Joker: la vera storia del più celebre villain, dai fumetti al cinema

Joker, ripercorriamo la storia del villain, dai fumetti ai film, analizzando le varie e affascinanti versioni della sua origine, tra trucco, cicatrici e risate.

APPROFONDIMENTO di 11/10/2019
Joker 1
Joker: un primo piano di Joaquin Phoenix

Correva l'anno 1940, e tre fumettisti di nome Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson idearono, sulle pagine del primissimo numero del mensile Batman (dopo che l'Uomo Pipistrello era stato protagonista di Detective Comics), Joker, un malefico pagliaccio, un folle che, grazie a un'imposizione editoriale che gli risparmiò la morte immediata prevista dagli autori, divenne poi la principale nemesi del vigilante di Gotham City, villain di cui esploreremo le origini nell'articolo che segue, tra fumetti e film.

Nel corso dei decenni Joker si è imposto come il cattivo più noto e amato del fumetto americano, quasi sempre raffigurato come uno psicopatico allo stato puro (salvo per un breve periodo in cui, per questioni di censura, il personaggio fu edulcorato e reso più un burlone che un folle omicida, e un'assenza di quattro anni alla fine degli anni Sessanta perché il direttore editoriale della DC di allora lo odiava). Un villain sempiterno e onnipresente, tra carta e schermo, con interpretazioni memorabili al cinema da parte di Jack Nicholson, Heath Ledger e Joaquin Phoenix. Ma chi è veramente il Joker? Qual è la sua storia?

Una trasformazione all'acido

Luomo Che Ride
L'uomo che ride, una scena del film

La prima origine del Joker risale al 1951, nel numero 168 di Detective Comics, a firma di Bill Finger. Qui viene svelato che il personaggio, ancora senza vero nome, in precedenza era stato un criminale di nome Red Hood, il cui abbigliamento consisteva in uno smoking, un mantello rosso e un elmo rosso che gli copriva la faccia. Durante un colpo andato male fu costretto a tuffarsi in una vasca piena di sostanze chimiche che non lo uccisero, ma lo sfigurarono in modo permanente: capelli verdi, pelle bianca e labbra rossissime, distorte in un sorriso eterno (quest'ultimo elemento ispirato in origine da Gwynplaine, protagonista del romanzo L'uomo che ride di Victor Hugo e dell'omonimo film del 1928 che diede a Jerry Robinson l'idea del villain). Ironia della sorte, l'identità di Red Hood fu poi assunta, anni dopo, dal redivivo Jason Todd, il secondo Robin, riportato in vita dopo essere stato ucciso proprio dal Joker. Questa versione è stata poi rielaborata da Alan Moore in The Killing Joke, la storia "definitiva" del personaggio: in questo caso, colui che diventerà Joker era un comico fallito che si diede al crimine per mantenere la famiglia, e fu costretto a indossare il costume di Red Hood.

L'altra modifica sostanziosa riguarda la presenza di Batman, il cui intervento sulla scena del crimine fu il motivo della caduta nella vasca. Lo stesso Joker, però, ci tiene a ribadire che il suo passato è destinato a rimanere un mistero, affermando che a volte ricorda il tutto in modo diverso e che gli piace la possibilità della "scelta multipla" per quanto riguarda la sua origine. L'unica certezza, in entrambe le varianti, è appunto la trasformazione fisica, adattata anche al cinema in Batman e, indirettamente, in Suicide Squad (dove il pagliaccio spinge Harley Quinn nella medesima sostanza per renderla uguale a lui).

'Tu hai creato me, e io ho creato te'

Jack Nicholson è il temibile Joker in una scena del film Batman di Tim Burton
Jack Nicholson è il temibile Joker in una scena del film Batman di Tim Burton

Il primo Joker ad avere un nome "vero" è quello interpretato da Jack Nicholson nel 1989: Jack Napier, un gangster di livello medio-alto che viene incastrato dal suo superiore e poi trasformato in seguito a uno scontro fisico con Batman. La particolarità più notevole non riguarda però il nome del personaggio, bensì la sua importanza mitologica: in questa continuity, infatti, è stato Napier, allora alle prime armi, a uccidere i genitori di Bruce Wayne, ragion per cui, alla fine del film, il vigilante afferma che i due si sono creati a vicenda (la cosa viene ribadita, tramite flashback, in Batman Forever). Una backstory simile - legami con la malavita di Gotham e il vero nome di cui sopra, ma senza la partecipazione all'omicidio dei Wayne - è stata usata anche per il Joker animato che appare nel DC Animated Universe, con la voce di Mark Hamill in originale. La miniserie a fumetti Flashpoint, ambientata in un universo parallelo, rielabora questa versione in modo particolarmente grottesco: in questa realtà, è il piccolo Bruce a morire, il che spinge suo padre a diventare Batman, mentre la madre impazzisce e diventa una variante femminile del Joker.

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Questione di cicatrici

Heath Ledger nei panni di Joker in una scena del film Il cavaliere oscuro
Heath Ledger nei panni di Joker in una scena del film Il cavaliere oscuro

Il Joker interpretato da Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro non ha un'origine precisa, per esplicito volere di Christopher Nolan, adattando a suo modo la filosofia della scelta multipla di Moore: nella fattispecie, il pagliaccio chiede ripetutamente alle sue vittime se vogliono sapere perché egli ha il volto sfigurato da cicatrici, e ogni volta dà una spiegazione diversa. Questa incarnazione del personaggio è un uomo normale che si tinge i capelli e si trucca il viso, ma è comunque filologicamente corretta per quanto concerne un dettaglio: il sorriso permanente, dovuto a cicatrici che richiamano appunto quelle di Gwynplaine nel testo di Hugo.

Sono invece mentali le cicatrici di Arthur Fleck, il protagonista di Joker interpretato da Joaquin Phoenix: abusato in tenera età da un compagno della madre (adottiva), affetto da vari disturbi che i farmaci riescono a malapena a contenere, e condannato a ridere nei momenti meno opportuni, senza volerlo. Il suo è forse il Joker più anomalo, al punto che secondo i fan potrebbe essere una semplice fonte di ispirazione per il "vero" pagliaccio, sulla falsariga dei fratelli Valeska in Gotham; eppure anche qui c'è la scelta multipla, con connotazioni mitologiche forti che rendono il film - di cui abbiamo parlato nella recensione di Joker - a suo modo il più fedele all'essenza di un personaggio il cui fascino è legato proprio al suo essere una figura indefinibile, senza un punto di partenza preciso.