava con l'ardore del giovane Kelvin Harrison Jr.

Judas And The Black Messiah 2021
Judas and the Black Messiah: un'immagine del film
Lakeith Stanfield Judas
Judas and the Black Messiah: un primo piano di Lakeith Stanfield

Se una manciata di minuti nel dramma giudiziario di Aaron Sorkin era già sufficiente a imporre Fred Hampton all'attenzione degli spettatori, e a sottolinearne l'importanza nella cornice delle campagne per i diritti civili nell'America di fine anni Sessanta, Judas and the Black Messiah allarga la prospettiva alle dinamiche interne al Black Panther Party e a quel primo, sciagurato anno della Presidenza di Richard Nixon, con il veterano Martin Sheen che, per un paio di scene, indossa la maschera rabbiosa e feroce di J. Edgar Hoover, incarnazione delle paranoie anticomuniste e del braccio violento della legge. Ma appunto, a rendere il film di Shaka King ben più denso e interessante della semplice biografia di un'icona è l'altro co-protagonista eponimo: il Giuda che, in questa guerra fra due visioni opposte e inconciliabili dell'America, si ritroverà a essere una pedina fondamentale dell'FBI nella partita contro l'attivismo per i diritti degli afroamericani.

Il processo ai Chicago 7: l'America liberal di Aaron Sorkin

William O'Neal: parabola di un traditore

Lakeith Stanfield
Judas and the Black Messiah: Lakeith Stanfield in una scena del film

Introdotta dalle sequenze di repertorio del vero William O'Neal, tratte dalla storica docu-serie Eyes on the Prize - America's Civil Rights Years, la talpa di Judas and the Black Messiah ha lo sguardo sfuggente, inquieto e talvolta malinconico di Lakeith Stanfield. A ventinove anni, e con un curriculum che include titoli quali Short Term 12, Straight Outta Compton e Diamanti grezzi (ma si distingueva accanto a Kaluuya anche in Get Out, dove era al cuore di una scena memorabile), Lakeith Stanfield è uno dei nuovi talenti del cinema statunitense, e quello di O'Neal è il ruolo della sua meritata consacrazione. Perché rispetto alla grandezza del Messia nero del film, alla sua vis oratoria e alla sua solida statura morale, Stanfield veste i panni assai più scomodi di un personaggio intrinsecamente ambiguo: l'attore che sta recitando una parte in cui potrebbe finire per identificarsi fin troppo.

Judas And The Black Messiah
Judas and the Black Messiah: Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield
Lakeith Stanfield In Judas And The Black Messiah
Judas and the Black Messiah: un'immagine di Lakeith Stanfield

Se il Fred Hampton di Kaluuya incita la folla al grido di "Sono un rivoluzionario!", l'O'Neal di Stanfield, in divisa da Pantera Nera e con il pugno alzato, ha soltanto i suoi occhi silenziosi per suggerire un dissidio che, più tardi, verrà evocato dall'agente Mitchell di un Jesse Plemons bieco e mellifluo: "Quel giorno, al discorso, ti ho guardato. Ricordo di aver pensato: 'O questo ragazzo si merita un Oscar o crede davvero a questa merda'". Cosa si agita realmente nella coscienza di O'Neal? Shaka King evita i didascalismi e la retorica e non ci fornisce risposte univoche, ma affida i nostri dubbi a Lakeith Stanfield, alla sua espressione carica di angoscia, al suo tremore mentre apre la busta dei "trenta denari". Pertanto il suo Giuda, al di là del contesto specifico del film, assume i connotati universali di un antieroe impegnato a soffocare l'orrore verso se stesso; e quell'ultima frase, "I ain't no goddamn Panther no more", finisce per farci ancora più paura, perché rivela di colpo un doloroso abisso di nulla.

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